Oscurata dal fragore della nuova guerra in Medio Oriente, la proposta di legge elettorale presentata dal destra-centro merita tuttavia adeguata attenzione perché stravolge l’attuale sistema politico, con grandi rischi, in primis l’affidamento, del governo del Paese ad una minoranza radicale, di destra o di sinistra.
Il ddl “stabilicum” abolisce i collegi uninominali e assegna alla coalizione di partiti che superi il 40% dei voti espressi un forte premio di maggioranza (70 deputati, 35 senatori). In questo modo, con una coalizione portata a una schiacciante maggioranza del 57-58 per cento del Parlamento, i vincitori potranno non solo guidare il Governo, ma eleggere da soli il Presidente della Repubblica (non più garante dell’unità del Paese, in una linea super-partes alla Mattarella) e conquistare la Corte Costituzionale. In altre parole potrebbero “dominare” i tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario. Considerando le tesi dei sondaggisti sulla partecipazione al voto della metà degli italiani, con appena il 20% del consenso popolare gli schieramenti di destra o sinistra avranno per cinque anni il controllo totale dello Stato. Il radicalismo al potere, a prescindere dal risultato, con il superamento delle garanzie liberal-democratiche previste dalla Costituzione repubblicana.
Il modello ricorda l’uomo (o donna) solo al comando anche per altre due novità contenute nel ddl: l’indicazione del premier nel programma elettorale (con la pratica cancellazione del ruolo del Capo dello Stato), il rifiuto delle preferenze. Gli elettori non potranno scegliere i futuri parlamentari, ma solo indicare il partito prescelto, con la lista dei candidati già stabilita. Secondo l’ononorevole Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera, questo sistema accrescerà ulteriormente l’astensionismo. Soprattutto sviluppa il potere dei segretari di partito, arbitri del destino politico dei parlamentari, ridotti al ruolo di persone di fiducia dei leader.
La proposta viene difesa dalla maggioranza nel segno della governabilità; ma la durata degli Esecutivi non può essere l’unico criterio di valutazione in un sistema democratico e partecipativo, come previsto dai Padri Costituenti all’indomani della fine della seconda guerra mondiale.
Tra l’altro la stessa durata del Governo Meloni smentisce le preoccupazioni sulla stabilità degli Esecutivi, i cui problemi derivano piuttosto dalla eterogeneità delle coalizioni.
Anche nelle drammatiche vicende della guerra USA-Israele contro l’Iran i due Poli si sono contraddetti: il sostegno del Governo Meloni alla linea Trump ha messo in difficoltà il Ministro degli Esteri Tajani rispetto alla posizione prudente dei Popolari europei, di cui Forza Italia fa parte; nel “campo largo” Renzi ha difeso il presidente USA, contestato duramente da Pd, M5S, AVS.
All’origine dello “stabilicum” c’è il timore, con l’attuale legge, di un “pareggio” tra i due Poli, con il conseguente ritorno a governi di larghe intese, mediati dal Quirinale (modello Draghi). Nei momenti difficili del Paese, con la guerra alle porte, la ricerca della solidarietà nazionale sarebbe preferibile alla rissa continua (emblematico lo scontro alla Camera tra l’ex premier Conte ed il ministro Tajani sulla “sudditanza” agli USA). Inoltre, con un’astensione al 50%, c’è da chiedersi se il bipolarismo destra-sinistra sia pienamente rappresentativo del pluralismo politico, sociale, culturale della società italiana.
In Germania il modello proporzionale classico, con sbarramento al 5 per cento, garantisce sia la governabilità sia l’espressione autonoma delle diverse forze politiche.
In ogni caso la legge elettorale non può essere un espediente di parte per vincere nelle urne, ma un progetto che interpella l’intera società italiana, senza escludere il Quirinale ed il potere giudiziario. C’è piuttosto un rischio di confusione con la campagna elettorale sul referendum sulla giustizia. La stessa scelta di Meloni e Schlein di attenuare il carattere politico del voto sulla legge Nordio (“non ci sarà crisi di governo, comunque vada”) dovrebbe indurre i due Poli alla massima ponderazione sul cambio della legge elettorale a pochi mesi dalle politiche 2027. Le regole democratiche sono un patrimonio prezioso per tutti.


