La crisi Konecta approda in Regione
13 gennaio manifestazione sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti
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“Uniti nel dono”: oltre che doveroso, sostenere il clero è semplice (e deducibile)
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Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce
PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella Notte santa del Natale del Signore - "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo" - Commento a cura della Prof. Elisabetta Acide -
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Is 9, 1-3. 5-6 Dal Libro del Profeta Isaia Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una...
BASSO CANAVESE - Il 3 e 4 Gennaio a Foglizzo, Caluso, Chivasso, Montanaro, San Benigno E San Giorgio Canavese torna il Trofeo Be-Fun Volley
Sabato 3 e domenica 4 gennaio i Comuni del Basso Canavese saranno coinvolti nell’accoglienza delle...
SCHERMA - 2° Prova Regionale Cadetti e Giovani di Spada – Ottime prestazioni per gli atleti del Circolo Scherma Giuseppe Delfino Ivrea
A vincere la gara maschile Cadetti è stato Fabio Dini che si classifica secondo nelle categorie Giovani mentre Matteo Casalegno conquista il terzo posto
Si sono disputate nel weekend a Casale Monferrato le gare della 2° Prova Regionale Cadetti e...
Sabato 20 dicembre
RIVAROLO CANAVESE - Una bella festa in Oratorio per dire a tutti: Buon Natale! - Appuntamento atteso, pensato e realizzato dai giovani dell’Oratorio per far vivere ai più piccoli la gioia del Natale in un clima di condivisione e gioco - S. Messa celebrata da Don Antonio Luca Parisi -
Sempre fondamentale il ruolo degli Animatori - Un messaggio importante per ciascuno di noi: animare significa amare.
(Diacono Simone Mezzano) – L’atmosfera del Natale è giunta nel suo pieno splendore in quel di Rivarolo Canavese, con la festa in Oratorio organizzata dagli Animatori e Aiuto Animatori. Il pomeriggio di sabato 20 dicembre...
Ha ritirato l'onorificenza il pronipote Alessandro Viglia Atton
TORINO - Don Stefano Cossavella "Giusto tra le Nazioni" - La prestigiosa onorificenza internazionale conferita dallo Yad Va-Shem ai non ebrei che aiutarono gli ebrei a salvarsi dall'olocausto - Presso la Sinagoga, cerimonia semplice e sentita con tante testimonianze - Il Sacerdote canavesano di Muriaglio tenne nascosta per 20 mesi in canonica, a prezzo di gravi rischi, la famiglia del Medico di Casale Monferrato Armando Morello con sua moglie ed i tre bambini - IL VIDEO E LA GALLERY
Racconti e testimonianze di chi ricorda quei giorni tra Casale Monferrato ed Ivrea
(g.g.) – I Lettori forse ricorderanno il nostro precedente articolo del febbraio 2024 che raccontava la storia, bella ed edificante, di Don Stefano Cossavella, per 33 anni (dal 1932 al 1965, quando morì il 1 luglio)...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Europa, ritrova te stessa!
Il 9 dicembre 1982, visitando la Cattedrale di Santiago de Compostela, Papa Giovanni Paolo II...
Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele
PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella IV Domenica d'Avvento - "Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto" - Commento a cura della Prof. Elisabetta Acide -
Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli.
Is 7, 10-14 Dal libro del profeta Isaìa In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te...
Manifestazione, ieri mattina, martedì 13 gennaio sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino, dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti. Vicinanza ai dipendenti è stata espressa dalla Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e dai Consiglieri regionali Pd Alberto Avetta e Fabio Isnardi. Si tratta di far recedere l’azienda dall’attuare il nuovo piano che prevede la chiusura dei siti di Ivrea e Asti e lo spostamento di oltre mille dipendenti a Torino, col forte rischio che a causa dei contratti part-time e salari medio bassi, il pendolarismo non sia sostenibile, spingendo i dipendenti ad abbandonare il posto di lavoro. “E’ necessario individuare soluzioni alternative all’accorpamento delle sedi – hanno dichiarato i tre esponenti del Pd-. Per questo è fondamentale che la Regione intervenga, ascolti i territori e contribuisca a costruire un percorso che salvaguardi l’occupazione e mantenga aperti i presidi di Ivrea e Asti”.
E sempre ieri mattino all’incontro in Regione hanno partecipato i sindaci di Asti e Ivrea, gli amministratori dei territori coinvolti, i consiglieri regionali e le rappresentanze sindacali. Il tavolo, coordinato dall’assessore alle Attività Produttive Andrea Tronzano, ha visto la partecipazione in videocollegamento da Bruxelles del presidente Alberto Cirio, oltre agli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone, e sarà ora portato avanti dal vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino.
