(elisabetta acide) La tradizione centenaria della comunità di Borgo Revel, è stata ancora “rispettata”: in occasione della festa di S. Antonio abate, la comunità si riunisce a “rendere grazie” a Dio per il dono della terra.
Domenica 18 gennaio 2026 alle ore 9,00, nella Chiesa parrocchiale in occasione della S Messa festiva, si è si è fatta memoria di S Antonio abate, monaco, uomo di preghiera che aiuta a riflettere anche sulla contemplazione del creato e delle creature “cose buone”, dono  meraviglioso di Dio , uomo che ha saputo “rinnegare se stesso” per abbracciare l’ amore di Dio” come ha ricordato nell’ omelia il parroco don Valerio D’ Amico.

Se prendiamo in mano il Benedizionale, ci accorgiamo che è presente in esso una ricca proposta celebrativa che prende in considerazione diverse circostanze della vita, luoghi e attività dell’uomo strumenti di lavoro, vita dei campi, mense, pasti, spazi,  elementi e le cose che hanno attinenza con le manifestazioni della pietà popolare … Una lettura attenta ai formulari nel Benedizionale contenuti  poi, offre e rivela una particolare attenzione a diversi elementi dei linguaggi e delle manifestazioni popolari, dunque esso, offre una preziosi elementi per la catechesi “in comuntà” e “di comunità”.
Una “occasione”, dunque, per aiutare bambini, famiglie, adulti e comunità parrocchiale, proprio in occasione delle celebrazioni dei santi, di festività e ricorrenze, a “collocare” elementi e spazi della catechesi e rendere “fruibile” e “comprensibile” il messaggio del Vangelo.
L’occasione della “catechesi” è stata fornita dalla festa del ringraziamento per i frutti della terra, il lavoro agricolo e la benedizione degli animali tradizionalmente collocata nella festa di S. Antonio abate (che ricorre il 17 gennaio).

Festa di “ringraziamento” e “celebrazione di comunità”, occasione per aiutare bambini, famiglie, adulti e tutti coloro che hanno partecipato alla s. Messa ed alla successiva benedizione di animali e mezzi agricoli, a comprendere il valore del “grazie a Dio” per la vita, per il lavoro dell’uomo e della realtà creata, in particolare per sottolineare ed aiutare a cogliere le presenza di Dio nella storia degli uomini  e per rileggerne la portata salvifica,  favorire  la riflessione sull’ importanza dell’armonia della persona con il Creatore e  con l’intera realtà creata e aiutare a  riconoscere il valore del lavoro in vista della propria santificazione di della cooperazione al progetto divino.

La celebrazione di domenica 18 gennaio, allora, è diventato memento per la comunità di riflettere, anche sulle funzioni simboliche e rituali, delle benedizioni e della loro sequenza: segno di croce, saluto liturgico, monizione introduttiva,  responsorio, proclamazione della parola di Dio, esortazione, intercessioni, preghiera di benedizione, benedizione, e delle azioni gestuali, degli atti del linguaggio, in considerazione  della natura ecclesiale del rito, della ministerialità liturgica e della presenza della comunità cristiana riunita nel giorno del Signore per celebrare e ringraziare.

Per “sostenere” il valore delle tradizioni locali ed accompagnare alla comprensione dei riti e all’importanza della celebrazione, la comunità parrocchiale,in particolare i priori delle feste ed i catechisti, insieme agli agricoltori locali, ha provveduto ad un allestimento della Chiesa di” S. Anna”, che aveva l’intento di sottolineare la varietà e la ricchezza della pietà popolare ed orientare, nel pieno rispetto delle sue specificità espressive, alle esigenze della Lex orandi-celebrandi.

La liturgia si compone di gesti, riconoscibili, dignitosi e semplici che rimandano alla realtà non è divina; si compone di cose: lo spazio, le immagini, gli arredi, le suppellettili, i paramenti… ed a volte anche “segni”, anch’essi  possono essere efficaci nella loro semplicità e possono essere elementi utilizzati per definire le forme del coinvolgimento rituale, per integrare la complessità del gesto liturgico con la complessità della condizione umana.

I bambini dei laboratori di catechesi, hanno dunque, “fatto esperienza” di celebrazione e partecipazione, di “vita liturgica” nella comunità credente per una integrazione tra catechesi e liturgia, evangelizzazione e edificazione della fede.

 “E’ necessario che in tutto quello che riguarda l’Eucaristia vi sia gusto per la bellezza. Rispetto e cura dovranno aversi anche per i paramenti, gli arredi e i vasi sacri” (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis n.41) e tutto ha avuto la sua “convergenza”.

