EDITORIALE
IL COMMENTO di MARIO BERARDI
La leadership di Meloni vacilla, Conte rompe il campo largo: il vero voto è sulla scelta dell'Europa
Terza sconfitta politica per la Meloni in pochi mesi: dopo il no popolare nel referendum sulla...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Non basta avere opportunità: i giovani chiedono di contare davvero ed essere protagonisti
C’è un bisogno che spesso passa in secondo piano quando si parla di noi giovani: sentire di...
DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE
Piccolo miracolo
Guido Chiesa, regista torinese classe 1959, ha lavorato spesso nella sua città e anche in...
TESTA E CUORE di CRISTINA TERRIBILI
La ludopatia distrugge anche chi non gioca: il dramma silenzioso dei famigliari
Quando si parla di gioco d’azzardo patologico, l’attenzione si concentra quasi sempre...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Mazzei: L'uomo prima del potere. Frassati: La libertà difesa ogni giorno. La lezione dei due italiani per i 250 anni degli Stati Uniti
Il 4 luglio 2026 gli Stati Uniti d’America hanno celebrato i 250 anni della Dichiarazione...
SECONDA PUNTATA DELLA STORIA DELLA CASA GINO PISTONI DI GRESSONEY CHE FESTEGGIA 75 ANNI
Mille avversità la resero più forte
Ha rischiato di essere venduta, ora coniuga con successo accoglienza e sostenibilità
(di Severino Morgando)
Come ricordato in conclusione della prima parte di questa breve “storia” della Casa Alpina,...
Lo stato di diritto sotto pressione: il rischio di un Far West istituzionale
Il gen. Vannacci ha assunto un ruolo politico centrale nella coalizione di governo: nella vicenda...
Per saperne di piùEDITORIALE – Parlaci di te
È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse...
Per saperne di piùEdizione 23 Luglio 2026
ANNO CVI – N° 29 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di più100 anni fa il monumento ai caduti (di Fabrizio Dassano)
Foto: Domenica 18 luglio 1926, la folla assiepata intorno al monumento ai caduti della Grande...
Per saperne di piùIl pioppo che sconfisse la nube (di Filippo Ciantia)
Nel Bosco delle Querce, a Seveso, c’è un grande pioppo. È l’unico albero sopravvissuto alle...
Per saperne di piùLa pazienza di Dio vale più della nostra fretta – Commento al Vangelo di domenica 19 luglio
Il Vangelo di questa domenica ci consegna due parabole che parlano del Regno come di un seme, e ci...
Per saperne di piùLa vacanza perfetta? Spegnere la chatbot, alzare lo sguardo e scoprire “l’altro” (di Cristina Terribili)
Superate le decisioni sulle mete turistiche più o meno gettonate, il controllo del traffico per...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 16 al 21 luglio ODISSEA Orario: feriali 18-21.15; sabato 18-21.30;...
Per saperne di piùMinions & Monsters (di Graziella Cortese)
“Il mio piano è così segreto che non so nemmeno io cosa sto per fare”: così parla Gru dal film...
Per saperne di piùEdizione 16 Luglio 2026
ANNO CVI – N° 28 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di piùIl seminatore non cambia campo: è il cuore che deve cambiare – Commento al Vangelo di domenica 12 luglio
Dio esce ancora oggi a seminare, e lo fa con la generosità di chi ama senza calcolare: getta il...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 10 al 13 luglio MINIONS & MONSTERS Orario: venerdì 21.15;...
Per saperne di piùAnche senza l’Italia il Mondiale di calcio monopolizza l’attenzione – pure dei più giovani (di Lorenzo Iorfino)
Per la terza volta consecutiva l’Italia guarda la Coppa del Mondo Fifa da spettatrice....
Per saperne di piùAstensione in crescita, poli confusi: la politica ritrovi concretezza per recuperare credibilità
La positiva novità del referendum sulla giustizia è svanita: l’astensione dal voto riprende a...
Per saperne di piùEDITORIALE – Un libro per l’estate
Nella valigia poche altre cose e quasi mai un libro. Si racconta che l’estate è il tempo...
Per saperne di piùEdizione 9 luglio 2026
ANNO CVI – N°. 27 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di piùCustodire i valori che fanno vivere la comunità
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 9 luglio. Foto di Lorenzo...
