Ci sono stati due momenti che rimarranno indimenticabili nel viaggio di Papa Leone XIV in Spagna.

L’8 giugno, incontrando i membri del parlamento, il Papa ha richiamato il primo romanzo moderno europeo, il Don Chisciotte, dove Cervantes proclamò che “la libertà […] è uno dei doni più preziosi che il cielo abbia concesso agli uomini”. Subito dopo ha evocato il contributo decisivo del movimento filosofico, teologico e giuridico che si sviluppò, quale culmine del pensiero occidentale, nel XVI secolo presso l’università di Salamanca: “Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana”.

Pochi giorni dopo, a Las Palmas de Gran Canaria, Papa Prevost ha affermato che “ogni vita umana è una benedizione di Dio. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla, perché in ogni persona risplende l’immagine e la somiglianza del Creatore […] Cari migranti voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità”.

Recentemente, visitando una comunità di suore comboniane a Brescia, mi aveva colpito un’icona di San Daniele Comboni che spiccava su una parete della sala da pranzo. In essa, quattro figure accompagnano il volto del santo: alla tradizionale “santa triade” devozionale (Gesù e il Suo Sacro Cuore, la Madonna e San Giuseppe) si accompagna, in basso a sinistra, un quarto personaggio. Si tratta di San Benedetto il Moro (1524-1589), sconosciuto compatrono di Palermo e contemporaneo del periodo d’oro dell’università di Salamanca.

Francescano laico siciliano, figlio di schiavi africani, era conosciuto come il “santo nero”. La sua figura esercitava un forte richiamo simbolico: di origine africana, povero, analfabeta, ma riconosciuto dalla Chiesa per la sua santità e sapienza. Considerato santo già in vita, il suo culto si era subito diffuso soprattutto in Sicilia, in Spagna e nell’America Latina, dove era venerato come protettore degli africani e dei discendenti degli schiavi.

Il “pensiero di Salamanca” non è solo una elaborazione filosofica e teologica, ma nasce dall’esperienza della santità nella chiesa. Ogni uomo e ogni donna, indipendentemente dall’origine, dal colore della pelle o dalla condizione sociale, sono creature di Dio chiamate alla santità: ed è ciò che è accaduto e accade veramente.

Il “santo nero”, segno profetico della dignità e della vocazione dell’Africa, richiama il sogno di San Daniele Comboni: “Salvare l’Africa con l’Africa”.