Tenuta Roletto
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Reale mutua

lunedì 15 Luglio 2024

Veglia di preghiera in Sant'Ulderico - Il cordiale indirizzo di saluto del Vescovo, Mons. Edoardo Aldo Cerrato

IVREA - Grande partecipazione alla Veglia di preghiera davanti alle reliquie di San Savino e primo, atteso, momento di incontro con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Sua Santità Bartolomeo, che al termine della preghiera di Compieta, ha tenuto la densa e approfondita prolusione - Integrale nel VIDEO

Un dialogo tra due Chiese sorelle, impegnate a raggiungere sempre più la comunione, unite in Cristo, attente ai bisogni reciproci, iniziato già con Atenagora e Papa Paolo VI e portato avanti dai rispettivi successori.

(elisa moro) – Un momento di grazia per l’intera città e Diocesi, vissuto nella gioia comune. Grande partecipazione alla Veglia di preghiera davanti alle reliquie di San Savino e primo, atteso, momento di incontro con il...

IVREA E TORINO - Quando l'impensabile diventa possibile - I tre discorsi tenuti dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Sua Santità Bartolomeo, ad Ivrea e presso la Parrocchia ortodossa della Natività di San Giovanni Battista a Torino - Documento in VIDEO unico, con gli interventi integrali - 

Il Primate della Chiesa Ortodossa accolto nella Diocesi di San Massimo dal Vescovo Ausiliare, Mons. Alessandro Giraudo 

(elisa moro) – Quando l’impensabile, fino a poco tempo fa, diventa possibile. Una pagina di storia per l’intera città e Diocesi di Ivrea si è scritta in questi giorni di festa per il Santo Patrono. L’ospite d’onore...

Prima di qualche giorno di meritato riposo

IVREA - Quelle "sfide urgenti che l'intera famiglia umana deve oggi affrontare" - Catechesi del Vescovo Mons. Edoardo Aldo Cerrato, ricordando la visita del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Sua Santità Bartolomeo -

Le catechesi del mercoledì torneranno a settembre - 

Prima di concedersi qualche giorno di meritato, seppur breve, riposo, il Vescovo di Ivrea, Mons. Edoardo Aldo Cerrato, dedica quest’ultima catechesi “web” prima della pausa estiva al ricordo, ancora vivo e capace di rinnovare...

Un anno di prove che ha coinvolto oltre 50 persone, impegnate due sere la settimana, dopo o "al posto della" cena, vincendo la tentazione del "divano" e della pigrizia -

BORGO REVEL - "Vite e tralci" - Va in scena un musical offerto da una comunità viva, opera che rivela un'originale e nuova esperienza pastorale - La trama è presa dalla vita reale: ad un Grafico professionista è affidato il compito di preparare un pieghevole sul paese...e tutto ha inizio - IL VIDEO E LA GALLERY

Regìa, sceneggiatura e testi di Elisabetta Acide - 

Davvero è difficile immaginare che un’opera così importante, avvincente, a suo modo esemplare, possa essere stata concepita e realizzata nella minuscola Borgo Revel. Se riguardato rispetto al resto del mondo, il paesino pare...

Hanno concelebrato monsignor Roberto Farinella Vescovo di Biella, monsignor Franco Lovignana Vescovo di Aosta e Presidente della Cep, monsignor Lorenzo Piretto Arcivescovo emerito di Smirne

IVREA, STORICA FESTA DI SAN SAVINO - L'abbraccio della città e della Chiesa che è in Ivrea a Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli - Il videoracconto di una giornata straordinaria - Mons. Cerrato: al centro della festa di oggi c'è Gesù Cristo - Il Patriarca: San Savino, Vescovo e Martire della "Chiesa indivisa" - VIDEO E GALLERY DI 80 IMMAGINI

Con il Patriarca alcune autorità della Chiesa ortodossa, guidate da Sua Eminenza Reverendissima, il Metropolita d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale Policarpo, presente con altri confratelli Vescovi.

(ferdinando zorzi) – La solennità di San Savino, vescovo e martire, patrono della città di Ivrea, è stata celebrata con grande partecipazione di popolo, sabato 6 luglio, con un giorno d’anticipo sulla data della memoria...

