0-0, palla al centro…

Ancora ebbri per la vittoria di domenica notte della nostra Nazionale agli Europei 2020, giocati nel 2021, sappiamo che il campionato italiano riprenderà tra poco più di un mese; il 22 agosto. Per alcuni giocatori non c’è neppure il tempo di fare le ferie come un normale contribuente.

Da qui ad agosto infuria il calciomercato, che più si avvicinerà alla data di chiusura, più riserverà sorprese, e con esse confermerà quanto è ancora ricco, anzi, faraonico. Almeno rispetto al normale contribuente a cui abbiamo già fatto cenno tre righe sopra. Il Covid e la conseguente crisi economica (ma non solo) ha dato una batosta anche al mondo del calcio; gli incassi ai botteghini sono mancati, gli stipendi dei calciatori hanno subito qualche ritardo, tanto per citare due fattori evidenziati dalla cronaca sportiva. Ma il calciomercato continua a parlare in milioni di euro, con sette e anche otto zeri, per ingaggi, vendite e acquisti, riscatti, diritti, stipendi.

Sarà pure un settore che risente della crisi, la quale non ha però la stessa incidenza della crisi che continua a mordere le famiglie italiane, quelle dei contribuenti normali. I fiumi di denaro che in un modo o nell’altro ancora scorrono nel mondo del calcio – particolarmente durante le operazioni di compra-vendita dei giocatori e ancor più particolarmente nella crisi Covid – sono fuori dalla portata anche solo immaginaria del contribuente normale.

Come le fantastichiamo quelle “milionate” buttate lì come un pacchetto di noccioline? Come si può sentire una persona, una famiglia che anche le noccioline le considera un lusso, dovendo comperare solo ciò che è indispensabile e null’altro? Tutte le aziende, chi con aiuti chi senza, tentano di risalire la china e rilanciare produzione e fatturato.

Le famiglie, senza un lavoro, fanno fatica a uscire dalla povertà, ma sono le statistiche a dire che chi era ricco lo è sempre di più, mentre chi era povero adesso lo è in modo drammatico.

Si parla di tutto: calciomercato, ingaggi, polemiche, moviola, violenze e razzismo, falli, rigori e tuffi… quel che conta sarebbe che, 0 a 0, la palla fosse rimessa al centro, per dar vita a una nuova partita.

 

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