“Nei prossimi giorni convocheremo l’azienda con l’obiettivo di aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola” ha detto il Presidente Cirio. “Su queste vertenze non ci saranno scorciatoie né rassegnazione: lavoreremo pancia a terra, insieme ai sindacati e agli amministratori locali, perché nessuno venga lasciato solo di fronte a decisioni che rischiano di avere pesanti ricadute sociali sui lavoratori e sulle loro famiglie” ha detto la vicepresidente Elena Chiorino. “Siamo pronti a ripartire 3,7 milioni di euro, provenienti dal MEF, per promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi a dotarsi delle cartelle informatizzate dei cittadini assistiti – ha annunciato l’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone -. L’auspicio è che queste risorse welfare possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un’emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta, e ha bisogno della presenza della Regione”.
(foto da https://www.cittametropolitana.torino.it)
Il referendum sulla Giustizia (in programma il 22 e 23 marzo prossimi) sembra il bis della consultazione del giugno 2025 su lavoro e cittadinanza: maggioranza e opposizione lo hanno trasformato in un voto pro-contro il Governo Meloni con i temi specifici in ombra.
Il rischio è una limitata partecipazione alle urne, anche se non è previsto il quorum.
Nella maggioranza il più esplicito è stato il “potente” sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, che ha previsto elezioni anticipate dopo la vittoria del sì sulla legge Nordio. Giorgia Meloni ha rettificato il tiro, anche per evitare uno scontro istituzionale con il Quirinale (la Costituzione affida al Capo dello Stato i poteri di scioglimento delle Camere). Resta l’opinione unanime di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia sul significato politico del referendum.
L’opposizione, con Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni e il segretario della Cgil, Landini, ha camminato in conferenza-stampa sullo stesso schema: la vittoria del “no” come premessa della sconfitta del Governo alle politiche.
Anche i Centristi si muovono come nel giugno ’25: per il sì Calenda e i “miglioristi” del Pd, libertà di scelta per i Renziani, in larga parte favorevoli alla legge Nordio.
Sui media (e in particolare nel talk-show) prevale lo stesso schema: priorità al confronto Meloni contro Schlein-Conte, minore attenzione ai quesiti referendari (in primo piano la separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Magistrati giudicanti, la divisione del CSM in due strutture con estrazione a sorte dei componenti, la custodia cautelare …).
Sono temi essenziali per il funzionamento della Giustizia: meriterebbero più rilievo dalla politica e dai media, prima del voto di marzo.
I due referendum in fotocopia (giugno ’25 e ora) sono inoltre un chiaro segnale dell’immobilismo del quadro politico, nonostante le baruffe quotidiane. Nel destra-centro la Meloni non ha concorrenti e difende i suoi due vice: Tajani dall’assalto dei Berlusconi (che vorrebbero per Forza Italia una guida più dinamica), Salvini dalla crisi del Carroccio (diviso tra l’altra destra del generale Vannacci, filo-Putin, e i “centristi” del Nord, guidati dall’ex Governatore veneto Zaia). Le fratture nella Lega sono il vero fattore di rischio per il destra-centro.
Nel “campo largo” continua a mancare una guida, nonostante il forte appello dello storico Mieli sul “Corriere”. La Schlein e l’ex premier Conte sono in aperta competizione, mentre si affacciano nuove candidature. Nel Pd resta aperta la collocazione della minoranza riformista (15% della Direzione), prevalentemente formata da ex Popolari (Delrio, Guerini, Gori …). L’obiettivo è la correzione della linea radicale del Pd, in un confronto con la Schlein. L’alternativa è la nascita di una nuova formazione di centro-sinistra come la “Margherita” di Rutelli e Prodi, nella convinzione che il modello bipolare destra-sinistra favorisca la Meloni, com’è avvenuto nel ’94 nello scontro Berlusconi-Occhetto. A questa iniziativa dovrebbe aderire anche il professor Ruffini, con il movimento “Più uno”.
Camminano invece per la loro strada gli ex alleati centristi Calenda e Renzi: il leader di Azione punta ad una nuova legge elettorale che gli consenta di correre da solo fuori dai due Poli, mentre l’ex premier conferma l’alleanza con la Schlein, riservandosi in extremis la candidatura a Palazzo Chigi della neo-sindaca di Genova Silvia Salis, che si definisce “cattolica, madre, moglie”.
Ma la politica, oltre ai leader, dovrà badare alla nuova geografia mondiale, nell’era Trump-Putin-XI. Sarà essenziale il nuovo respiro europeo delle coalizioni, la priorità al tema della pace, il rifiuto della logica di potenza, il prevalere dello Stato di diritto e del multilateralismo, il rispetto di ogni persona.
I programmi politici delle elezioni (che si tengano nel 2026 o alla scadenza naturale del 2027) non potranno essere la fotocopia del voto del ’22 perché il mondo è cambiato e l’Italia non può essere confinata ad un ruolo marginale da una classe politica “provinciale”. I tempi burrascosi richiedono leader autorevoli, alla Mattarella.