Ricorrevano anche i 49 anni di sacerdozio di Mons. Edoardo Aldo Cerrato

IVREA - Per i 10 anni di Ordinazione presbiterale di Don Giuseppe Sciavilla, tanta gente in Cattedrale per ringraziare Dio di questo grande "dono e mistero" - In VIDEO integrale l'omelia del Vescovo e l'indirizzo di saluto e ringraziamento di Don Giuseppe -

Santa Messa, nei primi vespri della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, presieduta da Mons. Edoardo Cerrato

(elisa moro) – “Una gioia che affonda le sue radici nella Croce”. Grande gioia e festa in Cattedrale ad Ivrea,  per i dieci anni di sacerdozio di Don Giuseppe Sciavilla, giovane e stimato sacerdote della nostra Diocesi,...

La Studiosa Valeria Breuker ha realizzato 30 interviste

LOCANA - Il paese della Valle Orco al centro di una ricerca condotta dai Ricercatori di alcune importanti Università - Le comunità locali montane presidio del territorio, ma occorre ridurre il gap con aree più agevolate nella fruizione di servizi ed attrattive in termini di qualità della vita -

Le interviste si sono focalizzate sulla relazione tra il vivere in un piccolo comune di montagna e l’impatto sul percorso scolastico, la carriera lavorativa, il fare famiglia, il benessere economico, le reti translocali -

Qual è l’impatto di vivere in un piccolo comune di montagna oggi sui percorsi di vita?  I...

Alessandra Voster concluse la propria breve parentesi terrena in quel triste e non dimenticato 1 novembre 2013 - 

CASTELLAMONTE - Tutto il paese unito nel ricordo di "Mamma Ale", una persona che ha lasciato una traccia nella comunità - I giorni del torneo dedicato alla giovane moglie e madre prematuramente scomparsa a soli 38 anni, segno di quanto sia stato fecondo il suo esempio - VIDEO E GALLERY

Nel proprio indirizzo di saluto il Parroco Don Angelo Bianchi ha tratteggiato i caratteri di una personalità sempre dedita alla famiglia ed al bene comune 

(giancarlo guidetti) – Anche a Castellamonte s’inizia l’ Estate, tempo di vacanze e, in attesa di giorni al mare o ai monti, le Parrocchie con i loro oratori diventano punti di riferimento essenziali e sicuri a cui le...

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Nel video il Sovvenire Day, ossia l'importanza di sostenere tutti insieme la missione della nostra Chiesa attraverso l'8xmille, celebrato a Vercelli nei giorni scorsi e nel quale sono riportati anche dati e
statistiche della nostra diocesi di Ivrea.

