Tra i libri dello zio missionario, l’amico Alberto ne ha trovato uno intitolato “Ugandan African Martyrs’ Oratorio”, che racconta una storia interessante ed originale per la città di Varese e per la storia della musica sacra africana.
Nel 1964, la Chiesa decide di celebrare a Roma, durante le fasi finali del Concilio, la canonizzazione dei Martiri d’Uganda. Si desidera una liturgia che rappresenti la cultura e la sensibilità delle popolazioni e delle tribù dei martiri. Joseph Kyagambiddwa, già noto compositore, viene incaricato di scrivere la musica per le celebrazioni. Nasce così un Oratorio in lingua Luganda – 22 composizioni di musica sacra con testo poetico – la cui traduzione in italiano è contenuta nel prezioso libretto.
È impossibile portare un coro dall’Uganda a Roma, a causa dei problemi logistici e dei costi elevati (l’Uganda indipendente dal 1962 non ha risorse). Kyagambiddwa ha un’idea geniale: creare il coro in Europa, reclutando ugandesi che si trovano già qui (studenti universitari, seminaristi, lavoratori emigrati…). Contatta ambasciate e diocesi, e accetta anche cantori non professionisti. Nasce un coro eterogeneo di giovani ugandesi della diaspora.
Non basta. C’è un altro aspetto rivoluzionario in questa creazione. Kyagambiddwa insegna gli inni lavorando intensamente sulle pronunce, mantenendo i ritmi tradizionali, utilizzando la notazione occidentale ma con lo stile vocale africano, accompagnato da strumenti mai usati nella musica sacra: tamburi, percussioni, shakers. La musica è scritta sullo spartito – pentagramma, chiavi, note, tempi, entrate delle voci – ma non deve essere cantata come un coro europeo. Il 18 ottobre 1964, davanti a Paolo VI, ai padri conciliari e a fedeli da tutto il mondo, per la prima volta nella storia, nella Basilica di San Pietro viene eseguita una musica liturgica africana. L’Uganda “canta sé stessa” nel cuore della Chiesa cattolica.
Il successo fu strepitoso, quanto inatteso.
Si fece una sola replica in Europa. Durante il Concilio il prevosto di Varese don Manfredini aveva intessuto rapporti di amicizia e stima con alcuni vescovi africani. Il 25 ottobre le reliquie dei martiri entrarono nella Basilica di San Vittore e, alla presenza di 5 vescovi ugandesi, ebbe luogo una celebrazione che rimane unica e storica.
“Il cantare è proprio di chi ama” (Sant’Agostino)


