“Dio ha tanto amato il mondo”.
Lo ha amato “tanto”. Non un poco, non quanto basta, non con misura. “Tanto”. Con quella “dismisura” che solo un Padre conosce.

Nicodemo va da Gesù di notte, quasi di nascosto, come chi ha una domanda troppo grande per formularla alla luce del sole. E Gesù, invece di rimproverarlo, gli apre il cuore di Dio. Gli consegna, in poche parole, il segreto dell’universo: non siamo qui per caso, non siamo qui “nonostante” Dio, siamo qui “perché” Dio ci ama.
E noi, ci siamo mai davvero fermati a sentire il peso di questa parola? Non a capirla con la testa, ma a lasciarla scendere dentro, fino in fondo?

Pensiamo a cosa significa donare un figlio. I genitori danno la loro vita per i figli senza troppa esitazione. Ma non li consegnano al dolore, al rifiuto, alla morte. Eppure il Padre lo ha fatto. Lo ha fatto liberamente, consapevolmente, per amore nostro. Per amore di ciascuno di noi.

E il Figlio? Gesù non viene come un giudice severo che tiene il registro dei nostri errori. Viene con una sola missione, scritta nel cuore della Trinità: “salvare”. Non condannare. Salvare.
Quanto spesso invece costruiamo dentro di noi un’immagine di Dio che punta il dito, che tiene il conto, che aspetta il momento giusto per punirci? Da dove viene questa paura? Non certo dal Vangelo.

C’è qualcosa che il testo non ci nasconde: c’è anche la possibilità del rifiuto. “Chi non crede è già stato condannato”. Parole dure, apparentemente. Ma guardiamole bene: non è Dio che condanna. È il rifiuto stesso dell’amore a diventare condanna. Come chi chiude le imposte in pieno giorno e poi si lamenta del buio.
Quali sono le porte chiuse dentro di noi che forse è tempo di riaprire?

L’amore di Dio non è un’imposizione. È un’offerta. La Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, non ci forza ad amarla. Ci “invita”. E nell’invito c’è il rispetto più grande che si possa ricevere: quello di essere trattati come persone libere, capaci di scegliere. Ogni mattina, quando apriamo gli occhi, si ripresenta quella scelta silenziosa: ci apriamo o ci chiudiamo? Accogliamo o rifiutiamo? Non è una scelta che si fa una volta per sempre, è una scelta che si rinnova ogni giorno, in ogni piccolo gesto, in ogni momento di fiducia o di paura.

Egli non viene per condannarci. Viene per salvarci. E questa salvezza ha già un nome, ha già un volto, quello di Cristo.

Gv 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».