La figura di Pietro Monte, insigne scienziato e insegnante, nonché fondatore dell’Asilo d’infanzia di Tonengo di Mazzè che cominciò a funzionare la prima volta nell’autunno del 1882, venne portata agli onori della cronaca grazie a un articolo di Fabrizio Dassano apparso nel 1994 sul “Bollettino della Società Accademica di Storia e Arte Canavesana”; egli, in seguito, pubblicò per i tipi di Bolognino editore di Ivrea nel 1998 il volumetto “Pietro Monte, scienziato, insegnante e fondatore dell’Asilo di Tonengo”. In tempi recenti, Il Risveglio Popolare si occupò del personaggio sulla pagina Storia e ricordi del 5 ottobre 2023. Le ricerche derivarono dallo studio del corpus di carte conservate dall’ultimo amministratore dell’Asilo Infantile, Ingegner Giuseppe Bruno, prima del trasferimento, avvenuto nel 1993, dell’edificio al Comune di Mazzè e all’insegnamento di Stato che prese il posto di quello delle suore d’Ivrea. Le carte, le lettere e i documenti coprivano gran parte della sua vita.
Nato nel 1823, dopo la formazione religiosa e scientifica presso i Chierici regolari di S. Paolo, conosciuti come padri barnabiti, si era affermato come insegnante e meteorologo negli stati del Ducato di Parma prima, e in Toscana, a Livorno, dopo, ove fondò un osservatorio. Trascorse la maggior parte della sua vita lontano da Tonengo senza recidere mai i collegamenti con il paese natio. Non a caso, verso gli ultimi anni della sua vita, si prodigò in animo e sostanza per la costituzione di un asilo infantile nel suo paese.
Le nuove ricerche per la riedizione del libro di Fabrizio Dassano, da lui ancora curate insieme al fisico e ricercatore Doriano Felletti, entrambi autori e redattori della rivista semestrale scientifica “L’Escalina” edita da i Luoghi e la Storia APS – ETS di Ivrea, e in collaborazione con l’Associazione “Tonengo del Canavese”, hanno portato ad un importante traguardo: “Siamo riusciti a trovare il brevetto conservato a Roma presso l’Archivio Centrale dello Stato, brevetto che ottenne un notevole successo all’Esposizione Internazionale di Parigi poiché la giuria internazionale gli assegnò un premio – afferma Fabrizio Dassano – e se nel 1989 non era altro che una notizia, oggi vi è la certezza avuta incrociando le banche dati di Gallica della Bibliothèque National de France e Google Books che hanno fornito il risultato esatto del titolo dell’invenzione: ‘Nuo-vo indicatore dello stato del vapore nei cilindri delle macchine’. (riproduzione che contiene la data di registrazione del brevetto qui sopra). Da questo dato, la ricerca presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, ha dato il risultato”.
L’invenzione, da applicare alle macchine a vapore dell’epoca, venne registrata come privativa industriale il 30 ottobre 1865. Così Pietro Monte, attivo allora a Livorno come meteorologo e professore di fisica al Liceo “Nicolini e Guerrazzi” e poi fondatore dell’Asilo infantile con giardino froebeliano presso la propria grande abitazione a Tonengo, descriveva: “Il mio indicatore è formato di due piccoli cilindri eguali nei quali si muovono i loro stantuffi a guarnizione metallica d’acciaio. L’altra del 1° cilindro porta alla sua estremità un lapis nero; l’altra del 2° cilindro si piega ad angolo retto e a guisa di biella pendente termina e porta un lapis rosso”.
Il disegno che è stato ritrovato allegato aiuterà gli esperti a ricostruirne il funzionamento. Si tratta di un misuratore molto più semplice dei precedenti (Watt e Garnier) eccellente per la visualizzazione grafica, poiché utilizzava un nastro di carta molto simile a quello del telegrafo Morse, in grado di superare le indicazioni di un manometro e soprattutto tracciarne, nel tempo, un andamento e registrando il numero dei colpi fino a 120 al minuto, cosa che gli altri indicatori non reggevano.
Gli studiosi Dassano e Felletti stanno approfondendo anche un’altra vicenda centrale nel percorso umano e professionale e che non fu scevro di preoccupazioni per lo scienziato tonenghese: proprio la fondazione dell’Asilo d’infanzia ospitato nel “Palazzo”, la casa di famiglia posta in Via Garibaldi.
Venuto a mancare il fratello Isidoro nel 1860, unico erede dei beni di famiglia, l’operazione non sarebbe stata possibile senza ottenere, dal Padre Generale dell’Ordine dei Barnabiti, il breve di Secolarizzazione che gli avrebbe garantito di diventare un diocesano e di rientrare in possesso della casa natale. Raccontano Dassano e Felletti: “stiamo esaminando alcune lettere che ci sono pervenute per il tramite della famiglia Monti, unici discendenti ancora in vita di Pietro Monte, in cui è delineato l’iter che lo ha portato a richiedere il breve di Secolarizzazione perpetuo, non senza difficoltà. In quel periodo, infatti, il Governa-tore provvisorio in Toscana Ricasoli, in applicazione della Legge Casati, prima riforma organica della scuola italiana, chiese a Pietro Monte il passaggio in ruolo presso la scuola di stato e ciò irrigidì le posizioni del Padre Generale dei Barnabiti”.
Così Pietro Monte si rivolse a Don Luigi Moreno, allora Vescovo di Ivrea, per chiedergli di accoglierlo quale sacerdote della Diocesi, in modo da poter continuare con l’insegnamento, la ricerca scientifica e realizzare ciò che aveva nel cuore: un asilo per i bimbi della comunità tonenghese. Asilo che ha funzionato regolarmente fino a pochi anni fa.
La pubblicazione del libro, integrato dalle nuove scoperte, è prevista per l’inverno 2026/27 e, nel frattempo, altre iniziative verranno proposte dall’Associa-zione Tonengo del Canavese.




