Le parole del Maestro che meditiamo questa domenica ci pongono davanti a una delle sfide più radicali del Vangelo: il passaggio dalla religiosità esteriore alla conversione del cuore. Gesù non è venuto a cancellare la Legge, ma a condurci nel suo significato più profondo, là dove la lettera incontra lo Spirito e la norma si trasforma in amore.
Quante volte anche noi, come gli scribi e i farisei, ci accontentiamo di una giustizia formale? Osserviamo precetti, compiamo gesti religiosi, rispettiamo le regole… ma il nostro cuore dov’è? Dove si trova oggi il nostro cuore? Nelle forme esteriori della religione o nella conversione profonda? La vera sequela di Cristo inizia quando permettiamo al Vangelo di penetrare nelle profondità del nostro essere, trasformando non solo le azioni, ma le intenzioni, i pensieri, i desideri più nascosti.
Il Signore ci porta attraverso un cammino esigente ma liberante. Non basta non uccidere: dobbiamo estirpare l’ira, il rancore, il disprezzo. Quante volte abbiamo cancellato un fratello o una sorella dal nostro cuore, escludendolo con l’indifferenza, uccidendolo con il giudizio, seppellendolo nel silenzio del risentimento? L’insulto, lo sprezzo, persino quel sottile disprezzo che alberga nei pensieri: tutto questo è già morte, è violenza spirituale che ferisce la dignità dell’altro, immagine di Dio.
Ed ecco l’invito radicale alla riconciliazione: lasciare l’offerta sull’altare e andare prima a fare pace. Quale rivoluzione! Cerchiamo di fare uno sforzo di conversione quotidiano e chiediamoci: c’è qualcuno con cui dobbiamo riconciliarci prima di presentarci all’altare del Signore? Non è l’altro che deve venire da noi; siamo noi chiamati a muovere il primo passo, a costruire ponti, a tendere mani. La nostra offerta a Dio è autentica solo se nasce da un cuore riconciliato, capace di relazioni vere, non inquinate da rancori nascosti.
E poi il tema dello sguardo, della purezza interiore. Gesù ci chiede di custodire non solo il corpo ma il cuore, di non ridurre mai l’altro – uomo o donna – a oggetto del nostro egoismo. In altri termini: mai considerare l’altro come strumento per i miei fini, ma sempre come il fine ultimo delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Che grazia è riconoscere in ogni persona la sua sacralità!
Infine, la verità nel parlare. Il nostro “sì” sia sì, il nostro “no” sia no. Quanta falsità si annida nelle nostre parole! Mezze verità, esagerazioni, promesse non mantenute, giudizi affrettati. La nostra vita intera deve essere trasparenza, coerenza, autenticità.
Siamo disposti a lasciare che il Vangelo trasformi non solo le nostre azioni, ma anche i nostri desideri più profondi?
Mt 5,17-37 (Forma breve)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi:
“Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».


