C’è un bisogno che spesso passa in secondo piano quando si parla di noi giovani: sentire di contare. Contare per qualcuno, contare nella comunità in cui si vive, contare nelle scelte che riguardano il proprio futuro.
I dati contenuti nel volume La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto Toniolo raccontano una realtà che merita attenzione. Tra i giovani adulti intervistati, la percezione di contare si colloca leggermente sotto la media. Significa che molti giovani non sono certi del valore che la comunità attribuisce loro e del contributo che possono offrire. In altre parole, non si sentono pienamente riconosciuti.
Colpisce il fatto che, accanto a questa percezione, emerga una valutazione della giustizia sociale sostanzialmente intermedia. Molti giovani ritengono di aver avuto opportunità di studio e di accesso al lavoro. Eppure, nello stesso tempo, percepiscono in modo molto netto le disuguaglianze economiche del Paese, che raggiungono livelli elevati. Da una parte quindi la consapevolezza di aver avuto alcune possibilità, dall’altra la percezione di vivere in una società ancora segnata da profonde distanze.
Particolarmente significativo è il divario tra ragazzi e ragazze. I primi dichiarano una maggiore sensazione di contare e una più alta percezione di giustizia sociale, mentre le giovani donne avvertono maggiormente il peso delle disuguaglianze economiche. Un dato che richiama in punta di piedi la questione della parità di genere.
Interessante anche il ruolo dell’istruzione. Laureati e diplomati mostrano una percezione più forte di poter incidere e dare il proprio contributo rispetto a chi possiede altri titoli di studio. Il riconoscimento ottenuto attraverso il percorso formativo sembra rafforzare la consapevolezza di essere una risorsa per la società. Studiare, quindi, non significa soltanto acquisire competenze, ma anche sentirsi parte di un progetto collettivo.
Per questo il tema del sentirsi importanti non riguarda soltanto i giovani. Riguarda tutti noi. Una società cresce davvero quando sa offrire alle nuove generazioni non solo opportunità, ma anche riconoscimento. Perché sentirsi utili, ascoltati e valorizzati non è un lusso: è una condizione essenziale per costruire fiducia nel futuro.