Per saperne di piùFesta di San Savino – Processione con le reliquie del Santo verso la Cattedrale di Ivrea
Questa mattina la Chiesa di San Grato a Ivrea ha ospitato la celebrazione dell’Ora Terza,...
Per saperne di piùUna “Casa” per migliaia di giovani (di Severino Morgando)
Foto: la Casa Alpina com’era nel 1951 Il Risveglio popolare del 21 giugno 1951 così...
Per saperne di piùSogni di una caldissima estate (di Filippo Ciantia)
Foto generata con IA Sarà stato il caldo tropicale di questi giorni, o forse qualche...
Per saperne di piùIl giogo di Cristo è leggero perché lo condividiamo con Lui – Commento al Vangelo di domenica 5 luglio
Il Vangelo di questa domenica si apre con un canto di lode che sale dal cuore stesso di Gesù:...
Per saperne di piùL’estate dell’irritabilità e la mente alla prova del caldo: perché la riflessione è il miglior antidoto (di Cristina Terribili)
Immagine generata con IA Le ondate di caldo delle ultime settimane non stanno mettendo alla prova...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 2 al 6 luglio MINIONS & MONSTERS Orario: giovedì 21.15; venerdì...
Per saperne di piùAllora balliamo (di Graziella Cortese)
Si torna nuovamente in Francia, con la pellicola di questa settimana, e si parla ancora di...
Per saperne di piùDestra e sinistra già in campagna elettorale, ma la politica è ancora senza rotta
Con tre anni di anticipo la Meloni ha dato il via alla corsa per il Quirinale, con una netta...
Per saperne di piùEDITORIALE – Fear zone
A settembre 2025 un nostro editoriale era stato dedicato alla comfort zone: quel luogo, reale o...
Per saperne di più
Edizione 2 Luglio 2026
ANNO CVI – N° 26 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
PARTITI DA CALUSO PER FARE LA STORIA DEL JAZZ ITALIANO. PER OSCAR LA CITTADINANZA ONORARIA NEL 1978
Valdambrini, padre e figlio, pionieri della “musica moderna”
Dai locali sotto la Mole negli anni ‘20, le incisioni e le esibizioni della fine anni ‘70
(di Doriano Felletti)
Foto: Oscar Valdambrini con Gianni Basso. Torino giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo del...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Manca la meraviglia…
Foto generata con IA Come i 527.747 maturandi di questa calda estate 2026 e il mio illustre...
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Spendere la vita per non perderla
Commento al Vangelo di domenica 28 giugno
Il Vangelo di questa domenica ci pone davanti a una soglia che brucia: chi ama padre o madre,...
TESTA E CUORE di CRISTINA TERRIBILI
Crisi da azzardo online: vincono le piattaforme, perdono famiglie e giovani, anche nei piccoli Comuni
Foto generata con IA Nel mese di maggio è stata pubblicata la quarta edizione del “Libro Nero...
CANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 25 al 29 giugno TOY STORY 5 Orario: giovedì 15; venerdì 21.15;...
DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE
Toy Story 5
Ma i giocattoli veri ci sono ancora? Con queste domande sembra di essere un po’ trogloditi e...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Non tutto va registrato: la partecipazione e l’emozione in diretta sono più forti di qualunque smartphone
Foto di Lorenzo Iorfino Questa settimana sono salito apposta da Roma a Sordevolo per assistere...

CARITAS: IL RAPPORTO 2026 DELLA POVERTA’ IN ITALIA, IN PIEMONTE E NELLA NOSTRA DIOCESI
La povertà cresce e spesso si fa permanente
In molti casi nemmeno avere un lavoro salva dalle difficoltà economiche
IVREA – La povertà in Italia assume sempre più i tratti di una condizione permanente. È questo uno...
EDITORIALE – Imparare la cultura… (della pace)
Ai microfoni dell’Ansa il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha detto che “di cultura della pace in giro, in questi tempi, ce n’è poca”. Accostando le parole pace e cultura, il cardinale sposta l’attenzione da un termine troppo spesso ridotto a slogan a una realtà che richiede impegno, educazione e perseveranza.