CON MARIA MADRE DEL CARMELO TTENIAMO VIVA LA LAMPADA DELLA FEDE

(Elisa Moro) – “Flos Carmeli, vitis florigera, splendor coeli, Virgo puerpera, singularis – Fior del Carmelo, vite fiorita, splendore del cielo, tu solamente sei vergine e madre”: inizia con queste parole la sequenza dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo, la cui festa ricorre il 16 luglio.
Una solennità che riporta la mente ed il cuore al silenzio penetrante e mistico dei monti che uniscono la Samaria alla pianura di Esdrelon, alla Catena del Carmelo appunto. Un paesaggio essenziale, arcaico, un luogo già amato e prediletto dai profeti veterotestamentari – tra cui il Profeta Elia (1Re), da sempre deputato alla relazione e al dialogo con l’Assoluto.
Nel Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento si racconta che il profeta Elia, che raccolse una comunità di uomini proprio sul monte Carmelo (in aramaico «giardino»), operò in difesa della purezza della fede in Dio, vincendo una sfida contro i sacerdoti del dio Baal. Il profeta ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando una provvidenziale pioggia, salvando così Israele da una devastante siccità. In quella nube piccola “come una mano d’uomo” tutti i mistici cristiani e gli esegeti, hanno sempre visto una profetica immagine della Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo.
La Tradizione racconta che già prima del Cristianesimo, sul Monte Carmelo (Karmel = giardino-paradiso di Dio) si ritiravano degli eremiti, vicino alla fontana del profeta Elia, poi gli eremiti proseguirono ad abitarvi anche dopo l’avvento del cristianesimo e verso il 93 un gruppo di essi che si chiamarono poi “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”, costruirono una cappella dedicata alla Vergine, sempre vicino alla fontana di Elia.
Si iniziò così un culto verso Maria, il più bel fiore di quel giardino di Dio, che divenne la ‘Stella Maris’ del popolo cristiano. E sul Carmelo, nella seconda metà del sec. XII, giunsero alcuni pellegrini occidentali, probabilmente al seguito delle ultime crociate del secolo; proseguendo il secolare culto mariano esistente, si unirono in un Ordine religioso fondato in onore della Vergine, alla quale i suddetti religiosi si professavano particolarmente legati.
L’Ordine non ebbe quindi un fondatore vero e proprio, anche se considera il profeta Elia come suo patriarca e modello; il patriarca di Gerusalemme San Alberto Avogadro (1206-1214), originario dell’Italia, precisamente di Vercelli, dettò una ‘Regola di vita’, approvata nel 1226 da Papa Onorio III.
Costretti a lasciare la Palestina a causa dell’invasione saracena, i monaci Carmelitani, come ormai si chiamavano, fuggirono in Occidente, dove fondarono diversi monasteri: Messina e Marsiglia nel 1238; Kent in Inghilterra nel 1242; Pisa nel 1249; Parigi nel 1254, diffondendo il culto di Colei che: “le è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron” (Is 35,2).
Il 16 luglio del 1251 la Vergine circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell’Ordine, il Beato Simone Stock, al quale diede lo ‘scapolare’ col ‘privilegio sabatino’, che consiste nella promessa della salvezza dall’inferno, per coloro che lo indossano e la sollecita liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte.
Papa Pio XII affermò che “chi lo indossa viene associato in modo più o meno stretto, all’Ordine Carmelitano”, aggiungendo che  “la devozione allo Scapolare ha fatto riversare su tutto il mondo, fiumi di grazie spirituali e temporali”.
Maria, regina del Monte Carmelo, indica la via sicura da seguire per incontrare Suo Figlio: è la porta del Cielo, l’avvocata sicura, la fonte di speranza tra i continui perigli della vita.
La spiritualità intensa del Carmelo, nel corso dei secoli, ha anche dato alla Chiesa numerosi Santi, molti dei quali dottori della Chiesa: Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, Teresa del Bambin Gesù.
Questi Santi sono certamente maestri di vita, che offrono messaggi per ricostruire l’esperienza spirituale che ogni fedele deve personalizzare, in ogni luogo ed epoca; sono amici e guide della vita di fede e dell’avventura dei cristiani nella ricerca di Dio e nella realizzazione della vocazione alla santità.
Ecco la vera attualità del Carmelo: una ricerca del Vero assoluto, attraendo ad un vita più essenziale ed autentica, fino ad approssimarsi a Dio, grazie all’amicizia e alla guida dei Santi e della Beata Vergine.
Il grande monaco e maestro spirituale Thomas Merton, devoto del Carmelo e in modo particolare di Giovanni della Croce, ha voluto dedicare il suo libro “Ascesa alla verità” a nostra Signora del Monte Carmelo, e ha così scritto nella sua Introduzione: «Sotto il titolo, fra tanti altri, di Madonna del Carmelo, la Santa Vergine è venerata come Patrona dei contemplativi che cercano di condividere con altri i frutti della loro contemplazione. Il fine dell’Ordine fondato in suo onore è quello di far raggiungere ai suoi membri, sotto la di Lei guida, le vette della contemplazione mistica, e di far conseguire ad altri questo stesso fine per la sua intercessione. Non c’è membro della Chiesa che non debba qualche cosa al Carmelo».
La Madonna del Carmelo indica ad ogni fedele la missione di rendere il mondo un autentico “giardino di Dio”, ricordando ad ognuno che Dio, autentico Amore e misericordia senza limiti, è, parafrasando quanto Santa Teresa d’Avila affermava al termine della sua autobiografia: “ganoso de darse – desideroso di donarsi”; Egli solo “tasa se nos da – si dona senza misura”.

