Ci sono venti che arrivano da fuori e venti che ci soffiano dentro. Il Vangelo di questa domenica racconta dei primi: una barca sbattuta dalle onde, il lago in tempesta, una notte che sembra non finire.
Ma Gesù non interviene subito sul vento. Interviene prima sulla paura. È un dettaglio che dice molto anche di noi. Siamo convinti che la serenità dipenda dal fatto che tutto vada bene: il lavoro, la salute, la famiglia, i conti, le relazioni. Aspettiamo il giorno in cui il mare sarà finalmente calmo. Il problema è che quel giorno, spesso, non arriva. La vita continua a produrre onde.
Gesù percorre una strada diversa; non promette un’esistenza senza tempeste e si presenta egli stesso dentro la tempesta. E, paradossalmente, viene scambiato per un fantasma. È una delle immagini più attuali del Vangelo: quando la paura prende il sopravvento, perfino Dio rischia di sembrarci un’illusione.
Pietro è il personaggio che ci somiglia di più. Non perché abbia poca fede, ma perché ne ha abbastanza da fare una richiesta folle: “Comandami di venire verso di te”. Non chiede che il lago si calmi, chiede di raggiungere Gesù. È una differenza decisiva; la fede non consiste nel pretendere che Dio elimini ogni problema; consiste nel desiderare di stare con Lui anche quando i problemi restano. E Pietro, incredibilmente, cammina sull’acqua.
Poi succede qualcosa di molto umano. Il Vangelo annota che il vento era forte. Finché guarda Cristo, Pietro fa l’impossibile, quando misura la forza del vento, comincia ad affondare. Gesù non rimprovera Pietro per essere uscito dalla barca, lo rimprovera per aver dubitato. Un po’ come se dicesse: il problema non è aver osato troppo, ma esserti fermato a metà.
Naturalmente Pietro affonda. Ma c’è una buona notizia che supera perfino il miracolo di camminare sulle acque: nessuno affonda così in fretta da impedire a Cristo di tendere la mano. Il verbo più importante del racconto non è “camminare”, ma “afferrare”. La salvezza cristiana non nasce dalla nostra bravura nel restare a galla, bensì dalla rapidità con cui Dio ci raggiunge quando stiamo sprofondando.
Mt 14,22-33
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».



