(elisabetta acide) Durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, Paolo VI il 5 gennaio 1964  a Gerusalemme, ha incontrato il patriarca Antenagora in uno storico abbraccio, con quelle parole che entrambi hanno sussurrato,che avrebbero dovuto essere riservate, ma che per un disguido sono state pubblicate,e che ci fa molto bene rileggere: “Veramente penso che questo è un momento che viviamo in presenza di Dio… la Provvidenza ci ha scelto per intenderci…”, incontro ricordato da Papa Francesco nel 2014, durante la sua visita  a Yad Vashem, il memoriale della Shoah a Gerusalemme, con queste parole: “Voglio dire, con grande umiltà, che il terrorismo è male! E’ male nella sua origine ed è male nei suoi risultati. E’ male perché nasce dall’odio, è male nei suoi risultati perché non costruisce, distrugge! Che tutte le persone capiscano che il cammino del terrorismo non aiuta! Il cammino del terrorismo è fondamentalmente criminale! Io prego per tutte queste vittime e per tutte le vittime del terrorismo nel mondo. Per favore, non più terrorismo! E’ una strada senza uscita!”.

Tre sono i pontefici che si sono recati ad Auschwitz: San Giovanni Paolo II,papa polacco, nel 1979,Benedetto XVI, papa tedesco, nel 2006 e Papa Francesco 2016. Tutti ci hanno lasciato parole che devono sollecitare il nostro impegno per la memoria ed il ricordo, unito alla costante preghiera  che nasce dal cuore e ci aiuta a tenere lontano l’odio, terribile nelle sue opere.

“Vengo qui come pellegrino…Nel posto in cui orrendamente fu calpestata la dignità dell’uomo, in nome dell’odio razziale e del disprezzo, la grande vittoria finale è stata riportata dalla fede e dall’amore. ..Vengo per guardare ancora una volta negli occhi insieme a Voi, indipendentemente da quale sia la Vostra fede, la causa dell’uomo.Vengo per pregare insieme con voi tutti che oggi siete venuti qui…”(Giovanni Paolo II, Omelia S. Messa presso il campo di concentramento di Auschwitz –7 giugno 1979).

Prendere la parola in questo luogo di orrore di crimini contro Dio e l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile…In questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa” (Benedetto XVI, Discorso ad Auschwitz, Viaggio Apostolico in Polonia e Visita ad Auschwitz e Birkenau – 28 maggio 2006).

Papa Francesco volle condurre nel silenzio più assoluto la sua visita,in una  preghiera silenziosa, comunicando il dolore per l’orrore della Shoah solo attraverso simboli e gesti e una preghiera scritta nella sua lingua sul libro d’Onore del lager:  “Señor ten piedad de tu pueblo. Señor, perdón por tanta crueldad!

Una preghiera che “grida” nel silenzio, che diventa la preghiera di tutti noi.

Ogni ebreo che hanno ucciso è stato uno schiaffo in faccia al Dio vivente nel nome di idoli» (cfr. J.M. Bergoglio,Il cielo e la terra , 2013).

Se l’Italia con la legge del 211 del luglio 2000 ha istituito la “giornata della memoria” nella data –simbolo della liberazione del campo di Auschwitz, per ricordare le vittime della Shoah e tutti i deportati nei complessi concentrazionari,  l’ONU con la risoluzione 60/7 del 2005 ha sancito l’importanza di commemorare la data del 27 gennaio esortando gli Stati membri a educare le nuove generazioni per prevenire futuri genocidi, la riflessione e la preghiera è un momento per andare “oltre” la celebrazione”, è momento di riflessione e affidamento di tutte le vittime e per tutti chiamati ad adoperarsi per combattere ogni forma di intolleranza, di razzismo, di antisemitismo ed ogni forma di persecuzione.

La comunità parrocchiale è invitata a ritrovarsi alle ore 20.00 di lunedì 26 gennaio in Casa Parrocchiale, per la preghiera e ricordo delle vittime della Shoah e riflessione per uno dei maggiori drammi della storia.