La Campagna “Uniti nel Dono“ continua ad invitare a sostenere il clero, impegnato nelle opere di aiuto e di speranza a testimonianza del Vangelo ogni giorno.
Il contributo versato a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero è deducibile dal reddito complessivo delle persone fisiche fino ad un tetto massimo di 1.032,91 euro annui. La deducibilità è quindi, per chi vuole approfittarne, un’opportunità in più per contribuire e costituisce un ulteriore riconoscimento dell’importanza dell’opera dei sacerdoti. Se inserita nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi), l’offerta concorrerà a diminuire la tua Irpef e le relative addizionali. Le ricevute – conto corrente postale, estratto conto della carta di credito, quietanza, contabile bancaria – sono valide per la deducibilità fiscale. Ricorda di conservare le ricevute delle tue Offerte!
Donare online è semplice e sicuro con carte elettroniche. È inoltre possibile farlo via telefono al Numero verde: 800-825000 oppure con il Bollettino di Conto Corrente Postale N° 57803009 intestato a: Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero – Erogazioni liberali, via Aurelia 796, Roma 00165 o anche Bonifico bancario a Intesa San Paolo IBAN: IT 33 A 03069 03206 100000011384, da effettuare a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero, con causale “Erogazioni liberali art. 46 L.222/85”.
Campagna 2025
Sono 5 i Comuni piemontesi che hanno ottenuto il riconoscimento Plastic Free 2026, assegnato da Plastic Free Onlus alle Amministrazioni che si distinguono per la promozione di buone pratiche contro l’inquinamento da plastica, l’attuazione di misure concrete per la sostenibilità e il coinvolgimento della cittadinanza. Tra questi anche San Giusto Canavese. E poi Cuneo, Pianezza, Rivalta e Torino. 141 i Comuni premiati a livello nazionale, selezionati sulla base di 20 criteri, nella quinta edizione di questo progetto. Il riconoscimento sarà conferito ufficialmente il 14 marzo 2026 a Roma, presso il Teatro Olimpico, in occasione della cerimonia nazionale che celebrerà l’impegno delle Amministrazioni più virtuose.
“Sono molto orgoglioso di vedere crescere ogni anno la rete dei Comuni Plastic Free – ha dichiarato Luca De Gaetano fondatore e presidente di Plastic Free Onlus –. Da 49 Comuni nel 2022 a 141 nel 2026: è il segno tangibile che un cambiamento culturale e amministrativo è in atto, grazie anche al supporto quotidiano dei nostri referenti e dei volontari su tutto il territorio nazionale”.
(nella foto la chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano nel centro di San Giusto)
Il governo ha fissato le date del prossimo referendum. Quanti italiani sanno davvero che cosa sono chiamati a votare?
Il referendum, che la Costituzione ha immaginato come strumento di partecipazione diretta e consapevole, rischia ancora una volta di trasformarsi in qualcos’altro: un campo di battaglia ideologico, un regolamento di conti, un “pro o contro” qualcuno, più che un giudizio su norme precise. I contenuti del referendum dovrebbero stare al centro del dibattito. Invece restano sullo sfondo, coperti da slogan, schieramenti, tifoserie. Il referendum diventa un test di forza tra partiti, un sondaggio sul gradimento del governo, un’occasione per colpire l’avversario di turno. Tutto, tranne ciò che dovrebbe essere: una scelta informata dei cittadini su questioni concrete.
Se non conosci il contenuto, e se la politica oscura il referendum, diventa quasi automatico decidere di non andare a votare. Si consolida pericolosamente l’astensionismo, già alto nelle precedenti tornate elettorali. Un effetto corrosivo sulla democrazia; quando il voto perde contenuto, perde anche senso, e le persone smettono di andare alle urne. La disabitudine al voto non nasce dall’indifferenza naturale dei cittadini (anche se i cittadini potrebbero sforzarsi di essere maggiormente responsabili), ma dall’abitudine della politica di svuotare gli strumenti democratici del loro significato.
Ma come si può pretendere partecipazione, se non si investe seriamente sull’informazione, sulla chiarezza, sul rispetto dell’intelligenza degli elettori? Un referendum non dovrebbe essere “contro” qualcuno. Non dovrebbe essere un giudizio complessivo su una stagione politica, né una clava da agitare nei talk show. Dovrebbe essere un momento di responsabilità collettiva. Spiegare, discutere, capire. Anche dissentire, certo. Ma sui fatti, sulle norme, sulle conseguenze reali.
Quando la politica invade il referendum con logiche estranee, ottiene un solo risultato: allontanare ulteriormente gli italiani dalle urne. Ed è un danno che va ben oltre l’esito di una singola consultazione. È un danno alla fiducia, alla partecipazione, alla cultura democratica del Paese.