Di storie assurde, in questi giorni, ne abbiamo lette diverse, e non serve per forza andare a cercarle sul profilo Truth di Trump: basta guardare le nostre piccole realtà. A Biella il bambino che rapina l’ufficio postale con la pistola giocattolo, a Ivrea i giovani che si picchiano fuori dalla stazione, nel bergamasco il ragazzo che accoltella l’insegnante… tutto accompagnato da un velo di indignazione degli adulti verso questa “perversa” generazione.

Questa reazione mi sembra abbastanza, e purtroppo, scontata da parte di quella generazione che può permettersi di guardare il mondo dall’alto della propria età ed esperienza. Ma noi, noi giovani, noi quasi coetanei dei fautori di tali violenze, come ci poniamo a riguardo? Una prima, triste risposta, che non vale per tutti sia chiaro, è l’indifferenza: abbiamo un reticolo neuronale talmente esteso virtualmente, ai confini del cosmo e oltre, che queste piccole cose ci passano sopra senza nemmeno scalfirci. È il callo: come quando la scarpa fa male e, dopo un po’, ci si abitua; così ci si abitua alla violenza nel mondo.

E come ci si abitua alle piccole cose che succedono attorno a noi, ci si abitua ben presto, e ancora più facilmente in quanto distanti, ai grandi disastri del mondo. Qualche testa più pensante indaga poi sulle cause di queste violenze: c’è chi parla di disturbi riconducibili alla pandemia e al lockdown nei più fragili, chi delle difficoltà nel socializzare, chi della mancanza di educazione all’affettività…

In ogni caso, la mera età anagrafica sembra non essere sempre e automaticamente sintomo di maturità. A me fa bene rileggere questa situazione in ottica pasquale e portare il messaggio del Cristo Risorto dentro queste dinamiche sociali. Penso che chi si professa cristiano – aggiungendo poi magari “non praticante”, “a modo mio” o “all’acqua di rose” – non dovrebbe rischiare di indurire il cuore, di chiudersi nell’indifferenza e di smettere di guardare il mondo, sostituendolo con una propria proiezione. Si sta nel mondo, non lo si abbandona, non ci si isola da esso. Soprattutto, non si finge che tutto vada bene e non si chiudono gli occhi davanti alla violenza, sia essa una quisquilia minuscola o qualcosa di scala devastante a livello mondiale.