Don Cavallini, come nasce un’enciclica, da dove prende avvio?
In generale, un’enciclica nasce da una necessità che il Papa sente di dire qualcosa ai credenti e a tutti gli uomini “di buona volontà”. È un grado di magistero alto, quindi è una parola solenne, che nasce dal suo sguardo di fede sulla Chiesa e sul mondo. In particolare, poi, la prima enciclica di un pontefice è sempre anche un documento programmatico, che esprime la “visione” del Papa.
E la prima di papa Leone da quale idea è partita?
Papa Leone lo ha detto da subito, parlando ai cardinali due giorni dopo la sua elezione: è urgente parlare della questione sociale, perché stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica che ha un impatto importante sulla società e comporta nuove sfide per difendere la dignità umana. Il punto è questo: c’è bisogno di leggere alla luce del Vangelo questo tempo che viviamo, in cui l’IA sta velocemente entrando nelle nostre vite. Proprio per questo ha scelto come nome Leone, richiamandosi a Papa Leone XIII che a fine Ottocento nell’enciclica Rerum novarum aveva affrontato la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale. Presentando Magnifica Humanitas, il Papa ha parlato di un documento che nasce dall’ascolto delle preoccupazioni di molte persone diverse (ha citato scienziati, ingegneri, politici, funzionari pubblici, insegnanti, genitori). Da questo ascolto è nata la convinzione che l’IA vada “disarmata” – una parola chiave per il Papa – e l’enciclica è un manifesto per il disarmo dell’IA: “Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. […] Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita” (MH 110).
Che sinergie e che contributi vengono offerti al papa per arrivare alla stesura di una enciclica (e della MH in particolare?)
Un’enciclica è un testo complesso e corposo, che ha una lunga gestazione. Il Papa si confronta con persone di sua fiducia e con esperti: soprattutto quando si toccano temi tecnici come l’IA c’è bisogno di un confronto con persone che lavorano in quell’ambito. Certamente tutti gli organismi di curia vengono interpellati per ciò che li riguarda (per esempio il Dicastero per l’Educazione sul rapporto tra IA e questioni educative), e il testo viene sottoposto a molteplici revisioni da parte di esperti. Per Magnifica Humanitas, a giudicare dalla presentazione ufficiale del documento, mi sembra che i principali interlocutori del Papa siano stati il Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale (il cardinale Czerny) e il Dicastero per la dottrina della fede (il cardinale Fernández). Ma, detto questo, non sappiamo esattamente di quali collaborazioni il Papa si serva per scrivere. L’enciclica è, a tutti gli effetti, un testo del Santo Padre.
Professor Cavallini, quale è il cardine che tiene in piedi la Magnifica Humanitas e dove vuole “arrivare” il papa?
Come dice il sottotitolo, il cardine dell’enciclica è la custodia dell’umano. L’IA e le nuove tecnologie sono l’ambiente nel quale oggi ci troviamo a vivere. Sono tecnologie pervasive, che modificano il modo in cui lavoriamo, ci relazioniamo, impariamo… Ci siamo immersi. E non sono un ambiente neutrale né innocuo, anzi. Ci sono rischi nuovi e rischi antichi che tornano. L’immagine che Leone usa è quella della Torre di Babele: come nel racconto della Genesi, anche nella nostra epoca stiamo costruendo un sistema imperialista e disumano. Ma a quella di Babele il Papa affianca un’altra immagine biblica, quella di Neemia, che con il popolo ricostruisce le mura di Gerusalemme assegnando a ciascuna famiglia un tratto da rifare. È la proposta dell’enciclica: decidere insieme cosa costruire, perché la grande questione è il “progetto” a cui gli strumenti sono asserviti. In questo senso l’IA non è mai moralmente neutrale, “perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa” (MH 9). Il Papa non ha paura di criticare apertamente linee politiche, strutture economiche e ideologie che sminuiscono e danneggiano l’umano. A questo serve la Dottrina Sociale della Chiesa: nell’enciclica i suoi princìpi vengono richiamati e ripensati proprio per denunciare i rapporti di potere che la tecnologia rispecchia e accentua. Sono princìpi che nascono dal Vangelo: il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà, la giustizia.
Un insegnante di liceo diceva che ormai gli studenti fanno tutto usando l’IA. Non resta che l’interrogazione orale… Come leggere questa situazione e c’è qualcosa da fare?
I chatbot con cui interagiamo sono l’aspetto più quotidiano ed evidente dell’IA. Tutti li usiamo ormai in modo massiccio. Io insegno all’università e mi trovo davanti alla stessa situazione descritta dall’insegnante di liceo. Ma non mi sembra né una cosa negativa né un fenomeno reversibile. Gli studenti usano l’IA per spiegazioni e ripetizioni, per riassumere testi ed esercitarsi prima di un’interrogazione. Una sorta di tutor personale. Si tratta di imparare a usarla bene, con spirito critico, consapevoli delle grandi questioni che ci sono dietro, non delegando il lavoro all’IA ma facendosi supportare: se non faccio mai lo sforzo di leggere un testo per capirlo e chiedo solo al chatbot di riassumerlo, non sto facendo un buon servizio al mio cervello e non svilupperò mai quella competenza. Il “risparmio energetico” degli studenti non è un fenomeno nuovo (qualcuno ricorderà i Bignami), ma ora è molto più facile. Certo, per noi docenti l’esame orale torna necessario per valutare gli studenti, perché qualsiasi compito scritto fatto a casa (e forse anche in classe!) può essere stato scritto dall’IA. L’enciclica del resto invita a una vera alleanza educativa tra famiglia, scuola, comunità cristiana e istituzioni (MH 147), perché il problema dell’IA a scuola non si risolve con provvedimenti o piccoli aggiustamenti, ma solo con una presa di responsabilità collettiva.
Per chi vuole leggere la MH (e capirla) cosa consiglia di fare?
Come sempre, quando si legge un testo, bisogna partire dall’indice per capire come è fatto: la struttura di MH è molto lineare e i titoli dei capitoli e dei paragrafi indicano chiaramente i vari temi. Bisogna anche tenere presente che un’enciclica non è un testo che si legge necessariamente come un romanzo, dall’inizio alla fine. Quindi se uno vuole farsi un’idea senza leggere tutto, secondo me conviene iniziare con l’introduzione e la conclusione, che pongono i problemi di cui parla il documento e riassumono bene tutti i punti chiave. Poi leggerei il capitolo terzo, che è quello centrale, su IA e persona umana. Per chi vuole approfondire le questioni più discusse – armi, guerra, diplomazia – il capitolo 5. Ma forse vale la pena prendersi un po’ di tempo e leggere tutto con calma!


