( Elisabetta Acide) “Cena al buio”: con questo nome  si è voluto programmare  il momento di solidarietà quaresimale parrocchiale, nella logica della condivisione e della carità.

La Parrocchia “S.Anna” di Borgo Revel, ha avviato la pratica della “cena povera” già da parecchi anni, per offrire una occasione per devolvere parte del ricavato dell’ attività,  ai poveri ed ai bisognosi. Di solito organizzata nel periodo pre- avvento ( ultimo sabato dell’ anno Liturgico), era occasione  per valorizzare la rinuncia e la solidarietà come principio che anima la carità nella comunità.La solidarietà con i poveri con i bisognosi vicini e lontani, con  chi era nella difficoltà,con chi era stato vittima di tsunami o terremoto… la comunità si è sempre mobilitata con generosità e dedizione.

La scelta della “cena al buio” nel periodo quaresimale, a  differenza delle cene di solidarietà in cui a fronte di una cena “ricca” si può destinare  una parte del ricavato ai poveri, o di una cena con “cibi poveri” dove si vive la solidarietà di fatto come una esperienza ed una comunione non solo di risorse, ma anche di “stile”, la scelta di quest’ anno, va nella direzione della riconciliazione, come indicato dalla lettera pastorale di Sua Eccellenza Mons. Daniele Salera.

Nell’ itinerario annuale parrocchiale, nel riflettere sugli eventi, si e’ considerato il cammino percorso in questi anni, alla luce delle sollecitazione della lettera pastorale “Vivere e annunciare la Riconciliazione” per valorizzare l’idea fondamentale del digiuno e di avvicinarsi al modo di mangiare dei “poveri” del mondo, dove contributo allora non è il frutto della nostra “ricchezza”, ma della nostra “rinuncia”, nella logica della “cena di condivisione” sulla linea della fraternità.

Allora diventa per la comunità, significativo l’itinerario preghiera, digiuno, misericordia, su quelle indicazioni che hanno animato il Concilio Vaticano II che, ricorda:  “La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito… Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia… Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta” (Lc 12,23.29.31 – Canone 1249 del Codice di diritto canonico del 1985).

Il giorno scelto allora, non è “casuale” e neppure la logica della “Cena del digiuno”, dunque, un ossimoro che ha un significato particolare:nei venerdì di quaresima la Chiesa sottolinea maggiormente ciò che anche durante le settimane ordinarie viviamo: l’attesa della domenica “Pasqua della settimana”, gioia della Risurrezione. Nei venerdì di Quaresima, si vive maggiormente l’ attesa e ricordiamo san Paolo VI che nella costituzione apostolica Paenitemini del 1966, ricordava il significato e l’importanza della penitenza e dell’osservanza del digiuno ma soprattutto della preghiera. Spesso dimentichiamo che queste tre “pratiche” dovrebbero essere connesse nella “logica” di una “conversione” vissuta non come un “obbligo”, ma come un “cammino”, espressione autenticamente cristiana di quel : “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4), con la logica del riferimento a Cristo che ha “dato senso”  al digiuno con la sua morte e risurrezione; dunque la comunità arricchisce questi m momenti con l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera comunitaria.

“Cena al buio” dunque come “cena del digiuno e della preghiera”, un chiaro ossimoro per risignificare il “nutrirsi di altro”, di relazione, di essenzialità, di carità, di fraternità, con la consapevolezza di “liberare spazio” dentro di noi, per “fare spazio” ad “Altro” ed agli “altri” e condividere i doni ricevuti per “moltiplicarli”.

