Prima Lettura   Is 42,1-4.6-7

Salmo Responsoriale Dal Sal 28 (29)

Seconda lettura  At 10,34-38

Vangelo Mt 3,13-17

Il secolo è il VI°, l’editto di Ciro re di Persia, ha consentito al popolo di Israele, deportato a Babilonia (l’impero che lo stesso Ciro ha conquistato), il rientro in patria.

Le pagine del “secondo Isaia” (capitoli dal 42 al 55),si aprono come in una “scena” a teatro e il “presentatore”, Dio, lo annuncia: “Ecco il mio servo che io sostengo,il mio eletto di cui mi compiaccio.Ho posto il mio spirito su di lui;egli porterà il diritto alle nazioni”(prima lettura).

La “dignità” del Servo:in ebraico ’ebed,personaggio “misterioso”, che è stato “identificato” da taluni con Mosè, da altri come il profeta Geremia, lo stesso Isaia? Il popolo in ritorno? , ipotesi di “maestro di sapienza” o “messianica”… sicuramente un uomo “sostenuto da Dio”, uomo in cui Dio ha posto il “suo spirito”.

Un “servo” dunque che non è “schiavo”, che vive a corte, secondo la tradizione antica, quasi un “primo ministro”.

Gli aggettivi ed i verbi utilizzati dallo scrittore sacro sono precisi: “Non griderà né alzerà il tono,non farà udire in piazza la sua voce,non spezzerà una canna incrinata,non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;proclamerà il diritto con verità.Non verrà meno e non si abbatterà”… un uomo coraggioso ma mite, un uomo che porta una verità ma senza “gridare”, con efficacia delicata ma potente, una “fiamma” che “accende” di verità la vita senza alzare al voce.

E quello “stoppino” non si spegne perché in assenza di olio, ma è “ravvivato”, la fiamma non languisce, ma che si “alimenta”…

E Dio rassicura, “io ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano”, chiamato e preso per mano…

Una vita a “disposizione” del Signore.

“Servo” che utilizzerà la dolcezza, la mitezza,la pazienza,il coraggio,la perseveranza…

Un “servo” che non condanna, me che porta giustizia, proclama il diritto nella verità.

Un Dio che “prende per mano”  per una “missione”: “perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”.

E in questo “servo” si intravede la figura di Gesù, “servo sofferente”.

Servo che “testimonia”.

Servo che ha una “missione”: “apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre
”. Inviato a “liberare”, a “guarire”, a “portare luce”, a “riaggregare” i dispersi per un “progetto” di Dio.

E quella “testimonianza” l’evangelista Matteo la fa “apprezzare” in quella “fila” lungo le sponde del Giordano che “vede” anche Gesù (Vangelo).

Un Gesù “sceso” dalla Galilea alla Giudea, un Gesù “adulto” (lo abbiamo lasciato bambino di ritorno dall’Egitto in quella città chiamata Nazaret e lo ritroviamo  uomo tra quegli uomini in fila).

Il “camminatore” ha iniziato il suo percorso: un cammino fisico, ma un “cammino” che fa “erompere” una nuova “epifania”: irruzione del divino nell’umano.

Un cammino in quella valle degradante al deserto, i passi su quella via che attraversa quella regione romana chiamata Palestina, percorso iniziato “a casa” e terminato “in quell’acqua”.

San Matteo ci presenta Gesù: arriva camminando come gli altri uomini, si “mette in fila”, attende “il suo turno”, arriva davanti a Giovanni.

Gesù “si presenta” e Giovanni “lo presenta”: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”.

Non si “scompone” Gesù, non lo fa tacere, non abbassa la voce ma neppure grida. Afferma: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”.

“Allora egli lo lasciò fare”.

 

Una immagine che ci racconta quella “volontà” di Dio che caratterizza l’atteggiamento di ogni credente: “lascia fare” a Dio. Affidati, abbi fiducia, abbi pazienza, non affannarti… si compirà la giustizia di Dio.

E Giovanni lo “battezza”, in fila come gli altri, “entra” nella dimensione dell’esistenza dell’uomo per “lasciare” spazio a Dio.

E Dio ha un “progetto”.

A Giovanni, Gesù, chiede l’atteggiamento fondamentale del credente, di non porre ostacoli al “progetto” di Dio.

Il “progetto” presentato dall’evangelista Matteo è la giustizia di Dio nel disegno rivelato da Gesù.

Dio si fa vicino: fedeltà a Dio e solidarietà con l’uomo.

Un Dio “fatto immergere” ed “esaltato”.

E il Padre “lo riconosce”. L’Epifania dell’Amore: “Questi è il Figlio mio, l’amato”.

Il Padre presenta il Figlio.

Un Figlio amato.

Un “Figlio amato” in fila con i peccatori… spiazzante.

Anche Giovanni non comprende…

Gesù “immerso” in quell’acqua con i peccatori, sarà “immerso” fino alla fine con i peccatori. Sulla croce avrà accanto “malfattori”.