La composizione floreale e l’allestimento dello spazio sacro, è diventata arte e azione didattico catechistica, che con misura, discrezione, economia di mezzi, creatività e disciplina,  ha fornito occasione per parlare al cuore, perché “questo mondo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione” (Paolo VI, Messaggio del Concilio agli artisti 8/12/1965.

Il parroco, don Valerio D’Amico, durante la celebrazione eucaristica, ha condotto, con particolare attenzione, una “catechesi” che ha coinvolto bambini, ragazzi, famiglie ed adulti presenti, sottolineando ogni elemento significativo dell’allestimento: la tavola con i frutti della terra e del lavoro dell’uomo ( sia nella componente quotidiana che in quella liturgica), la processione offertoriale, i benedizionali sul pane e sui mezzi agricoli ed animali (sottolineando il senso dei sacramentali), facendo rilevare la significativa collocazione di oggetti e allestimento (ad esempio del pane nella capanna del presepe quale elemento per ricordare quella “casa del pane” che risuona nel nome di Betlemme, quel “pane di vita” e quella preghiera a Dio che Gesù stesso ha insegnato: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”), fornendo uno “spazio” di annuncio semplice ma efficace, capace di una “catechesi” bella, appassionante, vera e credibile.

Annuncio e catechesi illuminata dalla carità ( i frutti della terra offerti dagli agricolotri e da alcuni parrocchiani sono stati devoluti in beneficenza) e dalla sensibilizzazione alla cura e custodia del creato e delle creature; esperienza viva e vera per “scoprire” la vita della comunità che celebra, che prega,che benedice, attraverso l’incontro con la Chiesa nella sua pienezza, con la Chiesa guidata dallo Spirito vivo di Dio, permette di comprendere come la provvidenza divina operi nella storia.

S.Antonio abate, ha sottolineato il parroco, sottolineando la preghiera di colletta di inizio celebrazione, con la sua esistenza, ci fornisce un “modello” di conversione, di preghiera, di vita per condurci a Dio, sorgente di ogni grazia.

Al termine della s. Messa, nella piazza, la benedizione dei mezzi agricoli, degli strumenti del lavoro dei campi e della terra e la benedizione degli animali, da parte del parroco, nella logica del Benedizionale: “Molti animali, per disposizione della stessa provvidenza del Creatore, partecipano in qualche modo alla vita degli uomini, perché prestano loro aiuto nel lavoro o servono di sollievo. Nulla quindi impedisce che in determinate occasioni, per es. nella festa di un santo, si conservi la consuetudine di invocare su di essi la benedizione di Dio” (Rituale Romano, Benedizionale , cap. 34 – Benedizione degli animali, n. 1058).

Il gruppo dei lettori parrocchiali e dei cantori “Andar a Messa cantando”, ha accompagnato con meditazioni e canti adatti, la celebrazione e la benedizione.

Legame con la natura e rispetto delle creature e degli esseri viventi,lode a Dio, come è stato sottolineato dalla preghiera di intercessione letta comunitariamente in onore di S. Antonio, è stata allora una occasione per aiutare a comprendere come essere “santi” è la chiamata di tutti i cristiani a vivere con fiducia ed amore per rispondere  all’Amore di Dio.

E’ bello ricordare l’ espressione di S. Tommaso D’Aquino: “Per questo bisogna pregare non soltanto i Santi più sublimi, ma anche quelli inferiori. Altrimenti bisognerebbe limitarsi a implorare la misericordia di Dio. Del resto capita talvolta che in certi casi sia più efficace l’invocazione dei santi minori: o perché vengono invocati con più devozione, o perché Dio vuole glorificare la loro santità” (Somma teologica, II-II, 83, 11) che ci aiuta a comprendere, l’importanza della preghiera come la comunità ha imparato nella catechesi in corso sul “Padre nostro” dove  Gesù insegna a pregare ed a rivolgersi al Padre: “In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,19-20). Il significato della preghiera di intercessione non è di “ottenere” che Dio cambi la sua volontà per i nostri desideri, ma di far sì che nella preghiera tutti arrivino a desiderare quanto egli vuole donarci che è sempre la salvezza.

Momento di festa per quel “cammino insieme”, che sottolinea l’integrazione tra catechesi e vita comunitaria, capace di trasformare il cammino di fede personale, in esperienza ecclesiale vissuta e testimoniata, pregata e celebrata.