Salvini o Zaia? Il vice-premier alleato con l’estrema destra anti-europea o l’ex Governatore del Veneto, nordista e antifascista come il fondatore del Carroccio, Umberto Bossi? La Lega è spaccata verticalmente, con sondaggi impietosi al 5%, come il secessionista gen. Vannacci, già vice-segretario con Salvini, ora promotore di “Futuro nazionale”, una formazione di estrema destra, contro Bruxelles, con Putin e Trump, contro gli immigrati ed ora anche contro la legge che punisce i femminicidi …
Per la prima volta, dopo quattro anni, il governo Meloni deve affrontare una questione politica dirimente: il rischio di eclissi, di frantumazione di uno dei partiti “costitutivi” della maggioranza; in Lombardia, culla del Carroccio, sono già apparsi manifesti significativi: “via Salvini, Zaia segretario”; peraltro la Lega non può essere sostituita da “Futuro nazionale” perché il suo programma è incompatibile con la Costituzione repubblicana (a cominciare dal principio di eguaglianza di tutte le persone, senza eccezioni) e con la partecipazione all’Unione Europea. La Meloni ha colto questa pericolosa situazione e nel discorso alla Camera ha sbarrato la strada al gen. Vannacci.
Con il Carroccio “dilaniato” e Vannacci “squalificato”, il destra-centro rischia; e già sui media cresce l’ipotesi di un accantonamento del disegno di legge “Stabilicum”, che prevede un forte premio di maggioranza alla coalizione che superi il 42% dei voti; il ddl verrebbe approvato alla Camera, per “salvare la faccia”, ma alla ripresa autunnale finirebbe nelle sabbie mobili del Senato. Resterebbe quindi in campo l’ipotesi del “pareggio” tra i due Poli, con Fratelli d’Italia concentrata sul primato di lista e Forza Italia, modello Marina Berlusconi, spinta ulteriormente ad una scelta neo-centrista, come espressione in Italia del PPE, europeista, con Kiev contro Putin, distante dall’isolazionismo Maga dell’America di Trump. Sul piano istituzionale ne consegue la disponibilità a governi di larghe intese, promossi dal Quirinale (ricordiamo Ciampi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Draghi).
Il centro-sinistra, contrario in linea di principio allo “Stabilicum” avrebbe un particolare “sollievo” dal suo abbandono, perché cadrebbe l’obbligo di indicare sulla scheda il candidato premier. In questo modo cadrebbe anche l’ipotesi di “primarie” fratricide tra Schlein e Conte, con un ruolo paritario per tutte le componenti del “campo largo”. Ancora in questi giorni non sono mancate tensioni tra i leader: Conte, che punta ad un elettorato trasversale, si è dichiarato “progressista”, ma non di sinistra; sulla proposta di introdurre la patrimoniale (Schlein) ha aperto un fuoco di sbarramento, insieme a Renzi e Ruffini; nel voto in Parlamento sulla politica estera (e sull’Ucraina) il campo largo ha presentato cinque diverse mozioni.
Ancora non è incominciato il lavoro per un programma comune di governo; come ha detto Prodi non basta indicare le priorità (lavoro, sanità, immigrazione …), occorre prefigurare un disegno complessivo di società, precisando le modalità operative di governo. Ed anche sui temi etici ci sono questioni aperte: la linea Pd del diritto d’aborto nella Costituzione europea, del matrimonio egualitario, della maternità surrogata, dell’eutanasia modello Associazione Coscioni non trova concordi tutte le componenti ed i Centristi.
Va infine evitata una nuova diaspora, come alle Camere, sui temi centrali della pace e della guerra: l’europeismo, un filone vitale per l’Italia da De Gasperi a Draghi, da Nenni e Fanfani, da Spadolini a Moro e Berlinguer, non può essere annacquato per “restare neutrali” con Putin. La linea concorde Mattarella-Leone XIV sul rispetto del diritto internazionale è un punto-chiave per una pace “equa e duratura” in Europa e nel Medio-Oriente.
Dopo mesi di scontri elettorali, i due Poli sono chiamati a scelte politiche chiare e comprensibili per tutti. Ed anche il Terzo Polo, che si è rilanciato a Milano con l’ex ministro Calenda e la vice-presidente del Parlamento europeo, Picierno, dovrà presto definire le scelte politiche e programmatiche, soprattutto nell’ipotesi di blocco dello “Stabilicum” e di restituzione al Quirinale dei suoi essenziali poteri costituzionali.