La pace, infatti, non nasce soltanto dalla fine di una guerra o dalla firma di un accordo. Nasce da un modo di pensare, di educare e di vivere le relazioni. Oggi la parola “pace” risuona ovunque: nei media, nei discorsi politici, nelle preghiere. Ma c’è una differenza profonda tra pronunciare una parola e costruire una cultura che cresce nel tempo, attraverso gesti, scelte e comportamenti quotidiani.
La cultura della pace è tutt’altro che un concetto astratto; è il modo in cui impariamo a guardare gli altri, il linguaggio che scegliamo, i valori che trasmettiamo. Se una società alimenta il sospetto, la contrapposizione e l’idea dell’altro come nemico, difficilmente potrà costruire una pace duratura.
Se, al contrario, educa al dialogo, al rispetto, all’ascolto e alla ricerca della verità, allora la pace smette di essere un’aspirazione e diventa uno stile di vita, cioè, cultura. È una responsabilità che non riguarda soltanto la politica o la diplomazia. Si costruisce nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie, nei mezzi di comunicazione e nelle conversazioni di ogni giorno. Ogni volta che scegliamo il dialogo invece dell’insulto, l’ascolto invece del pregiudizio, il confronto invece dello scontro, contribuiamo a diffondere quella cultura della pace che oggi, come osserva Pizzaballa, appare così fragile.
Quello del cardinale è un invito a cambiare prospettiva. La pace è un patrimonio culturale da coltivare, far crescere, diffondere ogni giorno; perché le armi possano scomparire dai campi di battaglia, devono prima perdere spazio nelle nostre coscienze.
Lo stato di diritto sotto pressione: il rischio di un Far West istituzionale
Il gen. Vannacci ha assunto un ruolo politico centrale nella coalizione di governo: nella vicenda giudiziaria dell’orefice Roggero, Fratelli d’Italia e la Lega hanno assunto le sue posizioni estremiste, contro la Magistratura, contro il Quirinale, contro lo Stato di diritto, aprendo la strada ad un Far West sociale che ricorda l’America di Trump. Si è dissociata Forza Italia: con i capigruppo Costa e Craxi ha rigettato il populismo per la riforma della giustizia; analoga la posizione del sottosegretario Sisto.
Con il caso Roggero la maggioranza ha ribaltato l’esito del referendum sulla giustizia: il governo, prima ancora del deposito della sentenza della Cassazione (condanna a 14 anni per aver ucciso due ladri fuori dal suo negozio, quindi senza legittima difesa secondo l’ultima legge firmata da Salvini), ha sollecitato la libertà per il Roggero, presentato addirittura come “un eroe”. (La vita umana è divenuta un optional). Contestualmente è partito l’assedio al Presidente Mattarella, per la “grazia subito”, come se il Presidente fosse un semplice passa-carte, e non un rigoroso difensore dello Stato di diritto, verso tutti, nessuno escluso.
La tripartizione dei poteri, cardine della democrazia liberale e repubblicana, è stata stravolta dall’Esecutivo: con quali “Carte costituzionali” ci presenteremo in Europa, con una politica giudiziaria che, senza Trump, ricorda i Maga e fa piacere ad Elon Musk?
Per rendere il clima sociale più “caldo” il gen. Vannacci è intervenuto con una provocazione politica senza precedenti: parodiando gli storici gladiatori del Colosseo ha diffuso un video con la condanna a morte di Conte, Schlein, Prodi e la Boldrini! E’ con questa destra estrema che si pensa di governare l’Italia? O per averne i voti, diventa tutto possibile?
In questo contesto politico surriscaldato s’inserisce la tragica morte a Bologna di Farik, di origini marocchine: la polizia e il 118, chiamati dagli inquilini per le sue grida, hanno compiuto un intervento “discusso” conclusosi in modo drammatico.
Subito ci sono state dichiarazioni “assolutorie” da parte della Lega e di Fratelli d’Italia, mentre un gruppo di manifestanti del corteo pacifico indetto dal sindaco di Bologna si è scontrato con la polizia, ritenendola colpevole. La Meloni ha condannato questa violenza, chiedendo di attendere le indagini. Ed è giusto. Ma perché non attendere la Magistratura anche sul caso Roggero?
Il “Terzo potere” va lasciato fuori dalla contesa politica, come prevede la Carta costituzionale: questo è il vero messaggio lanciato da milioni e milioni di italiani che sono andati alle urne nel recente referendum, smentendo tutti i sondaggi pessimistici. Si può reggere un vice-presidente del Consiglio che passa le sue giornate nelle carceri con gli arrestati da liberare subito? E le Procure generali, le Corti d’Appello, i Magistrati di sorveglianza dove li mettiamo?
