Immaginiamo quella sera. Le porte sono sprangate. Il buio è doppio: fuori, la notte di Gerusalemme; dentro, la notte della paura.
I discepoli si nascondono, come noi tante volte ci nascondiamo dalle nostre ferite, dai nostri fallimenti, da uno sguardo che temiamo possa giudicarci.
Ed ecco: Gesù passa attraverso le porte chiuse. Non sfonda, non rimprovera, non presenta il conto. Entra e dice: “Pace a voi!”. Non è un saluto qualunque. È un dono. È Lui stesso che si consegna. Quella pace che cerchiamo affannosamente – nel successo, nell’approvazione altrui, nel controllo della nostra vita – non la troveremo che in Lui.
E per noi, nel nostro quotidiano, quali sono le porte chiuse, quali paure ci tengono rinchiusi in noi stessi, lontano dagli altri e da Dio?
Gesù mostra le mani e il fianco: i segni delle piaghe, i segni dell’amore fino in fondo. Non li nasconde, come se fosse imbarazzante ricordare la passione. Al contrario: proprio lì sta la sua identità. Ci apparteniamo, siamo impressi sui suoi palmi. E i discepoli “gioirono”. Non si parla di sollievo, non si parla di stupore: si parla di gioia. La gioia vera nasce sempre dall’incontro con il Risorto.
Poi viene Tommaso. Povero Tommaso; quante volte lo abbiamo condannato troppo in fretta! Ma in fondo, chi di noi non ha mai attraversato una stagione in cui la fede era appesa a un filo, in cui si chiedeva: dov’è Dio in tutto questo?
Tommaso non vuole credere per sentito dire. Vuole toccare. E Gesù, con una tenerezza commovente, otto giorni dopo torna. Torna per uno solo. Tende le sue piaghe e dice: “Metti qui il tuo dito”.
E lì, in quel contatto con le piaghe, scatta la confessione più bella del Vangelo: “Mio Signore e mio Dio!”. Non basta capire con la testa. La fede nasce da un incontro, da una presenza che si lascia toccare. Anche oggi, Gesù si lascia toccare nel fratello povero, nel malato, nell’Eucaristia, e soprattutto nel sacramento della Riconciliazione, dove non è il sacerdote ma Cristo stesso che ci abbraccia e ci guarisce.
E noi, come Tommaso, quando ci siamo lasciati abbracciare dalla misericordia di Dio l’ultima volta? C’è qualcosa che ci impedisce di tornare a Lui con fiducia?
Dio non si stanca di perdonarci. Siamo noi a stancarci di chiedergli perdono. Non stanchiamoci. Le porte chiuse della nostra paura non fermano il Risorto.
Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