Proprio 10 anni orsono fu realizzato questo video, ospiti delle sorelle Carmelitane del monastero Mater Carmeli di Biella, che ebbero l onore di ricevere la visita di Padre Fernando Millan Romeral, l’allora priore generale dei Carmelitani.

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PAROLA DI DIO – “Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele”

Am 7, 12-15
Dal libro del profeta Amos
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: “Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno”.
Amos rispose ad Amasìa e disse:
“Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele”.
Sal.84
RIT: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.
RIT: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.
RIT: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.
RIT: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Ef 1, 3-14
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
Mc 6, 7-13
Dal Vangelo secondo San Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
***
UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE
Regno di Giuda: 760 circa avanti Cristo, tempo di Geroboamo: ancora un profeta che racconta la sua vocazione, da Giuda a Samaria, da pastore ad annunciatore.
Docile alla chiamata, non si fa “intimidire” e annuncia il Dio di Israele, quello della libertà.
E gli intima il sacerdote di Betel, Amasia: “Vattene…”, “non urlare” non profetizzare qui, vai “altrove”, ma l’altrove dell’uomo non è il disegno di Dio.
“Vattene… non parlare” sarebbe troppo semplice, sono parole che impediscono la Parola.
Quanta confusione, povero Amos: Dio dice “Va’ ”, Amasia dice “vattene”. In ebraico hanno la stessa forma verbale leck.
E Amos va, meglio sta.
Il profeta Amos non porta la sua parola di mandriano e agricoltore di sicomori, con fierezza porta la “Voce di Dio”, non quella del re, del potere umano, della politica “spiccia”.
Voce sprezzante, lo chiama «veggente» (chozeh) e non profeta (nabi’), non lo ritiene “autorizzato” a profetizzare, non nella sua patria.
Respinto. Invitato ad andarsene. Cacciato.
Amos dalle mani di pastore e agricoltore ha a cuore la Parola di Dio, non quella del “servo del potere”, ma quella del “disegno di salvezza”.
Amos ha la voce dell’umiltà della chiamata, che se accolta, diventa Voce roboante, fastidiosa, perché è la voce di chi ha accolto la “vocazione” che non può essere taciuta, che deve essere portata a testimonianza.
La vocazione è esperienza della bontà di Dio, dell’attenzione tenera del Padre che chiama, che ha il “disegno” rispetto ai carismi, ai doni, di ciascuno.
Ognuno ha la “propria vocazione” e rispondere con umiltà ma generosità è “fare la volontà di Dio”.
Il “profeta” è questo: fedeltà alla missione ricevuta.
Non si “nasce” profeti, lo si diventa per “chiamata”, ma occorre “prestare orecchio” alla chiamata, saperla interpretare, comprendere e “mettersi al servizio” come voce di Dio.
Benedetti profeti.
Come la lunga “benedizione” in esordio alla lettera agli Efesini (seconda lettura).
Bella la parola benedire.
Nell’Antico Testamento è parola complessa: il verbo barak indica il donare, regalare, fare grazia, se è Dio a benedire l’uomo, se è l’uomo che “benedice” allora è lodare, ringraziare.
Allora la benedizione passa da Dio all’uomo. Narrare il bene.
Nella lettera il verbo benedire (euloghein) è ripetuto due volte:
“Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”,  con sensi diversi, dapprima la lode a  Dio da parte dei fedeli , e il  beneficare il popolo, da parte di Dio.
Figli di Dio e Grazia redentrice: Paolo lo sa bene, anche a Lui come ad Amos la “chiamata” ha fatto la “differenza” (consiglio di ammirare il quadro di Caravaggio posto nella Chiesa di S. Maria del Popolo a Roma, per “guardare” quella luce divina che “illumina” l’uomo e il mondo).