Pregare è riconoscere l’importanza della memoria della tragedia della Shoah che, come ricordava Papa San Giovanni Paolo II: “La relazione della Chiesa con il popolo ebraico è diversa da quella che condivide con ogni altra religione. Non è soltanto questione di ritornare al passato. Il futuro comune di ebrei e cristiani esige che noi ricordiamo, perché non c’è futuro senza memoria” (Noi ricordiamo: una Riflessione sulla Shoah).

Pregare è   chiedere a Dio con fede di ispirarci relazioni fraterne, di infondere nei nostri cuori il desiderio di dialogo,  è chiedere perdono per quegli uomini che hanno causato “l’abisso ed il paradigma del male”, la terribile brutalità e atrocità che l’umanità ha conosciuto.

Pregare è ricordare “le tragedie che il popolo ebraico ha sofferto nel nostro secolo conduca a nuove relazioni con il popolo ebraico. Desideriamo trasformare la consapevolezza dei peccati del passato in fermo impegno per un nuovo futuro nel quale non ci sia più sentimento antigiudaico tra i cristiani e sentimento anticristiano tra gli ebrei, ma piuttosto un rispetto reciproco condiviso, come conviene a coloro che adorano l’unico Creatore e Signore ed hanno un comune padre nella fede, Abramo” (Noi ricordiamo: una Riflessione sulla Shoah).

Pregare è chiedere la pace anche per questo mondo dove ancora si combatte quelle “guerre a pezzi” che ci raccontano di un mondo ancora dominato da odio  e malato di crudeltà, di violenza, di sofferenza, di sopraffazione.

Pregare nel ricordo delle vittime della Shoah e di tanti uomini e donne uccisi nei complessi concentrazionari, è rivolgere la nostra supplica a Dio perché l’uomo non ripiombi mai più nell’oscurità del male, senza valori etici, senza rispetto della Persona e della sua dignità, per costruire quei valori condivisi che fondano la “civiltà dell’amore” e tramandarli ai giovani.

Ritrovarsi a pregare è dire quel “mai più” che deve nascere dalla consapevolezza e riveste l’impegno della “memoria” come dovere di tutti, per combattere l’indifferenza, che non può essere più ammissibile.

Pregare è chiedere a Dio di non stancarsi di donarci la sua misericordia,di aiutarci a camminare sui sentieri della giustizia e della pace.

Pregare è chiedere di rimanere “persone” per non consentire più all’uomo di vivere la “morte dell’umanità”, dei sentimenti umani, della capacità di essere uomini, di vivere la pietà e la compassione.

Nella consapevolezza che il Dio della Bibbia è un Dio vivente (Deuteronomio 5, 22; Geremia 10, 10), un Dio  che ama l’uomo e  vuole che l’umanità sostenga i principi della giustizia e della misericordia (Deuteronomio 30, 20), preghiamo perché l’uomo non si dimentichi mai della  sua “umanità” verso il mondo.

Sei milioni di vite perdute, spezzate, di sogni dissolti, di famiglie, di storia, di futuro, di nome, di identità… ma Dio è il Dio della vita e come uomini e donne di pace, invochiamo da Dio, pace e speranza per ogni uomo e per l’umanità intera.

Vogliamo “radicarci” nella Parola di Dio,rafforzare legami fraterni,preservare la nostra umanità, costruire speranza. Ciascuno di noi è chiamato a portare il Vangelo e dobbiamo farlo combattendo il male con il bene, con la vigilanza ed il rispetto che abbiamo imparato e che dobbiamo ancora vivere e diffondere, con la consapevolezza che il dialogo, il rispetto, la tolleranza, possono recidere odi e pregiudizi, stereotipi.

Faremo nostre le parole di Papa Francesco a conclusione della sua  lettera enciclica Fratelli tutti

Signore e Padre dell’umanità,
che hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignità,
infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno.
Ispiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace.
Stimolaci a creare società più sane e un mondo più degno,
senza fame, senza povertà, senza violenza, senza guerre.

Il nostro cuore si apra
a tutti i popoli e le nazioni della terra,
per riconoscere il bene e la bellezza
che hai seminato in ciascuno di essi,
per stringere legami di unità, di progetti comuni,
di speranze condivise. Amen.”