Nella notte tra sabato e domenica si cambia ora; torna quella “legale” e le lancette vanno avanti di un’ora. C’è forse un impatto sul nostro corpo e mente col cambio di ora, a marzo avanti e ottobre indietro di 60 minuti?
Lo studio dei ritmi biologici e della loro influenza sull’organismo umano non solo risale alla notte dei tempi. Filosofi e studiosi di tutte le epoche si sono interrogati sui meccanismi sottostanti ai cambiamenti periodici nei sistemi biologici, ma solo nel 1729 l’astronomo francese De Mairan realizza il primo esperimento sulla pianta della mimosa pudica, osservando che il movimento delle foglie, che si aprono al mattino e si richiudono la sera, avvengono anche se la pianta è posta per un lungo periodo al buio più completo. Dobbiamo attendere però il 1950 e gli studi del biologo Halberg per avere la definizione del ciclo “circadiano” (dal latino “circa un giorno”) e delle ricerche che stabiliscono che il ritmo endogeno (interno, naturale) dell’organismo è di circa 24 ore e che la luce sincronizza questo ritmo con le condizioni ambientali.
Nel 1960 si tenne il primo congresso internazionale di cronobiologia e da quel momento si diede vita a tante scoperte in merito ai meccanismi cellulari e molecolari degli organismi biologici. Da allora si è compreso che ogni organismo ha tanti piccoli orologi biologici, che controllano parte dei geni di ogni tessuto degli organismi viventi e che danno vita a fenomeni che durano circa 24 ore.
Nel 2017, il premio Nobel della medicina è stato assegnato ai professori Rosbash e Young, per le loro scoperte dei meccanismi molecolari che controllano i ritmi circadiani. Le implicazioni cliniche di questi meccanismi sono estremamente interessanti se consideriamo ad esempio, che ci sono orari in cui i farmaci devono essere assunti per avere una maggiore efficacia. Sappiamo poi che lo studio dei ritmi biologici coinvolge anche ritmi più brevi (detti “infradiani”) o molto più lunghi delle canoniche 24 ore (e si parla allora di ritmi “ultradiani”).
Tutti questi “orologi” biologici che gestiscono il ciclo sonno-veglia, la secrezione degli ormoni, il metabolismo, la temperatura del corpo e così via vengono alterati nel passaggio dall’ora solare all’ora legale e numerose ricerche forniscono specifiche evidenze sui danni all’apparato cardiocircolatorio, sul sistema nervoso simpatico, sui meccanismi metabolici e su sistema visivo. In questo periodo, infatti, chi soffre già di patologie cardiache, disturbi dell’umore o da insonnia cronica può percepire un peggioramento della propria condizione mentre molte altre persone potrebbero sentire una maggiore irritabilità, fastidi e disturbi di varia natura che possono rientrare dopo pochi giorni o con piccoli accorgimenti.
Le ricerche scientifiche e la consapevolezza sui delicati meccanismi del nostro organismo ci dovrebbero invitare ad una maggiore attenzione verso la nostra salute e ad affrontare, lungo tutto l’arco dell’anno, quelle criticità che, nel passaggio con l’ora legale, potrebbero esacerbarsi e portare ad un peggioramento della qualità della vita.