La “cena al buio”, allora, avrà il “sapore” non solo della condivisione, ma anche della “visione” oltre “il buio”,per poter assaporare  in continuità con gli itinerari previsti dal cammino pastorale parrocchiale, in linea con le indicazioni diocesane, la bellezza delle azioni che devono animare la comunità cristiana. Ricordiamo che la meditazione della formazione annuale verteva sul brano di Mt 13,  24-30  e sulla “preghiera che Gesù ci ha insegnato”, con la declinazione della “condivisione del pane quotidiano”,accanto a quella della “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori…”. Anche il ritiro di avvio Quaresima ha aiutato a riflettere intorno al tema della riconciliazione come “oasi di pace”, spazio di dialogo e di perdono, dove i valori della fraternità, della solidarietà, della carità, trovano nella dimensione cristocentrica la loro collocazione: Il Verbo fatto carne ci ha “comunicato” la comunione con Dio e con i fratelli, ci ha immersi in quell’Amore che non possiamo trattenere per noi, ma che dobbiamo condividere e tutti noi siamo “portatori dell’Amore di Cristo”.

Il programma della serata è dunque inserito nella quotidiana prassi del Venerdì della comunità: 17.30 Via Crucis,a seguire ore 18.00 celebrazione della S. Messa ed alle 18.30 “cena al buio”. La cena che prevede acqua, pane e minestra (dal chiaro significato simbolico) sarà preceduta e seguita dalla preghiera comunitaria.

Il consumare la cena “in silenzio” vuole essere un ulteriore momento di quello “spazio” tra le parole, per “fare spazio alla Parola”, per “nutrirci di Dio”, per imparare a vivere quella condivisione fraterna come momento agito di giustizia e carità. Digiuno allora, come momento che “educa” l’umano, come momento che coinvolge “corpo e spirito”, apre alla carità, rende concreta la preghiera e aiuta la persona a riflettere sul Persona :“cibo che sazia ogni vivente”, acqua che “toglie la sete”.

La comunità dunque, riflette sulla “indigenza” delle creature che hanno “ricevuto” ogni bene e dunque, con gioia, lo vogliono “condividere”, vogliono da “debitori”, rimettere quei debiti, affinchè siano disponibili a “raccogliere le indigenze” dell’umanità, qualsiasi esse siano,per essere portatori di Dio, della sua presenza, della sua Parola,della sua Presenza, per essere e farsi “presenza tra le indigenze” che attanagliano i vicini ed i lontani, le periferie ed i “centri”, le sicurezze e il superfluo.

Non solo un atto di generosità, ma un cammino per “vedere meglio”, per “creare spazi” per riflettere e “vedere Oltre” ed “accanto”, provando non solo ad “aprire il borsellino” ( che è importante gesto di condivisione ed attenzione alle necessità fraterne), ma anche “il cuore”, ad “indossare” gli occhiali di Dio, che “illuminano” anche il buio più fitto.

Non solo un atto di solidarietà, ma riscoperta di quel “fondamento”: Deus charitas (Amore dal greco charis grazia, aiuto, generosità) est (1Gv 4. 1-8) e non Deus caritas (dal latino caro, prezioso, costoso) est: “ La nostra chiamata e la nostra missione sono di condividere liberamente con gli altri l’amore che Dio ci prodiga” (Benedetto XVI). Da quell’Amore assoluto, disinteressato, sovrabbondante, impariamo a donare, a fare nostre quelle parole così belle ma così difficili da vivere:” “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante […] La carità è paziente, è benigna la carità; la carità non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta…” (1Cor 13,1-13). E amando viviamo “riconciliati”, perché la riconciliazione è “questione di Amore”, proprio quell’essere amati che fa nascere il desiderio di “ritornare”, di “convertirsi”, di vivere la certezza della riconciliazione nell’abbraccio di misericordia del Padre per abbracciare i fratelli.

Un gesto semplice, nello stile della sobrietà quaresimale, che diventa sostegno concreto, testimonianza comunitaria  e cammino di riconciliazione. L’appuntamento è per venerdì 13 marzo dalle ore 17,30, presso la Parrocchia “S. Anna” di Borgo Revel.

Per prenotazioni – segreteria 331 3539783