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L’analisi approfondita dei risultati del recente referendum, con l’elevato tasso di partecipazione popolare è nella penna del nostro Mario Berardi, nella sua consueta rubrica. Qui vogliamo tentare un’ipotesi, forse azzardata, ma i numeri la sostengono abbastanza da meritare almeno una riflessione prima che il risultato venga metabolizzato dalle logiche di schieramento.
Una domanda, diversa, forse scomoda: e se i numeri del referendum contenessero un messaggio più profondo, che non riguardava solo la riforma della giustizia? Un Paese che torna alle urne in massa, e lo fa scavalcando le indicazioni di partito, è un Paese che vuole essere ascoltato.
E non da una parte sola, ma da tutti. L’affluenza inattesa e la trasversalità del voto non si spiegano soltanto con la domanda specifica scritta sulla scheda verde. Suggeriscono un movimento più profondo, meno ideologico, più viscerale.
Forse quei cinque milioni di italiani in più che non votavano da anni e che sono tornati a farlo domenica e lunedì scorsi, hanno espresso qualcosa di meno politico e di più civile: la stanchezza per uno scontro permanente che consuma energie e divide il Paese, proprio quando il Paese avrebbe bisogno di stare insieme, di essere unito per fronteggiare le sfide e i pericoli mondiali che ha dinnanzi.
Qualche politico ha più o meno accennato a che “nessuno usi più toni da guerra civile“, “che si torni a un dialogo pacifico, attento alle ragioni della controparte“, “che torni un clima senza risse”. Le minacce esterne – economiche, geopolitiche, militari – richiedono risposte collettive e visione lunga. Le guerre ai confini dell’Europa, la pressione sui dazi, la fragilità delle democrazie occidentali sono sfide che nessuna forza politica può affrontare da sola, e che nessun Paese può reggere diviso al proprio interno.
In questo contesto, lo spettacolo quotidiano di una politica che si consuma nell’insulto reciproco, nella delegittimazione dell’avversario, nella guerra costante di posizione, appare stonato e fuori posto. I numeri del referendum potrebbero aver detto (anche) questo. Non è una certezza, e non possiamo spacciarla per tale. Ma i grandi movimenti dell’opinione pubblica raramente si esauriscono nella domanda del giorno, che spesso è un veicolo per dire qualcosa di più.