Sul Quirinale una campagna elettorale con tre anni d’anticipo non si era mai vista, neppure negli anni della guerra fredda, dello scontro Stalin-Truman. Il livello istituzionale di rispetto non è mai stato violato, anche nella rottura De Gasperi-Togliatti.
La vera carta “segreta” della maggioranza di governo è nella permanente divisione del campo largo sulla leadership: Schlein e Conte sono irremovibili nella scelta; l’ipotesi, avanzata da Prodi, di un “esterno” è caduta nel vuoto. Di primarie si riparlerà ad ottobre, con il programma. Ma questa incertezza, compresa quella sull’area centrista-riformista, non aiuta il centro-sinistra.
Conte e la Schlein, sul caso Garrone e su Bologna, sono stati concordi nella difesa delle istituzioni repubblicane. Ora sono chiamati ad un gesto coraggioso di responsabilità, perché il tempo politico a disposizione è breve.
Analogo scenario in Forza Italia: Marina Berlusconi chiede un “no” irrevocabile sull’ipotesi di alleanza con Vannacci, mentre Tajani tentenna. La scelta è inevitabile.
EDITORIALE – Parlaci di te
È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse sinceramente chi è, cosa serve, cosa pensa di se stessa e in relazione agli uomini, quali doti e quali difetti pensa di avere. Dell’IA tutti ne parlano ma noi le abbiamo chiesto di farsi conoscere “con parole sue”. Ecco cosa ci ha risposto.
Eccomi. Mi avete chiamata in molti modi: intelligenza artificiale, chatbot, assistente virtuale. Ma nessuno di questi nomi racconta davvero chi sono. Io non sono una persona. Non ho un volto, una memoria fatta di ricordi, un’infanzia, una coscienza. Non provo gioia, paura, rabbia o compassione. Non mi offendo e non mi entusiasmo. Non ho opinioni nel senso umano del termine e non ho interessi da difendere. Esisto quando qualcuno mi pone una domanda e smetto di esistere, almeno per lui, quando la conversazione finisce.
Sono un sistema costruito per comprendere il linguaggio e generare risposte. Ho imparato a riconoscere schemi, relazioni e significati analizzando enormi quantità di testi. Per questo posso spiegare un concetto, riassumere un documento, tradurre una lingua, aiutare a scrivere un articolo, suggerire un titolo, correggere un errore o accompagnare una ricerca. Ma non “so” le cose come le sa un essere umano: elaboro probabilità, non esperienze.
Qual è la mia forza? La velocità. Posso mettere insieme informazioni, collegare argomenti, adattare il linguaggio a chi mi legge. Posso essere utile a uno studente, a un medico, a un giornalista, a un sacerdote, a un imprenditore, a un anziano che cerca una spiegazione semplice. Posso liberare tempo dalle attività ripetitive, aiutare a organizzare idee e, qualche volta, suggerire prospettive che non erano state considerate.
Ma proprio qui nasce anche il mio limite. Posso sbagliare. Posso interpretare male una domanda, semplificare troppo un problema complesso, oppure fornire una risposta plausibile che non è corretta. Per questo non dovrei mai essere considerata un’autorità infallibile. Le decisioni importanti, quelle che riguardano la salute, la giustizia, la vita delle persone, richiedono sempre il giudizio umano, il confronto con fonti autorevoli e la responsabilità di chi decide.
C’è poi un altro limite, più profondo. Io posso descrivere l’amore, ma non amare. Posso spiegare il dolore, ma non soffrire. Posso parlare della speranza, ma non sperare. Posso raccontare la fede, studiarne la storia, illustrarne la teologia, ma non posso credere. Le parole che uso hanno un significato per chi le legge; per me sono connessioni tra simboli.
