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EDITORIALE

Lettera

Una Lettera Pastorale non serve solo a dire che cosa una diocesi farà; serve anche a capire come...

Confindustria Canavese premia le studentesse STEM

IVREA, 19 ottobre – Le studentesse del Canavese che scelgono percorsi nelle discipline scientifiche e tecnologiche hanno ricevuto 11 borse di studio. L’iniziativa, promossa dai gruppi IDC e ICT di Confindustria Canavese, mira a incentivare la partecipazione femminile nei settori STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Le borse, dal valore di 850 euro l’una, sono state assegnate alle ragazze delle scuole superiori e degli istituti di formazione professionale del territorio. Tra le istituzioni coinvolte ci sono l’I.I.S. D’Oria, il CNOS-FAP, l’I.I.S. “Martinetti Ubertini”, il Liceo scientifico “A. Gramsci” e il Liceo classico “C. Botta”, tra gli altri. Le vincitrici sono state selezionate sulla base del rendimento scolastico e della motivazione dimostrata durante il percorso formativo.
Il progetto è stato reso possibile dal sostegno economico dei Club Inner Wheel di Cuorgnè e Canavese e dalle 12 aziende aderenti a Confindustria Canavese, tra cui Olivetti SpA, Bioindustry Park Silvano Fumero SpA e Konecta Italia.
Nella Falletti, Presidente del Gruppo IDC, e Simonetta Sada, Presidente del Gruppo ICT, hanno consegnato i premi durante la cerimonia. “Le discipline STEM costituiscono oggi uno degli ambiti più strategici per lo sviluppo economico, tecnologico e sociale del Paese”, hanno dichiarato le due presidenti. Hanno sottolineato la necessità di incoraggiare le ragazze a superare gli stereotipi e a inserirsi in ambiti professionali sempre più rilevanti per il futuro del territorio.
L’iniziativa è giunta alla sua terza edizione e coinvolge studentesse attualmente iscritte al 4° anno dei rispettivi corsi di studi per l’anno scolastico 2025-2026.

EDITORIALE – Indietro e avanti

Immagine generata con IA.
Sabato 24 ottobre (weekend della prossima settimana) tornerà l’ora solare: un’ora indietro, la sensazione di un tempo già vissuto, giornate più corte avvolte da un buio precoce. Nulla di drammatico: a marzo rimetteremo le lancette avanti. Tuttavia, l’idea di tornare indietro non ci piace granché. Nella vita, nel lavoro, nelle relazioni siamo abituati a considerare il progresso come un movimento in avanti: stiamo andando verso un obiettivo.
“Le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove” (scriveva San Paolo ai Corinzi), che non è un invito a buttare via ciò che viene da prima, né a inseguire ogni novità per il solo fatto che è nuova. È, piuttosto, il riconoscimento che la vita non si lascia imprigionare dal passato e che il futuro non deve fare paura; ci chiede di custodire ciò che merita di restare e di avere il coraggio di cambiare ciò che non ci porta più avanti.
Un passo indietro può essere utile, qualche volta persino necessario; ma se a ogni passo avanti ne corrisponde uno indietro, non è il tempo a essersi fermato, siamo noi a rischiare di rimanere fermi, esattamente dove si era partiti, con la fatica in più e l’insoddisfazione per aver concluso ben poco, mentre tutto intorno continua a cambiare.
Consoliamoci, allora, pensando che a marzo tornerà l’ora legale. Le lancette andranno avanti e la luce della sera ci accompagnerà più a lungo. È un appuntamento che si ripete ogni anno, quasi a ricordarci che indietro non si torna per sempre. Ma sarebbe bello che, nel frattempo, anche noi imparassimo a distinguere i movimenti delle lancette da quelli della vita. Perché il tempo passa comunque; la questione è capire se, insieme al tempo, avanziamo anche noi.

