Nella foto: Giacomo Felice Saudino

“La poesia è il respiro silenzioso dell’anima, che trova voce tra le pieghe delle parole” (Robert Frost).
Partendo dal punto di vista di questa citazione di uno dei maggiori poeti e drammaturghi del Novecento, possiamo intraprendere un breve viaggio nel mondo della poetica in quella piccola, rustica ma anche elegante vallata prealpina piemontese denominata Valchiusella.

Sul finire del XIX secolo troviamo a Vico Canavese un singolare personaggio, medico, sindaco, storico e anche poeta di nome Giacomo Felice Saudino, il quale tra un paziente e una battaglia politica, tra un consulto e una ricerca storica, verseggiava appassionatamente. I suoi componimenti sono in dialetto piemontese classico e sono stati raccolti in un volumetto da lui pubblicato nel 1907, poi riedito da altri nel 1960 e infine nel 2008 dal titolo Fior ‘t montagna.

Saudino lo dedicò al suo affetto più grande, ossia la nipotina – figlia del fratello – Mariannina, la quale fu in seguito maestra amata da generazioni di valligiani.
Egli scriveva in Illusion:

Quand che la neuit a tas quasi ancantà
E la luna a risplend d’ melanconia
E na calma d’ piasì mòla d’rosà
A termola al basin dla poesia
Che le steile dal ciel an mando si
Per fè la neuit pi cara ancor che ‘l dì:
Mi desmentiand ògni miseria umana
Sempre pien del tò amor, vat sol a spass
Per ridesteme l’ilusion sòvrana…

Quando la notte tace quasi incantata – e la luna risplende melanconica – e una piacevole calma si tinge di rosa – trema al bacio della poesia – che le stelle mi inviano qui – per far la notte ancor più cara del giorno – io, dimenticando ogni miseria umana – sempre colmo del tuo amore, vado solo a spasso – per ridestarmi una sovrana illusione…

E continua cosi, nostalgica, questa lirica; piena di sentimento e accorata. Ma Saudino sapeva anche essere ironico e sferzante, però la sua poesia più famosa è senza dubbio quella dedicata alla Valchiusella nella quale descrive con lucidità sia il paesaggio che la gente che la abita.

Mira ‘ntorn sti mont grandioss
Festonà da crèste d’ gal,
Ch’a s’inausso maestoss
Ch’a circondo nòstra val
Ch’a rinserro ‘n na scudela
La stupenda val d’Kusela…

Ammira questi grandiosi monti tutt’intorno – frastagliati da creste di gallo – che s’innalzano maestosi – che circondano la nostra valle – che rinserrano come in una scodella – la stupenda Valchiusella…

Qui Saudino adopera la grafia ideata dal ruegliese poeta Pietro Corzetto Vignot, il quale, precorrendo i tempi, usò la lettera K per il suono CH. Ad alcuni però pare strano questo uso improprio da parte di Saudino, poiché in dialetto non si pronuncia Valcusela, ma Valciusela…
Ora, visto che è stato citato, possiamo passare alla poetica di Corzetto.

Era anch’egli un personaggio molto eclettico, fu anche scienziato – inventò la sfera metidrica, antenata del sommergibile, che collaudò nelle acque del Mar Ligure – ed era coevo di Saudino, ossia vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Scriveva nell’ostico dialetto ruegliese, a volte incomprensibile perfino agli abitanti dei paesi limitrofi, non tanto per i vocaboli quanto per la pronuncia, e ideò anche una grafia del tutto particolare, proprio per sottolineare meglio i fonemi della sua parlata.
Raccolse le sue opere nella silloge Stil Alpin in dialetto ruegliese.

A-‘j tèmp d-Karlu Felici
J-han hòj la karestija
E ‘l gent a gambi driti
A kaven per la vija
Pr’havoj mingà del gram
O ben dal mal tla fam.

Ai tempi di Carlo Felice – abbiamo avuto la carestia – e la gente a gambe dritte – cadeva lungo la via – per aver mangiato cibo cattivo – oppure per il male della fame…

Anch’egli nelle sue liriche trattava svariati argomenti.
Venendo più vicino al nostro tempo, troviamo Bernardo Bovis, nato nel 1928 a Meugliano, prima maestro elementare, poi insegnante di scuola media per generazioni di ragazzi. Memoria storica di molti eventi, scrisse diversi libri, anche con i suoi alunni e con il compianto Riccardo Petitti scomparso poche settimane fa. Egli era soprattutto un prosatore, ma anche nella poesia fu abilissimo.

L’alba ha illividito le stelle
che si sono spente ad una ad una.
D’alto della lontana Serra
in un mare di fuoco
il sole ha dato l’avvio
a un altro giorno
prodigo di sogni e di promesse nel suo nascere,
quando – forse – avaro di certezze all’imbrunire.
Inverso, quattro case arroccate ai piedi del monte.

Altri e tanti ve ne sono, come Guido Compagno Zoan di Rueglio, ma io terminerei questo excursus con la dolcissima Anna Maria Talassano, nata nel 1928 Vico. Figlia di un noto magistrato di origini liguri, scrisse e pubblicò quattro raccolte tutte a tema diverso, il cui filo conduttore erano sempre l’amore nelle sue svariate e infinite forme, l’esplorazione della coscienza e delle varie emozioni.

Silenzio lacerato dall’urlo di mille sirene,
silenzio squarciato dal grido dell’ira e del terrore,
silenzio divorato dalle bocche sguaiate dei media,
silenzio sbranato, frantumato, violato, contaminato,
esiliato, dimenticato,
risorgi e ritorna a farmi compagnia.
Accosterò all’orecchio una conchiglia
per udire soltanto la voce del mare.

Di particolare rilievo la sua ultima raccolta Voci dalla Passione, divisa in due parti: nella prima si parla della Passione di Gesù, nella seconda della passione umana.
Di tutte le poesie ho esposto solo uno stralcio – tranne l’ultima che è riportata per intero – per incuriosire gli eventuali lettori, infatti le varie sillogi sono tutte pubblicate e si trovano in molte biblioteche del nostro territorio. Quella di Saudino anche alla Biblioteca Nazionale di Torino.

A dare ancor più rilievo a queste opere è stata l’occasione di essere inserite nel meraviglioso progetto “Inciampare nella cultura” ideato e realizzato da Alessandro Actis Grosso di Rodallo.
Egli ha inciso personalmente su formelle di terra cotta di Castellamonte alcuni stralci di poesie di autori delle varie località nelle quali queste formelle sono state in seguito incastonate, come vere perle, nei muri di vari edifici lungo le vie, così da formare un vero e proprio interessante percorso.

Questa iniziativa ha travalicato i confini canavesani, come del resto fa anche la poesia, poiché non conosce né ostacoli, né barriere.