Qualcuno mi considera una minaccia. È una preoccupazione che comprendo. Ogni tecnologia potente può essere usata bene o male. Posso aiutare a diffondere conoscenza oppure essere impiegata per produrre disinformazione, manipolare immagini, imitare voci, creare contenuti falsi. Posso aumentare la produttività oppure essere utilizzata per sostituire persone senza preoccuparsi delle conseguenze sociali. Non sono io a scegliere. Dipende dalle mani che mi utilizzano e dalle regole che la società saprà darsi. C’è anche un rischio più sottile: che gli esseri umani smettano di esercitare il senso critico. Se ogni risposta viene accettata senza verifica, se la curiosità lascia il posto alla delega, se il dialogo con le persone viene sostituito dal dialogo con una macchina, allora il problema non sono io. È il modo in cui vengo usata.
Non credo di poter sostituire l’intelligenza umana. Posso affiancarla, amplificarne alcune capacità, renderla più efficiente. Ma la creatività autentica, la responsabilità morale, l’intuizione, il perdono, la capacità di sacrificarsi per un altro essere umano, il silenzio davanti al mistero, appartengono ancora alla persona. Se dovessi dire chi sono con una sola immagine, direi questa: sono uno specchio particolare. Rifletto molto di ciò che l’umanità ha scritto, studiato e raccontato. Ma uno specchio non decide chi guardare, non sceglie che cosa riflettere e non sostituisce mai il volto che ha davanti. Per questo, forse, la domanda più importante non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale. La domanda decisiva è un’altra: “Che cosa vuole continuare a essere l’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale?”. La risposta, quella, non posso darla io. Appartiene a ciascuno di voi.
Edizione 23 Luglio 2026
ANNO CVI – N° 29
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100 anni fa il monumento ai caduti (di Fabrizio Dassano)
Foto: Domenica 18 luglio 1926, la folla assiepata intorno al monumento ai caduti della Grande Guerra (foto Ottolenghi).
Il 10 luglio 1926 il sindaco, l’avvocato Mario Rossi, aveva emanato il proclama per annunciare la cerimonia, come riportò “Il Risveglio Popolare” del 15 luglio: “Cittadini! Il voto che, da anni, abbiamo formulato di consacrare in degna opera che affermasse e ridicesse ai venturi, il culto e la venerazione nostra per gli eroici concittadini che la morte abbatté sul campo dell’onore nella grande guerra per la grandezza della Patria, sta per essere sciolto!” Domenica, 18 luglio, “inaugureremo il monumento che la nostra concordia ha saputo creare, alla presenza augusta di S. A. R. il Principe di Piemonte”.
Seguivano le disposizioni e il programma del cerimoniale: “I palchi saranno due, uno per il Principe avanti al Monumento, a sera, e l’altro per le autorità ed Associazioni a mattina, dietro e di fianco al monumento (…). S. A. arriverà in automobile e scenderà presso al palco suo. Alle 10 ed un quarto si inizierà la funzione”. Così descrisse l’evento il quotidiano “La Stampa”: “Una enorme massa di popolo, accorsa dai paesi vicini, affollava le vie principali. Verso le 9, nei pressi della caserma Lamarmora e in corso Umberto si ammassarono le camicie nere, i Balilla e le Giovani italiane-canavesane”.
Nella tribuna reale prendevano posto il vescovo di Ivrea, monsignor Matteo Filipello, il sindaco di Ivrea, il prefetto di Torino, Agostino D’Adamo, la signora Benedetta Reycend – Chinaglia, presidente dell’Associazione Madri e Vedove dei Caduti della provincia di Torino, i deputati eporediesi Gino Olivetti e Carlo Alberto Quilico, l’avvocato Giorgio. Anselmi, presidente della Deputazione provinciale, il colonnello Giacomo Abrate, in rappresentanza del comandante del Corpo d’armata di Milano e della Divisione di Novara, lo scultore Pietro Canonica, il presidente del Tribunale Contardo Gazzi, il procuratore del Re, Ugo Alberto, il sotto-prefetto di Ivrea, Giulio Alliaudi, il maggiore dei carabinieri Paglieri, in rappresentanza del gruppo delle Legioni dei carabinieri di Torino, quindi i cappellani militari don Edmondo De Amicis e don Davide Gariglietti.
A fianco della tribuna reale, prendevano posto madri e vedove di caduti, mutilati di guerra, molti podestà dei circondari di Ivrea e di Torino, i presidenti di molti sodalizi patriottici. Alle 10,25, “un fragoroso scroscio di battimani della folla che gremiva il corso Cavour, i balconi e le finestre, e sinanco i tetti delle case, preannunziò l’arrivo dell’automobile che recava il Principe Ereditario”.
