La campagna elettorale sul referendum sulla giustizia ha registrato un confronto “drogato” tra i partiti, con il prevalere degli insulti e delle risse sulle riflessioni approfondite, politiche e giuridiche. Non migliore è stato sinora il confronto sui temi delicatissimi di politica estera, con divisioni rilevanti non solo tra i poli, ma anche all’interno dei due schieramenti.
Nel destra-centro, accanto al grave ritardo della premier nel contestare la violazione del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele con l’attacco all’Iran, è esploso lo scontro tra i due vicepresidenti del Consiglio sui rapporti con la Russia di Putin: Salvini si è mostrato d’accordo con Trump sulla revoca del blocco alle importazioni di petrolio da Mosca; Tajani, in linea con l’Europa, insiste sul mantenimento delle restrizioni decise dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Analogamente, il ministro della Cultura Giuli, vicino alla Meloni, contesta la scelta del presidente della Biennale di Venezia Buttafuoco (sostenuto da Salvini), di invitare la Russia alla rassegna superando il no della UE, solidale con Kiev.
Anche all’interno di Fratelli d’Italia ci sono stati dei problemi perché il vice-ministro degli Esteri Cirielli, ha incontrato l’ambasciatore russo, all’insaputa del governo e del suo partito, rompendo l’isolamento diplomatico della UE agli uomini di Putin, nonostante la prosecuzione dell’attacco di Mosca alla martoriata Ucraina.
Nel “campo largo” le divisioni sono emerse apertamente in Parlamento nel dibattito sull’Iran con ben quattro diverse mozioni (centristi, PD, AVS, M5S), anche se era unanime la richiesta al governo di non concedere basi militari agli Stati Uniti per l’attacco a Teheran. Confermati inoltre i problemi con i Pentastellati sull’Ucraina: l’onorevole Chiara Appendino ha chiesto come Salvini lo sblocco del petrolio russo, “rettificata” dall’ex premier Conte, che ha rinviato la scelta alla fine della guerra. Ma già in Europa il M5S aveva votato contro gli aiuti a Kiev.
In questo quadro politico particolarmente “confuso”, la Meloni – forse per sottrarsi all’abbraccio soffocante di Trump – ha avanzato una proposta interessante: un tavolo di confronto con l’opposizione su pace e guerra, sulle conseguenze, anche economiche, per il nostro Paese, sulla tutela delle nostre missioni all’estero… La Premier tuttavia ha indebolito la sua offerta con nuovi attacchi alle minoranze; ma un leader autorevole del Pd come l’ex premier Paolo Gentiloni ha esortato l’opposizione ad accettare, con motivazioni che ricordano gli appelli del presidente Mattarella all’unità del Paese, soprattutto nelle situazioni difficili. E cosa c’è di più grave di un conflitto “fuori” dalle regole, con migliaia e migliaia di vittime, con milioni di sfollati, con una recessione che minaccia il mondo intero?
In questa fase la ricerca del “bene comune” deve prevalere sulla logica dei poli contrapposti, che conduce l’Italia all’immobilismo e all’irrilevanza sulla scena internazionale. Non possono essere Salvini e Conte a bloccare la ricerca di una strada “nuova” mentre cresce di giorno in giorno la “terza guerra mondiale a pezzetti”, profetizzata da Papa Francesco.
Per il suo ruolo storico nel Mediterraneo – sin dai tempi di Enrico Mattei, Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, Bettino Craxi, Giorgio Napolitano, Aldo Moro… – l’Italia con l’Europa può costruire ponti (al posto delle bombe), rilanciando la strada difficile ma unica per il Medio Oriente: il dialogo tra arabi ed ebrei, i “due Stati, due Popoli” in Palestina, richiamati spesso nei messaggi di pace di Papa Leone XIV.
La politica italiana, anziché scannarsi quotidianamente (allontanando gli elettori dalle urne), deve recuperare lo spirito dei Padri costituenti e il clima degli anni di “solidarietà nazionale” che portò alla sconfitta delle stragi mafiose, del terrorismo sanguinario, della speculazione finanziaria del 2008.
Anziché abbandonarsi alla rissa e alla ricerca esasperata dei voti, è il momento delle proposte per la difesa del Paese e di sessanta milioni di italiani, in un contesto geo-politico senza precedenti.