E la Benedizione trova il suo culmine nella “ricapitolazione”: “Ricapitolare” (anakephalaiosasthai) tutto in Lui, significa portare all’unità tutto ciò che è frammentato e disperso e mettere Lui a “capo” di tutta la realtà, delle cose, del creato, dell’Universo.
Forse l’allusione è quello del rotolo avvolto intorno all’asta (capitolo), ma in senso ampio è Cristo che “ricapitola” che fornisce significato ad ogni lettera di quella Parola, che non è “lettera morta”, ma Parola di salvezza.
“Benedetti” ed “eletti” nell’immenso disegno di salvezza, un disegno d’Amore del Padre.
“Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28).
E la “missione” è quella: portare per ricapitolare.
E la lode, come il salmo 84 (salmo), “Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo”: La celebrazione del popolo del “ritorno” dall’esilio babilonese, dopo la deportazione di Nabucodonosor.
Ritorno che è anche “conversione”, lode a Dio per il perdono, per la misericordia: “Mostraci o Dio la tua misericordia”.
Conversione è “ritorno”, è “ripresa”, è “fiducia” è “perdono”.
E il “nuovo apparirà”: giustizia e pace si baceranno, la verità germoglierà.
E la Verità è germogliata, con l’Incarnazione Dio è venuto a portare la “liete e nuova novella”.
Dal cielo, l’Incarnazione. Verità sorta dalla terra, scesa dal cielo.
E Gesù “viene” e “manda”: impegno radicale, essenzialità ( Vangelo).
Marco nella sua descrizione semplice e parca sottolinea le indicazioni: Gesù non chiede per la partenza di portarsi ogni comfort, di organizzare un trolley pieno di ogni necessità, di avere valige da imbarcare e bagaglio da stiva, zaini o ship’s baggage, di prepararsi discorsi da affabulatori… chiede “essenzialità” nei bagagli per la partenza, chiede “di essere chiamati e mandati”.
Solo un bastone, sandali ed una sola tunica.
Mi viene da ridere pensando ai miei bagagli delle partenze…
Eppure Gesù manda con l’ Essenziale.
“né pane, né bisaccia, né  denaro”: Gesù chiede di partire in missione per  stare con la gente e condividerne le gioie e le fatiche, “rimanendo in una casa”, ci dice l’evangelista Marco riportando le raccomandazioni di Gesù, con le bellezze e le difficoltà che questo comporta.
Nulla serve nella missione, solo Cristo basta.
“Rimanere”, dimorare, nuovamente il verbo dello “stare per molto tempo”, per lasciare in quella casa il Vangelo.
Chiede essenzialità nella vita.
Chiede essenzialità perché l’essenziale è aver conosciuto il maestro e ripetere la sua missione, portare il suo vangelo, con la vita. Prendersi cura con l’unzione (unica cosa ammessa per il viaggio con bastone e sandali e tunica), non guarire, farsi vicini all’umanità, alla sofferenza, qualsiasi sofferenza.
La missione è quella che hanno imparato da lui: predicare e guarire, scacciare, sul “modello del maestro”.
Dio si “fida” e “manda”. Senza “orpelli” ed “accessori”. Basta la sua Parola.
La buona notizia.
Vita e Parola.
La conversione per la notizia.
La possibilità della salvezza per tutti. Il disegno di Dio.
Come il profeta, analoga la missione degli apostoli.
Anche a loro toccherà come a Gesù il “rifiuto”.
L’insuccesso: occorre essere “preparati” anche a quello, dai vicini e dai lontani, lo aveva sperimentato anche Gesù in patria, lo sperimenterà all’arresto e alla condanna.
“Scuotete la polvere … come testimonianza”
Lasciate senza obbligare, liberi di scegliere, liberi di accogliere, ma “fate staccare” la polvere e il fango, perché non “contamini” i vostri piedi, la vostra gioia nell’annuncio. Continuate a fare missione dell’amore che salva.
Ecco quello che serve: la testimonianza.
A due a due. Non perché il viaggio in due si fa meglio, o perché si soffre di solitudine, ma perché in due c’è la “comunità”.
Comunità e comunione, testimonianza i quell’amore fraterno che da soli non si può testimoniare.
La fatica quotidiana dell’annuncio, insieme, “sopportandosi e supportandosi”.
Andare e predicare, sulle strade, nelle case, con coraggio, con umiltà, senza stancarsi.
 

