La guerriglia di Torino per il centro sociale Askatasuna non ha cambiato lo scenario di Montecitorio: nessuna intesa unitaria si profila tra i due schieramenti. Il Governo, con il ministro Piantedosi, propone nuove misure per la sicurezza e critica la sinistra, in particolare per la presenza al corteo torinese di una delegazione di AVS (Alternativa Verdi-Sinistra); l’opposizione accusa l’Esecutivo di strumentalizzazioni, respinge nuove misure “liberticide”, rimprovera il Viminale di gravi errori nella gestione della sicurezza nazionale.

È mancato un confronto approfondito sui fatti accaduti, nonostante la sollecitazione dei media. In particolare, su “La Stampa” l’ex direttore Marcello Sorgi si è chiesto perché la Prefettura e la Questura di Torino, dopo aver imposto la modifica del percorso del corteo, abbiano consentito l’avvicinamento alla sede di Askatasuna, in corso Regina Margherita; altri fogli si sono interrogati sul lavoro di “intelligence”, vista la massiccia presenza di “black-bloc” giunti addirittura dall’estero, come a Genova per il G8. Sul piano politico anche dal fronte progressista si sono levate critiche alla copertura fornita da AVS all’intero movimento.

Ora il Governo intende procedere con nuove norme “repressive”, avendo di fronte la vigilanza del Quirinale sulla costituzionalità delle misure (dallo “scudo penale” per gli agenti alle “garanzie” per i cortei). Si segnala a riguardo la “fretta” della Lega per provvedimenti clamorosi, anche per frenare la temuta emorragia elettorale per la nascita del nuovo partito di estrema destra del generale Vannacci (che si muove su una piattaforma anti-europea, filo-russa, con aperte simpatie “nostalgiche” dell’era mussoliniana).

Alla linea Salvini sulla sicurezza si oppone Forza Italia, che ha ottenuto un rinvio del Consiglio dei ministri. Sarebbe paradossale se temi delicati come la tutela dell’ordine pubblico, il rispetto costituzionale dei diritti a manifestare e criticare, fossero deliberati sull’onda emotiva di Askatasuna o sul timore per le mosse dell’ex Comandante della Folgore. L’attuale Carta è il frutto di un lavoro accurato, di quasi due anni.

La vicenda “sicurezza” ha molti toni da campagna elettorale: questo non è positivo e non attrae i cittadini, anzi! Un recente sondaggio d’opinione ha rilevato che la tendenza all’astensionismo cresce. Oggi, alle politiche, voterebbe una metà dei cittadini, mentre i rapporti tra le due coalizioni sono stabili (48 a 44 per il destra-centro), con elettori “fidelizzati”, secondo la rilevazione di SWG per “La7” di Enrico Mentana. L’elemento di rischio per la Meloni è l’alleanza politica con Trump: oltre il 70% degli italiani (sondaggio Ghisleri per “La Stampa”) è critico con il Presidente USA; 6 su 10 vorrebbero il nostro Governo meno allineato con la Casa Bianca.

Nel “campo largo” il tallone d’Achille è l’eterogeneità dei componenti: in particolare fa discutere la collocazione “progressista” del M5S di Conte, peraltro valutato dai sondaggi in prima fila nelle eventuali “primarie” per Palazzo Chigi.

Nella nebulosa centrista, secondo il Corriere della Sera l’ex ministro Calenda (uscito con Azione dal “campo largo”) sarebbe in corsa per fare il Sindaco di Roma, con l’appoggio di Tajani e Forza Italia; l’ex premier Renzi saluta con gioia l’uscita di Vannacci dal Carroccio, nella speranza che il generale sottragga due-tre punti al destra-centro, rendendo possibile un “pareggio” tra le due coalizioni, senza vincitori.

C’è poi l’annunciata rinascita della Margherita, come “quarta gamba” del centro-sinistra; l’iniziativa è ora nelle mani dell’ex ministro di Conte, l’on. Spadafora, con la partecipazione di un gruppo di sindaci e del Movimento “Più Uno” del prof. Ruffini; è attesa la risposta dalla Schlein, mentre va definito il rapporto con “Casa riformista” di Renzi: collaborazione o competizione?

Molta è la carne al fuoco, ma per ora la tattica prevale sulla strategia. Nel voto politico l’elettore ricerca un modello di società, una scala di valori e di impegni. Altrimenti sarà difficile riempire le urne.