“Staycation”: da Graglia a San Giovanni d’Andorno per incontrare un canavesano

(Fabrizio Dassano)

Sto facendo le mie “staycation” (nel gergo anglo-global significa: “trascorrere le vacanze a casa”), per risparmiare e per scelta felice, per riscoprire i posti e i paesaggi vicini, evitare lo stress di voli e soggiorni in mete turistiche affollate. Così ho recentemente fatto un bel raid Ivrea-Santuario di Graglia-Galleria di Rosazza-Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno-Biella e ritorno dalla pianura.

Imboccato in auto il solito Tracciolino salendo da Andrate, puntiamo con decisione verso il Sacro Monte di Graglia: imponente santuario dedicato alla Madonna Nera, collegato al culto di Nostra Signora di Loreto, nelle Marche, protettrice anche degli aviatori. Ammirata l’imponente struttura con il sacello dell’imitazione della Santa Casa di Loreto, ci rechiamo prima di pranzo al famoso “Eco endecasillabo” di Graglia, luogo poco distante, segnalato e corredato da una pedana. Iniziamo a gridare, anche a più voci e in più direzioni. Cantiamo pure a squarciagola, ma niente. Notiamo che un cartello avvisa che in estate l’eco – studiato anche nel XVIII secolo dall’Accademia delle Scienze – per via della vegetazione, potrebbe non funzionare. Riprendiamo aumentando il volume e tutti i cani delle abitazioni vicine iniziano ad abbaiare. Da una casa vicina qualcuno si affaccia scocciato al balcone. Andiamo via con la coda tra le gambe.

Ma il cantare ha fatto venire fame: entriamo al ristorante del santuario in un fantastico ambiente piemontese tardo ottocentesco per mangiare la “panissa”. Fantastica. Nel soffitto affrescato dell’imponente sala da pranzo si stagliano austere due frasi “Volere è potere” su un lato e all’opposto “Il tempo è Moneta”… quindi mangiate in fretta e andate a lavorare….

Riprendiamo il Tracciolino e superata Oropa, senza fermarci questa volta, ci arrampichiamo alla Galleria di Rosazza. L’ardua stradina ci porta all’imbocco turrito del traforo e sembra di essere in qualche luogo immaginato da Tolkien. Inaugurata nel 1897 è lunga 367 metri ed è posta ad un’altezza 1488 metri. La strada venne finanziata con propri fondi dal Senatore Federico Rosazza che trovò forti oppositori, ma continuò nell’opera confortato dagli spiriti guida che Giuseppe Maffei, suo collaboratore e progettista delle opere, nonché esperto di occultismo, aveva evocato.

Lasciato l’incredibile sosta-ristoro a forma di castello immaginario, scendiamo nell’Alta Valle Cervo a conoscere un altro personaggio, un Canavesano: lo troviamo al santuario di San Giovanni Battista d’Andorno. Sulla facciata del grande edificio della foresteria campeggia infatti una lapide: “Carlo Emilio S. Martino di Parella, marchese di Andorno celebre capitano dei Duchi di Savoja questa casa edificò per l’ospizio di San Giovanni. Vi dimorò prima di recarsi a combattere contro i turchi nella difesa di Vienna 1683, fu ferito nella liberazione di Strigonia, eletto generale dall’imperatore Leopoldo ritornò in Piemonte a militare nell’esercito del duca Vittorio Amedeo – Ferme Toy”. Singolare uomo d’arme che caduto in disgrazia a corte, visse qui con un manipolo di fedelissimi armati di Andorno e a costruire un palazzo, in attesa di tempi migliori!

Oggi sotto i portici vi sono ospiti stranieri, tedeschi e inglesi con gli zaini che chiedono i letti all’ostello. Noi, che non abbiamo il fastidio di trovare sicuro rifugio e ristoro in queste nostre “staycation”, ci rimettiamo in viaggio alla volta di casa.

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