IVREA, STORICA FESTA DI SAN SAVINO – L’abbraccio della città e della Diocesi a S.S. Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli – IL VIDEO

(ferdinando zorzi) – La solennità di San Savino, vescovo e martire, patrono della città di Ivrea, è stata celebrata con grande partecipazione di popolo, sabato 6 luglio, con un giorno d’anticipo sulla data della memoria liturgica.
A rendere storica la ricorrenza di quest’anno è stata la presenza di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, che ha partecipato alla preghiera dell’Ora Terza in Sant’Ulderico e alla Santa Messa, presieduta in Cattedrale dal vescovo Edoardo.
Tra le due funzioni, come da tradizione, l’urna con le reliquie del Santo è stata portata in processione per le vie della città, al suono di inni religiosi proposti dalla banda, su una carrozza trainata da eleganti cavalli, scortata dai priori della festa e dalle autorità civili e militari.

Nel corso dei saluti iniziali, monsignor Cerrato ha ringraziato il Patriarca per la sua partecipazione, ricordando l’accoglienza ricevuta due anni fa a Costantinopoli, occasione in cui nacque l’idea di questa visita che, ha affermato il vescovo, rinnova la gioia che portarono le presenze dei Romani Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, rispettivamente nel 1990 e nel 2009.
La data odierna è stata resa ancora più solenne dalla presenza di altri tre vescovi, monsignor Roberto Farinella di Biella, monsignor Franco Lovignana di Aosta e monsignor Lorenzo Piretto emerito di Smirne e da alcune autorità della Chiesa ortodossa, guidate da Sua Eminenza Reverendissima, il Metropolita d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale Policarpo, presente con altri confratelli Vescovi.

Monsignor Edoardo Cerrato ha presentato a Bartolomeo l’omaggio di tutta la diocesi e della comunità ortodossa qui residente; l’amicizia tra la diocesi di Ivrea e il patriarcato è stata suggellata, in questo giorno, dal dono di una preziosa reliquia di San Gaudenzio, vescovo di Novara ed eporediese di origine.
In una breve ma intensa omelia il vescovo di Ivrea  ha ricordato come, al centro della festa di oggi e di tutte le liturgie, e al centro della vita di San Savino, ci sia Gesù Cristo, “dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza” come scrisse Sant’Agostino. Ricordando il contesto delle persecuzioni per le quali passò San Savino, ha rivolto un pensiero “ai martiri di Cristo di ieri e di oggi”. Questi tempi possono apparire duri ma, sempre citando il Santo vescovo di Ippona, “I tempi siamo noi: quali noi siamo, tali sono i tempi”.
L’esortazione è perciò quella di non allontanarsi da Dio e dalla nostra stessa vita.
Dopo l’omelia, la preghiera dei fedeli ha contenuto una speciale invocazione per l’unità dei Cristiani.
La celebrazione è proseguita, solennizzata dai canti della Cappella musicale della Cattedrale e dal servizio liturgico dei diaconi e dei ministranti.
Infine, prima della doppia benedizione finale, il discorso di Sua Santità Bartolomeo, che ha espresso la sua riconoscenza al Signore per aver potuto vivere in preghiera questo momento di comunione.
Il Patriarca di Costantinopoli, si è poi soffermato sulla figura di San Savino “figlio della Chiesa indivisa” e sul valore delle reliquie poiché, secondo i Padri, anche quando l’anima non è più presente, i corpi dei Santi conservano una forza spirituale, dato che la Grazie non si è allontanata da loro.
“Nulla più dei martiri è prossimo a Cristo” e le reliquie, preziosa percezione della loro presenza, rappresentano il Signore “spezzato e non diviso”, “mangiato e non consumato”, segno di Unità.
Sua Santità Bartolomeo ha concluso invocando la benedizione del Signore, affinché trionfino pace e giustizia in questi tempi tormentati.
Ha rinnovato il suo ringraziamento al vescovo Edoardo, ricordato la fraternità con Papa Francesco e annunciato, nel contesto giubilare del prossimo anno, le celebrazioni per i 1700 anni del Concilio di Nicea, che ha donato alla Chiesa il Credo apostolico.
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Il video che accompagna queste note propone in particolare: integrali, l’indirizzo di saluto in Cattedrale (e prima in Sant’Ulderico) del Vescovo di Ivrea, Mons. Cerrato.
Quindi l’omelia del Pastore della Chiesa eporediese, che ha presieduto la Liturgia
Segue (nella sintesi preparata) la prolusione, sempre integrale, di Sua Santità Bartolomeo I.
Poi la benedizione del Patriarca e del Vescovo.
Il videoracconto della giornata offre ancora un’ampia sintesi della processione e momenti della Liturgia con … il finale della banda.
Per la preparazione della gallery e la sollecitudine in questi giorni intensi di vita ecclesiale si ringrazia Giancarlo Guidetti.
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Redazione Web

