Sulla carta hanno tutti diritto ad un periodo di vacanza, eppure quando si parla di caregiver, anziani fragili e persone con disabilità, il riposo non sembra sempre garantito.
L’estate per una caregiver diventa un periodo dell’anno faticoso soprattutto perché il personale che abitualmente contribuisce all’assistenza adegua i propri orari in funzione di questo periodo. Il peso della solitudine, la sensazione che la propria vita percorra un binario differente dalla vita degli altri che possono concedersi quello che ai caregiver sembra impossibile, con l’estate si acutizza e genera una sofferenza esistenziale ancora più ampia.
Ricordiamo poi che in Italia sono tra i 7 e gli 8 milioni le persone che svolgono il compito di caregiver, che l’80% di questi sono donne e che solo uno su quattro si fa sostenere psicologicamente. Questi dati ci permettono di riflettere non solo su quanto sia ampia la popolazione che quotidianamente e stabilmente si prende cura di una persona fragile, malata o con disabilità, ma anche quanto sia importante dare assistenza, supporto e conoscenze a chi si carica dell’assistenza di una persona. Spesso chi sostiene i duri carichi dell’assistenza perde fiducia e speranza nel farsi sostenere ed aiutare. Per questo è necessario mostrare sensibilità e offrire ascolto profondo a chi, nel suo ruolo di assistenza ne ha bisogno, ma non è più capace a chiedere.
I Comuni e le Regioni hanno una serie di servizi che possono facilitare l’accesso ad un periodo di riposo per tutti, grazie all’attivazione di vacanze assistite o ricoveri di sollievo.
Ma accanto agli interventi istituzionali serve anche un cambiamento culturale. Il caregiver familiare non può essere considerato una risorsa inesauribile, disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro senza limiti fisici ed emotivi. Prendersi cura di chi si prende cura significa prevenire l’isolamento, il burnout e il peggioramento delle condizioni di salute di migliaia di persone che, spesso in silenzio, sostengono un pezzo fondamentale del nostro sistema di welfare. Anche una comunità può fare molto: un vicino che offre qualche ora di compagnia, una rete di volontariato, una parrocchia attenta, un’associazione presente sul territorio possono rappresentare un aiuto concreto e restituire a un caregiver il tempo per una passeggiata, una visita medica o semplicemente qualche ora di riposo.
Le vacanze, in fondo, non sono soltanto un viaggio: sono la possibilità di recuperare energie, relazioni e speranza. Garantire questo diritto anche a chi assiste una persona fragile significa riconoscere il valore sociale della cura e costruire una società più giusta, capace di non lasciare solo chi ogni giorno si prende cura degli altri.



