Terza sconfitta politica per la Meloni in pochi mesi: dopo il no popolare nel referendum sulla Giustizia, la rottura traumatica con Trump, già proposto per il Nobel per la pace, ora la premier subisce lo stop parlamentare alla nuova legge elettorale per l’azione “segreta” di una trentina di deputati della maggioranza. La questione “vera” non riguarda l’emendamento bocciato sull’introduzione delle preferenze (con i capilista bloccati e i candidati da scegliere indicati dai partiti), ma l’intero impianto della legge, poco gradito a Lega e Forza Italia. Non apprezzato il nome della premier sulla scheda, soprattutto contestato il tetto del 42 per cento dei voti popolari per ottenere una larga maggioranza in Parlamento (e per il Quirinale).
Qui s’innesta il nodo Vannacci, il leader secessionista dell’estrema destra: secondo i sondaggi senza il generale non c’è maggioranza per il destra-centro; la Meloni cerca il dialogo, la Lega e Forza Italia (soprattutto Marina Berlusconi) sono nettamente contrari. Per Salvini il generale è un “traditore”, per i Berlusconiani la sua linea politica filo-Putin, filo-Trump, contro gli immigrati è all’opposto del programma politico del Partito Popolare Europeo.
A Marina Berlusconi molti media attribuiscono il disegno neocentrista di favorire un “pareggio” nelle urne (possibile per i sondaggisti con la legge elettorale vigente), per superare il binomio Meloni-Schlein e puntare su governi istituzionali indicati dal Quirinale (ultimo caso Mario Draghi).
Dopo la sconfitta parlamentare la Meloni ha chiesto una pausa di riflessione; ne ha bisogno perché, per la prima volta in quattro anni, una parte della coalizione di governo, le ha negato la leadership. Ma è l’opinione pubblica ad attendere chiarezza: non è la stessa cosa la scelta europea e la ricerca dei voti di Vannacci.
L’opposizione, soddisfatta dalla caduta della Meloni, ha chiesto nuove elezioni. Ma è pronta sul piano delle alleanze e dei programmi? Un grave episodio di questi giorni suscita forti dubbi.
L’ex premier Conte ha spaccato il centro-sinistra sul conflitto russo-ucraino: nel comizio del campo largo a Napoli ha negato che Mosca sia una minaccia per l’Europa. Ma Kiev dov’è? Al Polo Nord? Sulla Luna?
Da quattro anni e mezzo le Forze Armate di Putin aggrediscono l’Ucraina, nel cuore dell’Europa, con un bilancio drammatico di due milioni di vittime; tutti gli appelli alla tregua sono stati respinti dallo Zar, incoraggiato nell’incontro in Alaska con Trump.
Il presidente Mattarella ha più volte ricordato che la pace in Europa, dopo ottant’anni, è stata rotta dalla scelta unilaterale di Putin, contro lo Stato di diritto, contro la Carta dell’ONU che rifiuta la forza per risolvere i conflitti tra le Nazioni. Sull’esempio del Cremlino, altri Autocrati, hanno applicato la logica del più forte nel Medio Oriente e in altre parti del mondo, con i risultati drammatici che vediamo ogni giorno, con una sfiducia crescente della pubblica opinione (i sondaggi per Trump sono impietosi, dagli USA all’Italia).
A sostegno di Conte il capogruppo al Senato Patuanelli (M5S) ha chiesto a Kiev la cessione di territori a Mosca, esattamente l’obiettivo che la Russia persegue dall’avvio della guerra. Contestualmente i Pentastellati, a Strasburgo, si sono espressi contro l’ingresso di Kiev nella UE, insieme ad AVS e all’estrema destra di Salvini e Vannacci.
Il Pd e i Centristi, sorpresi dall’attacco pubblico pentastellato, hanno ribadito la linea Mattarella, sottolineando in particolare il diritto alla libertà e all’autonomia del popolo ucraino, ricordando che la Carta dell’ONU prevede la legittima difesa di fronte ad un’aggressione. Altrimenti i prepotenti l’avrebbero sempre vinta.
Resta la frattura tra M5S e Pd: ed è la terza volta che “i grillini” si sfilano: nel 2013 con Bersani, nel 2022 con Letta, ora con “l’unitaria” Elly Schlein.
L’ex premier Gentiloni (Pd) ha proposto a Schlein e Meloni di difendere l’Europa, tenendosi stretti Conte e AVS da un lato, Salvini e Vannacci dall’altro. Ma le divergenze sono troppo profonde; si possono stabilire accordi elettorali di facciata; ma dopo il voto come si governa? Con Kiev o con Mosca, con l’Europa o con gli Autocrati?