Un Dio in dialogo con i peccatori.

Un Dio che rivela e ci rivela il suo volto. Il Figlio amato che ama.

Rivelazione grandiosa: Dio incarnato, amato, ama.

Dio è lì con quegli uomini: Figlio – Dio come il Padre.

Dio “immerso” nell’umanità.

Un Dio non solo “perfettissimo, creatore e signore, giudice…”ma un Dio “immerso” nel mondo con l’uomo.

Gesù è al Giordano… Gesù “venne”, “viene”, è con l’uomo peccatore.

Gesù “viene” per essere “immerso” nell’umanità che ha bisogno di lui, per condividere le difficoltà, i cammini faticosi.

Gesù “viene” perché vuole “immergersi” con l’uomo,perché nessuno si senta solo, abbandonato,sconfitto, inadeguato, fallito.

Gesù “viene” perché dice all’uomo: “hai fatto sbagli ma non sei sbagliato”.

Gesù “viene”, Figlio amato,per “essere” con l’uomo,per “essere amore”, per essere “amore che ama”.

Gesù “viene” per “entrare” e “immergersi” nella vita di ogni uomo e illuminarla di Amore.

E dopo che si è “immerso”, “egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”

“Vede” quello Spirito che aleggiava sulle acque nel tempo dell’ “In Principio”.

“Viene” sopra di Lui.

Spirito che trasforma e dona vita.

Incontro tra la “voce” che grida ed invita alla conversione ed il “Signore”:battesimo “di acqua” e battesimo “nello Spirito”.

E Dio lo “presenta”: Amore.

 

L’esperienza di Amore che Gesù ha “vissuto” nello Spirito, ora è proclamata dal Padre al mondo: In lui mi sono compiaciuto, in lui ho realizzato il mio disegno, in lui lascio vivere il mio Amore.

Il progetto di Dio è un progetto d’Amore.

In Lui ho posto il mio compiacimento”: Dio è felice, Dio esulta di gioia per il Figlio Incarnato. Lui porterà a “compimento” il disegno di Amore del Padre per il  mondo.

Figlio sono “orgoglioso” come Padre per te, che hai scelto di essere “servo” per amore. Lo dirà lo stesso Gesù riportato dall’evangelista Giovanni: “Il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv 17,23), la reciprocità dell’Amore e il riconoscimento della gioia reciproca.

Le parole di Dio che sappiamo compariranno solo in un altro episodio raccontato dagli evangelisti: la trasfigurazione.

L’annuncio di Dio.

Il “disegno” proclamato da San Pietro. “dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”(seconda lettura).

E San Luca annota: Pietro “prende la parola” un annuncio, un Kerygma: “Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.”

Annuncio della salvezza, annuncio per tutti.

Lui ne è stato testimone.

Il “respiro” dell’universalità dell’accoglienza,del dono della pace,del “risanamento” attraverso Gesù…

E cogliamo il “respiro” della “Chiesa comunità aperta” (sarà confermato nel Concilio di Gerusalemme), che sa accogliere nel nome di Cristo, battezzare, annunciare la pace per mezzo di Cristo.

E se Cristo è il “Signore di tutti”, tutti siamo “fratelli”, “figli”, accolti da Colui e per Colui che ha dato la Sua vita per “tutti”, perché tutti ritrovassero la Vita.

E il brano degli Atti degli Apostoli ci interpella “quanto sappiamo, noi oggi, battezzati, essere comunità aperta?”, “quanto sappiamo abbattere muri e divisioni per accogliere ed annunciare la sua pace come persone riconciliate?”; “quanto sappiamo vivere ed annunciare la Parola come testimoni convertiti e trasformati dallo Spirito Santo?”…

Le parole di Pietro ci “interpellano”, interpellano le nostre vite, le nostre comunità cristiane: quanto siamo docili nell’accettare e vivere ciò che la Chiesa ci chiede, essere fedeli al Vangelo, camminare sulla strada della santità e non dimenticare di essere “comunità” di Cristo, di vivere con umiltà e speranza il “disegno” di Dio?

Pietro è “testimone” e “trasformato” dallo Spirito,porta la Parola… e noi quanto sappiamo “uscire” ed essere “missionari”? quanto sappiamo essere “accoglienti”? quanto sappiamo rendere le nostre comunità accoglienti, luoghi di “comunione”?

Lasciamoci trasformare dai “disegni” di Dio, lasciamoci guidare, lasciamo “spazio” a Dio, “immergiamoci” con umiltà, dopo esserci “messi in fila” come ha fatto Gesù al Giordano.

Ascoltiamo anche noi quella “voce” che ci chiama “figli amati”.

Con il Battesimo siamo stati “generati”,figli e fratelli, lo Spirito è stato “effuso” e ci ha “inondati” d’Amore generoso e totale che ci abbraccia. Non possiamo “tenerlo per noi”.