Carnevale!

Gennaio servirà a scaldare i motori per poi viaggiare a una accettabile velocità di crociera i restanti mesi dell’anno.
Parte sonnacchioso, freddo e bagnato. Il dilagare dell’influenza ha destabilizzato i programmi fatti e reso traballanti quelli futuri. Ma di cose, pubbliche e private, ne succedono tutti i giorni. Tante.

Noi continuiamo a fermare la nostra attenzione, e la vostra, su quei fatti che danno maggior senso e significato alla vita, proponiamo quelle considerazioni e quelle riflessioni che aiutano a dare un giudizio sui fatti e a coltivare qualche idea di più ampie vedute. Anche il Carnevale.

Il Carnevale che sabato 6 gennaio, festa dell’Epifania ha avuto il suo inizio. Regolare, ben organizzato, rispettoso delle direttive di sicurezza e delle tradizioni, partecipato, festoso, solenne, colorato. A sprazzi bagnato da una pioggia impertinente. Vi abbiamo dedicato alcune pagine interne, lasciando molto spazio alle foto, di per sé eloquenti e concentrandoci su tre “testi” che le accompagnano.

Partiamo con un sobrio racconto della giornata che non è solo cronaca di quanto accaduto, ma è la trasmissione di un valore, la comunicazione di un senso delle cose che va al di là della semplice apparenza, la condivisione di un ideale di festa, la partecipazione ad una emozione comune.

Pubblichiamo integralmente il verbale del Sostituto del Gran Cancelliere per la Nomina del Cittadino Generale, che racconta la giornata di apertura del carnevale con toni frizzanti, linguaggio colorito e caloroso. E’ bello entrare nelle parole del Carnevale, negli Atti ufficiali, nel linguaggio usato, per lasciarsi imbrigliare dalla tradizione non soltanto in quei minuti in cui viene pronunciato ma anche nei giorni seguenti e soprattutto per chi, amando il Carnevale, non ha avuto modo di sentirlo pronunciare e assaporarlo abbracciato da un ambiente caldo ed emozionato.

Pubblichiamo il discorso del Vescovo durante la liturgia dell’offerta dei ceri nel pomeriggio in cattedrale. Quante cose ha detto il Vescovo Edoardo oltre a quella di proporre un sodalizio tra il Carnevale e la Caritas! Certo, dando ciascuno 1 euro si permetterebbe alla Caritas di affrontare con decisione il problema delle nuove cento famiglie a cui acquistare ciò che non può più essere fornito come alimenti di prima necessità.
Qualcuno ha già fatto sapere il suo accordo di principio. Altri probabilmente riflettono. La Caritas attende con pazienza. Il bisogno esiste e può trovare una risposta. Un invito inedito, quello del vescovo, certamente di ampie vedute in un momento in cui si stava festeggiando un evento ben circoscritto nello spazio e nel tempo, e le cui tradizioni sono radicate nel territorio. Nella festa, nella gioia, nella tradizione consolidata si può pensare e ci si può impegnare per chi è nel bisogno.
Ma nel discorso non sfugge un cenno alla presenza della Chiesa nella società, alla situazione di decadenza identitaria e civile del Paese che diventa decadenza economica e politica, all’esercizio delle virtù e non solo alla proclamazione dei valori.

E ritorna al Natale per dire – come per altro avevamo anche scritto su queste colonne – con le parole di Papa Francesco che senza Gesù non c’è Natale; c’è un’altra festa, ma non il Natale.
Tutto sarebbe finto. E’ ricordando Erode – bieco, pauroso di perdere il posto – che il Vescovo mette in guardia dai poteri forti che dirigono i poteri deboli e che la storia insegna che chi è suddito, anziché temere i poteri forti, più sovente teme chi non ha potere.

Il Carnevale è una festa di popolo, dove persone diverse fanno festa insieme, superando le diversità e trasformandole in ricchezza. La diversità non è sinonimo di inimicizia e ai valori comuni non si rinuncia per non ritrovarsi in una massa informe di “membra estranee tra loro”. Esattamente ciò che il Carnevale non vuole. Buon Carnevale anche dalle nostre colonne!

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