La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, in formato “diffuso”, ha coinvolto San Siro a Milano e le sedi di gara a Cortina, Livigno e Predazzo. Le delegazioni di 92 paesi, gli artisti italiani e internazionali e l’accensione di due bracieri olimpici – a Milano e a Cortina – hanno celebrato l’unità dell’Italia con uno spettacolo di musica, arte e colore. I Giochi hanno richiesto nuove strutture sportive, riqualificazioni di impianti esistenti e importanti interventi su trasporti e servizi per garantire standard e accessibilità.
15 atleti arrivano da 8 Paesi africani: Benin, Guinea-Bissau, Kenya, Madagascar, Marocco, Nigeria, Eritrea e Sudafrica. Eppure un nono paese subsahariano ha dato un contributo speciale.
La responsabile dei lavori per lo Sliding Centre di Cortina (pista bob, skeleton e slittino) e altre opere è infatti l’ingegnere Maria Lucia Ageno Samorani. Pochi si sono chiesti l’origine di quello strano nome, Ageno – si legge “agheno” – che significa speranza.
Maria Ageno è nata il 1° aprile 1984 a Kitgum, nel nord Uganda, figlia di un chirurgo e di un’insegnante impegnati in una missione umanitaria nell’Uganda prostrata dalla dittatura di Amin. Ha vissuto i primi anni in un’area segnata da povertà, malattie e conflitti. Nata nell’ospedale governativo e battezzata nella chiesa di Cristo Re, ebbe come padrini il chirurgo Antonio Aloi e mia moglie Luciana (medico internista).
I genitori erano venuti da un Paese lontano per aiutare la popolazione a risollevarsi dalla miseria e dalla violenza. Per questo la comunità suggerì ai genitori il nome Ageno. Le nonne Giovanna e Cecilia, arrivate dalla Romagna, trasformarono per un periodo la casa di famiglia in una piccola cucina romagnola nella savana, coinvolgendo medici e missionari per trovare farina e olio. Le uova scomparvero dal mercato per tutta la loro permanenza.
Poi arrivò la guerra. Donne e bambini italiani furono evacuati dall’Ambasciata con un volo speciale nel gennaio 1986, dopo un trasferimento scortato fino a Gulu e quindi in Italia. Ageno non tornò più indietro e ha proseguito il suo cammino fino a diventare una figura chiave nelle infrastrutture olimpiche.
Un piccolo grande contributo dell’Uganda ai Giochi. Anche per questo, per me queste sono le Olimpiadi di Ageno: di Speranza.