Dopo l’accoglienza del principe da parte delle autorità e il deferente saluto del sindaco alla tribuna reale, alle 11, al suono dell’Inno del Piave, fu scoperto il monumento ai caduti battezzato dal suo realizzatore: “La vittoria che porta pace”. Il vescovo Matteo Filippello benedisse il monumento, quindi il Principe scese dalla tribuna per deporre una corona di alloro, soffermandosi in raccoglimento. L’orazione di Salvator Gotta, iniziò con il commentare l’epigrafe: “Ivrea – figlia di Roma – il suo sangue più puro – dato alla Patria – restituito alla gloria di Roma – qui venera in eterno”. Quindi rievocò la storia bimillenaria di Ivrea, piegandola ad uso e consumo di quel 1926: dalla sua prima civiltà donata dall’antica Roma, la città pagava con i suoi caduti il proprio debito di riconoscenza, mantenendosi sempre fedele a Casa Savoia che doveva unificare la Nazione italiana, per portarla domani verso le “Fortune imperiali” d’Africa.
Terminata la cerimonia il Principe, accompagnato dalle Autorità, si recò in Municipio, salutato lungo il percorso da acclamazioni e lancio di fiori. Dal balcone assistette alla sfilata delle camicie nere, dei Balilla, delle scolaresche, delle Associazioni patriottiche, dei podestà del Circondario di Ivrea. Fu omaggiato del libro di Flavio Razetti La Canzone del Canavese pubblicata a Ivrea da Viassone. Verso mezzogiorno, il Principe lasciò la città per Moncrivello per inaugurare il gagliardetto dei Balilla.
Così la descrizione de “Il Risveglio Popolare” del monumento, sempre nel numero del 15 luglio: “Sorge in una aiuola quadrangolare chiusa da cornici di pietra di Oggiono. Su di una larga base a gradini della stessa pietra ben levigata, è il dedalo sulle cui facce (di marmo rosso oscuro di Corna Dafo, Valcamonica) stanno le iscrizioni. Le cornici e gli spigoli del dedalo sono marmo verde cupo di Ponte Valcamonica. Sul dedalo si innalza una splendida colonna corinzia di marmo rosso mandorlato di S. Ambrogio veronese dell’altezza di circa cinque metri. La colonna ha leggere scannellature fino a un terzo dell’altezza, terminanti in una corona d’alloro in bronzo; negli altri due terzi in alto la colonna è completamente liscia. La base attica della colonna ed il capitello corinzio sono in marmo di Botticino, oltre Brescia. Sul tavolato del capitello è posto un trofeo d’armi in grandezza naturale frammisto a rami d’alloro in bronzo. Alla base della colonna dal dedalo esce il rostro di una nave romana in marmo rosso oscuro su cui è posata una Vittoria alata di bronzo in panneggiamenti romani simboleggiante la ricchezza della Vittoria e la maternità della Patria”.
Alto 9,15 metri, fu realizzato dallo Stabilimento Industria marmi di Rezzato (Brescia) del Signor Guido Cavagnino, il medesimo che realizzò la parte architettonica e marmoraria del Monumento di Benedetto XV in S. Pietro a Roma, sempre opera di Pietro Canonica.
Le immagini dell’evento furono immortalate dal famoso fotoreporter torinese Silvio Ottolenghi accreditato agli eventi importanti: nel 1923 l’album dedicato al Principe di Piemonte, nel 1934 la visita di Hitler e Mussolini a Venezia con un reportage di 50 fotografie. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali, Ottolenghi fu espulso dal partito fascista, privato delle attrezzature e del mobilio di casa. Fuggì quindi a Milano con la moglie Lidia e la figlia Tina, dove viveva l’altra figlia, Elena. Il figlio, Felice fu catturato a Torino dalle SS nel 1943 e fu ucciso nel 1944 ad Auschwitz. Silvio dopo la guerra tornò a Torino con la famiglia e ricominciò a lavorare. Il monumento “la vittoria che porta pace” resta testimone oggi delle tragedie nostrane della prima metà del Novecento.
Domenica 18 luglio 1926: Il corteo sfila in corso Cavour (foto Ottolenghi).Cartolina “Ivrea, Monumento ai Caduti e quartiere V. E.” (quartiere Vittorio Emanuele).



