Tra le tante ricorrenze praticamente di ogni giorno dell’anno, il 20 novembre si è celebrata la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, voluta per porre l’attenzione sui diritti che dovrebbero tutelare i bambini di tutto il mondo. La Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, approvata dall’ONU, prevede 54 articoli che si basano su 4 principi fondamentali: la parità di trattamento e non discriminazione; la salvaguardia del benessere e la priorità dell’interesse del bambino; il diritto alla vita e allo sviluppo e la protezione da ogni tipo di abuso; e l’ascolto e partecipazione nelle decisioni che lo riguardano.
Il documento, ratificato da 196 Paesi del mondo, è stato il primo a riconoscere il bambino come portatore di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici e non solo come elemento passivo, bisognoso di cure e protezione. I diritti dei bambini dovrebbero essere tutelati sia dalle istituzioni ma soprattutto dalle famiglie, genitori in primis, che nella consapevolezza del proprio ruolo e della propria responsabilità dovrebbero fornire al bambino quell’ambiente e quell’educazione che possa permettergli di crescere in modo sano ed equilibrato.
Il genitore, per poter assicurare al bambino i suoi diritti, deve avere delle competenze e delle capacità che sono state codificate in letteratura e che sono comprese in questi temi. Anzitutto l’adattamento al ruolo del genitore: il genitore provvede adeguatamente alle cure fisiche ed emotive della prole? In caso di problemi, riesce a riconoscerli? Poi la relazione con i figli: quali sono i sentimenti dei genitori verso i figli? Sono empatici? Riescono a vedere i propri figli come entità distinte da loro? Quindi le influenze della famiglia: il genitore è capace di dare sostegno al proprio partner? Qual è il grado di coinvolgimento del bambino nelle discordie familiari? Ed infine, l’interazione con il mondo esterno: sono presenti reti sociali di sostegno?
Il genitore, dunque, si deve rendere consapevole del proprio ruolo, che non si limita alla pratica quotidiana, ma che è portatore di un piano di sviluppo, di cura e di educazione capace di accompagnare la crescita del bambino per incoraggiarlo ad essere autonomo, capace di autoregolarsi e crescere sicuro di sé, capace di incoraggiare un dialogo aperto, di supportare l’autonomia di azione e di pensiero, di accogliere i pensieri del bambino…
Ai genitori non è richiesta perfezione ma la capacità di essere “buoni genitori” in grado di assumersi delle responsabilità in merito a decisioni precise e agli errori che si possono commettere, essendo in grado di chiedere aiuto nei momenti di fatica o di confusione perché il benessere nella famiglia parte dall’adulto.