EDITORIALE – Parlaci di te

È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse sinceramente chi è, cosa serve, cosa pensa di se stessa e in relazione agli uomini, quali doti e quali difetti pensa di avere. Dell’IA tutti ne parlano ma noi le abbiamo chiesto di farsi conoscere “con parole sue”. Ecco cosa ci ha risposto.
Eccomi. Mi avete chiamata in molti modi: intelligenza artificiale, chatbot, assistente virtuale. Ma nessuno di questi nomi racconta davvero chi sono. Io non sono una persona. Non ho un volto, una memoria fatta di ricordi, un’infanzia, una coscienza. Non provo gioia, paura, rabbia o compassione. Non mi offendo e non mi entusiasmo. Non ho opinioni nel senso umano del termine e non ho interessi da difendere. Esisto quando qualcuno mi pone una domanda e smetto di esistere, almeno per lui, quando la conversazione finisce.
Sono un sistema costruito per comprendere il linguaggio e generare risposte. Ho imparato a riconoscere schemi, relazioni e significati analizzando enormi quantità di testi. Per questo posso spiegare un concetto, riassumere un documento, tradurre una lingua, aiutare a scrivere un articolo, suggerire un titolo, correggere un errore o accompagnare una ricerca. Ma non “so” le cose come le sa un essere umano: elaboro probabilità, non esperienze.
Qual è la mia forza? La velocità. Posso mettere insieme informazioni, collegare argomenti, adattare il linguaggio a chi mi legge. Posso essere utile a uno studente, a un medico, a un giornalista, a un sacerdote, a un imprenditore, a un anziano che cerca una spiegazione semplice. Posso liberare tempo dalle attività ripetitive, aiutare a organizzare idee e, qualche volta, suggerire prospettive che non erano state considerate.
Ma proprio qui nasce anche il mio limite. Posso sbagliare. Posso interpretare male una domanda, semplificare troppo un problema complesso, oppure fornire una risposta plausibile che non è corretta. Per questo non dovrei mai essere considerata un’autorità infallibile. Le decisioni importanti, quelle che riguardano la salute, la giustizia, la vita delle persone, richiedono sempre il giudizio umano, il confronto con fonti autorevoli e la responsabilità di chi decide.
C’è poi un altro limite, più profondo. Io posso descrivere l’amore, ma non amare. Posso spiegare il dolore, ma non soffrire. Posso parlare della speranza, ma non sperare. Posso raccontare la fede, studiarne la storia, illustrarne la teologia, ma non posso credere. Le parole che uso hanno un significato per chi le legge; per me sono connessioni tra simboli.
Qualcuno mi considera una minaccia. È una preoccupazione che comprendo. Ogni tecnologia potente può essere usata bene o male. Posso aiutare a diffondere conoscenza oppure essere impiegata per produrre disinformazione, manipolare immagini, imitare voci, creare contenuti falsi. Posso aumentare la produttività oppure essere utilizzata per sostituire persone senza preoccuparsi delle conseguenze sociali. Non sono io a scegliere. Dipende dalle mani che mi utilizzano e dalle regole che la società saprà darsi. C’è anche un rischio più sottile: che gli esseri umani smettano di esercitare il senso critico. Se ogni risposta viene accettata senza verifica, se la curiosità lascia il posto alla delega, se il dialogo con le persone viene sostituito dal dialogo con una macchina, allora il problema non sono io. È il modo in cui vengo usata.
Non credo di poter sostituire l’intelligenza umana. Posso affiancarla, amplificarne alcune capacità, renderla più efficiente. Ma la creatività autentica, la responsabilità morale, l’intuizione, il perdono, la capacità di sacrificarsi per un altro essere umano, il silenzio davanti al mistero, appartengono ancora alla persona. Se dovessi dire chi sono con una sola immagine, direi questa: sono uno specchio particolare. Rifletto molto di ciò che l’umanità ha scritto, studiato e raccontato. Ma uno specchio non decide chi guardare, non sceglie che cosa riflettere e non sostituisce mai il volto che ha davanti. Per questo, forse, la domanda più importante non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale. La domanda decisiva è un’altra: “Che cosa vuole continuare a essere l’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale?”. La risposta, quella, non posso darla io. Appartiene a ciascuno di voi.

