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Non ho mai messo piede all’Università La Sapienza. Questo è un mea culpa che faccio pubblicamente e di cui, un po’, mi vergogno, tenendo conto che abito a due passi dalla culla culturale più antica di Roma. È un mondo che non conosco, che forse mi ha sempre un po’ spaventato nella sua colossale dimensione ingurgitatrice, dove spesso sembra che l’uomo valga meno del numero di matricola. Ma saranno solo impressioni di chi vive realtà più familiari e contenute. Fatto sta che, venendo il Santo Padre in visita alla Sapienza, questa non poteva più esulare dal mio campo visivo. A raccontare, però, i preparativi di questo momento così prezioso per gli universitari cattolici è quantomeno d’obbligo cedere la penna a chi li sta vivendo da volontario, trovando spazio fra un dottorato e un master: il dottor Pietro Sergi, storico medievalista, aspirante ricercatore mai sazio e perfino catechista a tempo non perso, ma donato.

“Quando mi è stato detto che papa Leone XIV sarebbe stato in visita all’Università degli Studi di Roma La Sapienza, non potevo crederci. Era il 25 aprile. Per un attimo ho esitato. Dopo San Giovanni Paolo II, il vicario di Cristo tornerà in Aula Magna, tra gli affreschi di Sironi. Forse l’opportunità politica, forse il clima elettorale, oppure la genuina volontà del cappellano universitario; sta di fatto che proprio nel giorno in cui il vostro giornale va in edicola molti studenti, docenti e amministrativi ‘sapientini’ avranno l’opportunità – e, per me, l’onore – di accogliere il nostro vescovo in castro ‘Sapientiae’.Qualche numero: ci saranno 130 volontari, 2300 presenze attese, contando i soli prenotati, 5 maxischermi, circa 200 agenti di pubblica sicurezza, 2 ambulanze, 6 team di pronto intervento per qualsiasi emergenza e 1 rettore uscente. Siamo pronti? Non saprei. Le emozioni tra gli studenti sono contrastanti: dalla totale diffidenza, o indifferenza, fino all’aperta ostilità; c’è addirittura chi ha invocato certi discorsi da premio Nobel. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. Non sono previste contro-manifestazioni della galassia antagonistico-rivoluzionaria; o almeno, questo è ciò che mi hanno confidato i diretti interessati. Di tutt’altro segno è stata, invece, la risposta della comunità cattolica che anima il sottobosco della coscienza universitaria. Da volontario vi posso dire che lo sforzo richiesto è notevole. Sarà vera gloria? Sarà un atto riparatore? Sarà per avere qualche voto in più? Nei corridoi del Cerimoniale si parla di evento epocale. Per il sottoscritto non c’è alcuna storicità in questa visita, che taluni definiscono eccezionale, altri pastorale. Nulla è più ordinario, nulla è più necessario: un pastore che accarezza una porzione del suo gregge sommerso. Che letizia per quei cattolici che combattono quotidianamente la battaglia dell’irrilevanza”.