Una annunciatrice di Dio tra le “signorine buonasera” (di Filippo Ciantia)

Bei tempi quando le presentatrici della TV erano tanto familiari da essere chiamate affettuosamente “signorine buonasera”! Indimenticabili Anna Maria Gambineri, Marina Morgan, Maria Giovanna Elmi, Rosanna Vaudetti, Ilaria Moscato e altre! Poi, come per tutte le stagioni umane, venne il tramonto delle annunciatrici che avevano fatto gran parte della storia della nostra televisione. Infine, sparirono completamente.
Erano veramente popolari ed amate, certamente molto di più dei conduttori degli odierni dibattiti ridotti a risse verbali ben lontane da un dialogo costruttivo ed educativo.
Non ricordo polemiche (fatto peraltro curioso in una popolazione che delle controversie fa una ragione di vita) riguardanti un appellativo – “signorine buonasera” – che oggi parrebbe politicamente scorretto. Ma tanta era la simpatia e la familiarità che la vena polemica dei telespettatori trovò altri bersagli. Fece un certo clamore l’attacco veemente a Marina Nalesso, giornalista conduttrice del Tg2, colpevole di aver indossato un crocifisso con il rosario al posto della semplice collana. “La religione deve essere un fatto privato”, si invocò!
Nei giorni scorsi è scomparsa Maria Rita Viaggi, tra le più brave e talentuose “signorine buonasera”. Figlia di Adriano, noto avvocato di Grosseto, e di Irma, artista e cantante lirica, seguì inizialmente la strada del padre e studiò legge, senza però completare l’iter universitario. Fu, invece, conquistata dalla passione materna per l’arte drammatica, la musica e la danza classica. Diventò esperta di storia delle religioni e, senza nascondere la sua profonda fede, indossava regolarmente un’elegante croce al collo. Continuò a coltivare la musica, componendo e cantando brani di carattere religioso.
Maria Rita compose ed interpretò la canzone “La pupilla di Dio”, dedicata a Maria, che divenne poi anche sigla della diretta di Rai Uno per la festa dell’Immacolata l’8 dicembre 2006 in piazza di Spagna. La sua splendida voce, con una estensione vocale di 3 ottave, le meritò il soprannome di “annunciatrice di Dio”.
“…il mio Rosario/ sarà la più potente arma per voi/ Aurora di una nuova era/ Io sono la pupilla di Dio/
il grande occhio dell’Universo…”

ALICE CASTELLO – Incidente stradale tra una moto e una macchina

Nel pomeriggio di oggi, sabato 13 luglio, le squadre dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Livorno Ferraris e quella volontaria di Santhià, sono intervenute ad Alice Castello in Via Selva angolo Via Marghera per un incidente stradale tra una moto e una macchina.
All’arrivo i Vigili del Fuoco hanno provveduto, in collaborazione con i sanitari della medicalizzata di Santhià e i volontari di Borgo D’Ale, a prestare i primi soccorsi al malcapitato motociclista, mentre l’autista della macchina è rimasto illeso.
Presenti sul posto anche i Carabinieri di Santhià.
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Grazue –
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