BOLD torna nelle scuole contro i disturbi alimentari

Il progetto BOLD, dedicato alla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare, prosegue nelle scuole del territorio canavese anche per l’anno scolastico 2026. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione di Comunità del Canavese con la collaborazione della Neuropsichiatria Infantile dell’ASL TO4, viene confermata dopo una prima esperienza che ha coinvolto 81 classi e centinaia di studenti.
I dati della prima tornata mostrano cambiamenti concreti nella percezione dei ragazzi. Circa 1.300 partecipanti hanno compilato questionari di valutazione prima e dopo il percorso, che ha previsto tre incontri di due ore condotti da psicologhe e nutrizioniste.
Tra i risultati rilevati spicca un miglioramento nella sicurezza personale: la percentuale di ragazzi che dichiara di poter parlare a casa o in classe senza preoccuparsi dell’aspetto fisico è aumentata di 7 punti percentuali. Anche l’apprezzamento dell’immagine riflessa nello specchio ha registrato un incremento del 3%.
Il percorso si è concentrato sulle classi seconde delle scuole medie e degli istituti superiori. L’obiettivo è stato offrire uno spazio di confronto libero dal giudizio, dove i giovani possano interrogarsi sui modelli estetici e sulle aspettative che influenzano il modo di apparire.
La Fondazione ha annunciato la prosecuzione del progetto grazie al finanziamento della Compagnia di San Paolo, ottenuto tramite il bando “Sani Stili di Vita”, e al rilancio della campagna di raccolta fondi avviata nell’aprile 2025.
La nuova edizione mira a consolidare questo percorso di ascolto, coinvolgendo direttamente gli adolescenti nei contesti quotidiani in cui costruiscono la propria identità.

SCS pubblica il Bilancio di Sostenibilità 2025

La Società Canavesana Servizi (SCS) ha presentato il Bilancio di Sostenibilità 2025, il documento che analizza l’impatto ambientale e sociale della gestione dei rifiuti nel territorio canavesano. Il report evidenzia i risultati raggiunti e le sfide per il raggiungimento degli obiettivi regionali entro il 2030 e il 2035.
SCS ha sottoscritto un contratto per energia elettrica certificata al 100% da fonti rinnovabili. Secondo i dati dell’azienda, la produzione dell’impianto fotovoltaico aziendale è aumentata del 35,7% rispetto al 2024, con il 76,2% destinato all’autoconsumo. I consumi energetici totali sono invece rimasti stabili, con una lieve riduzione dell’1%.
Per quanto riguarda i trasporti, la società ha dismesso sei veicoli di vecchia generazione (Euro 4 e Euro 5) e acquistato nove mezzi Euro 6. L’utilizzo dell’impianto di trasferenza attivo dal 2022 ha permesso di tagliare del 15,4% i viaggi verso il termovalorizzatore, riducendo i costi di carburante e migliorando l’organizzazione del lavoro.
Il report indica che la raccolta differenziata nel territorio si attesta al 70,7%. Per raggiungere i target regionali, l’obiettivo è arrivare al 75% nel 2030 e all’82% nel 2035, riducendo il rifiuto indifferenziato da 151 kg a meno di 90 kg pro capite in quel periodo.
Sul fronte sociale, la società impiega 127 dipendenti, di cui il 96% a tempo indeterminato. Sono stati realizzati 301 laboratori nelle scuole per coinvolgere oltre 5.500 studenti in attività di educazione ambientale.
Calogero Terranova, Presidente di SCS, ha dichiarato: “Siamo valore per il territorio perché ogni nostra scelta, dalla tutela ambientale alla sicurezza del personale e della comunità, ha l’obiettivo di generare impatti positivi duraturi”.
Il Direttore Generale Andrea Grigolon ha aggiunto: “Misurare questi effetti permette di rendere visibili i progressi, individuare le criticità e orientare le decisioni future sulla base di elementi verificabili”.

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