In questa prima domenica di Avvento il Signore ci risveglia con parole che scuotono il cuore: “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà“. Che grazia iniziare un nuovo anno liturgico con questo richiamo potente alla vigilanza. Gesù ci porta ai tempi di Noè, quando gli uomini mangiavano, bevevano, si sposavano. Attività buone, necessarie, eppure vissute con tale distrazione da non accorgersi del diluvio che stava per sopraggiungere. Ecco il primo grande pericolo della nostra vita: lasciarci assorbire completamente dalle cose contingenti, perdendo di vista ciò che davvero conta. E noi siamo diversi da quegli uomini del tempo di Noè? Quante volte le preoccupazioni quotidiane, il lavoro, persino le relazioni, ci catturano così tanto da farci dimenticare Dio?
Il Signore ci invita a riconoscerlo in ogni fratello. Questa è vigilanza: occhi aperti sul mondo, ma cuore fisso in Dio. Non si tratta di fuggire la vita, ma di viverla con profondità, sapendo leggere in ogni momento la presenza amorevole del Padre. Il Vangelo ci invita a “vegliare”, ma significa molto più che stare svegli: indica un’attesa operosa, dinamica. Non è l’ozioso aspettare di chi spera che il tempo passi, ma il fervore di chi prepara, sistema, lavora perché tutto sia pronto quando Gesù tornerà.
“Cercate di capire”, ci dice Gesù. Quanto abbiamo bisogno di un cuore sapiente! Gli uomini del diluvio “non conoscevano”, non capivano. Vivevano in superficie. Anche noi riceviamo ogni giorno tanti segni, incontri, parole. Ma cosa leggiamo in essi? Sappiamo riconoscere le visite di Dio nella nostra vita quotidiana? O lasciamo che tutto scorra senza interrogarci sul senso profondo di ciò che viviamo?
“Siate pronti”, è il terzo invito. Due uomini nel campo, due donne alla mola: uno preso, l’altro lasciato. Immagine che ci interroga radicalmente. La differenza non sta nelle attività esteriori – entrambi lavorano – ma nell’atteggiamento interiore. Sono pronto oggi ad incontrare il Signore? Non domani, non quando avrò sistemato tutto, ma oggi, in questo momento? Vivo in grazia di Dio o c’è qualcosa che mi separa da Lui?
La vigilanza non è ansia o paura, ma amore. È come gli sposi che si attendono: mentre uno attende l’altro, si aspetta, si prepara tutto con cura e tenerezza. Così dobbiamo vivere noi: trattando ogni momento come prezioso, ogni persona come dono, ogni circostanza come occasione di grazia. La nostra vita quotidiana, fatta di gesti ripetuti e relazioni consuete, può diventare luogo santo se la viviamo con questa tensione amorosa verso il Signore.
In questo tempo di Avvento, accogliamo l’invito a ridestare il cuore. Non lasciamo che l’abitudine spenga il fuoco dello Spirito.
Mt 24,37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


