A Natale la Russia di Putin ha rifiutato la tregua con l’Ucraina chiesta da Papa Leone XIV a nome dell’intera umanità; a Capodanno gli Stati Uniti di Trump hanno aggredito il Venezuela e deportato il presidente Maduro, prima di tornare a minacciare anche la Groenlandia; negli stessi giorni la Cina di XI ha rivendicato con forza la sovranità su Taiwan, circondando militarmente lo Stato asiatico.

Russia, USA, Cina sono gli artefici del nuovo patto di Yalta, che divide il mondo secondo zone di influenza decise dalla logica del “più forte“: agli Stati Uniti il Continente sudamericano (e una parte del Medio Oriente con Israele), alla Russia l’Ucraina (con un occhio sull’Europa), alla Cina Taiwan e vaste aree asiatiche.

Torniamo alla logica ottocentesca degli Stati autoritari e Imperiali, come aveva profeticamente denunciato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, difensore dello Stato di diritto, delle democrazie liberali, dell’autonomia delle Nazioni. Ancora nel messaggio di Capodanno il Quirinale aveva definito “ripugnante” il comportamento di chi, come Putin, si sente forte e rifiuta la pace. Trump, che ha riabilitato lo zar nonostante un milione di morti nel conflitto con l’Ucraina, segue la stessa linea della “nazione più forte“, minacciando anche altri Stati sudamericani (Colombia, Cuba, Messico…), puntando sempre sui vantaggi economici, dimenticando i valori democratici scritti nella Costituzione statunitense.

Negli Usa solo un elettore su tre condivide le scelte di politica estera (quasi analogo il giudizio dei cittadini italiani): ma nel nostro Paese ha destato scalpore il sì a Trump sul Venezuela della Premier Meloni, che ha scelto l’alleanza della destra mondiale anziché la tutela dello stato di diritto; successivamente il Governo ha corretto il tiro, con una dichiarazione “prudente” del ministro degli Esteri Tajani e con i “distinguo “dell’altro vice-premier Salvini. Sulla Groenlandia (difesa dalla Danimarca, Paese Nato) resta intatta la questione di fondo: nessun Governo può decidere da solo chi è buono e chi è cattivo, perché questo conduce all’anarchia e a nuove guerre. L’abbandono del multilateralismo produce un caos ancor più grande.

Anche sull’Ucraina il rischio del fallimento è grande se non si vede l’intesa “de facto” Trump-Putin, ad un anno dall’incontro tra i due leader in Alaska, con cerimonie sfarzose, da amici, non da avversari. La Meloni e Conte hanno un problema “parallelo”: la premier appoggia Kiev ma ignora la linea filo-russa di Trump; il capo degli ex Grillini è duro con la Casa Bianca, morbido con Mosca. Come se la nuova Yalta non esistesse.

E l’Europa, emarginata dalla nuova Triplice? Secondo l’ex premier e commissario UE Paolo Gentiloni Bruxelles sta balbettando nei confronti di Trump che ha rotto l’ultradecennale solidarietà Atlantica (anche con la politica dei dazi). Il “vecchio continente”, culla della democrazia, radicato nei valori della solidarietà e della giustizia di matrice laica e cristiana (pensiamo solo alla “semina” dei secoli dei mille monasteri benedettini), ha un grande ruolo da svolgere contro il dominio del “più forte “, per la pace, per il rispetto di ogni persona. Ad una condizione: parlare con una sola voce, autorevole, democratica, superando il diritto di veto di ogni Paese, vero ostacolo per le riforme invocate da Mario Draghi. In questa direzione è necessario un ripensamento del Governo italiano, ancora legato al “sovranismo” nazionale, contrario al cambiamento degli Statuti.

Adenauer, De Gasperi, Schumann, padri fondatori pensavano ad un’Europa soggetto politico, non esclusivo protagonista economico. Il rilancio dei valori democratici può battere il dominio degli autocrati; ed anche negli Stati Uniti le elezioni di medio-termine (a novembre) potrebbero infliggere uno stop al potere imperiale di Trump.

L’essenziale è cogliere la svolta epocale in atto:
il nuovo assetto geo-politico e le scelte conseguenti di politica estera debbono assumere un carattere prioritario, prima ancora del pur importante referendum sulla Giustizia e delle leggi sul “premierato” e sulla nuova legge elettorale. Il futuro dell’Europa sarà anche quello dell’Italia.