È la sera del primo giorno. Le porte sono sprangate. I discepoli respirano a fatica l’aria pesante della paura, del lutto, della delusione. Eppure, è proprio lì, in quel cenacolo sigillato dalla paura, che accade l’impossibile: Gesù entra.
Non sfonda le porte. Non rimprovera. Non chiede spiegazioni per la fuga, per il tradimento, per l’abbandono. Entra semplicemente e dice: “Pace a voi”. È il cielo che bussa al cuore dell’umanità ferita. È Dio che prende l’iniziativa, ancora una volta, senza aspettare che siamo noi a trovare la forza di aprire.
Quante volte anche noi ci siamo ritrovati in quel cenacolo? Chiusi nelle nostre stanze buie, fatte di ansia, di senso di colpa, di stanchezza spirituale, convinti che nessuna luce potesse entrare? Vale la pena sostare su questa domanda: dove sono le porte che abbiamo sprangato nella nostra vita, e cosa ci ha spinto a chiuderle così ermeticamente?
Gesù, per convincere i discepoli increduli, mostra le mani e il fianco. Mostra le ferite. Ci chiediamo allora: facciamo davvero memoria di quando Gesù è entrato nella nostra storia, di quando ci ha tirato fuori da un’angoscia che sembrava senza uscita? Ricordare quei momenti non è nostalgia: è nutrimento per la fede, è la prova concreta che non siamo soli ad affrontare i momenti difficili.
E poi il soffio. Gesù soffia sui discepoli e dona lo Spirito Santo. È lo stesso soffio del primo mattino della creazione, quando Dio plasmò l’uomo dalla polvere e gli alitò dentro il respiro della vita.
Qui ricomincia tutto. Siamo creature nuove, non per nostro merito, ma perché Qualcuno ha scelto di abitarci. Lo Spirito non è un premio per i forti: è il dono offerto proprio a chi ha esaurito il proprio fiato.
Con questo Spirito, i discepoli ricevono una missione precisa: perdonare. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. La Chiesa nasce come comunità che libera, non che condanna. A Pasqua la Chiesa annuncia che non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Riusciamo a crederlo davvero? O continuiamo a portare addosso sensi di colpa che Dio ha già perdonato da tempo, come pesi che ci siamo autoimposti e che nessuno ci chiede più di reggere?
La pace che Gesù porta non è assenza di conflitto. È una presenza: la Sua. Ed è questa presenza che ci manda nel mondo, non la nostra perfezione.
Gv 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


