Il 13 maggio 1982 san Giovanni Paolo II, a Fatima, consacra l’umanità al Cuore Immacolato di Maria con queste parole:
O Madre degli uomini e dei popoli, tu che “conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze”, tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, come mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al tuo Cuore e abbraccia, con l’amore della Madre e della Serva, questo nostro mondo umano, che ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli. In modo speciale ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno. “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio”! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! Non disprezzare! Accogli la nostra umile fiducia – e il nostro affidamento!
Qual era il contesto storico in cui il Santo Papa consacrava il mondo al Cuore Immacolato di Maria? Un anno prima, il 13 maggio 1981, il terrorista Ali Ağca aveva sparato a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro, ferendolo gravemente. Il Papa attribuì la sua miracolosa sopravvivenza all’intervento diretto della Madonna di Fatima, affermando che «una mano ha sparato e un’altra [quella materna di Maria] ha deviato la pallottola». Il viaggio a Fatima del 13 maggio 1982 fu innanzitutto un pellegrinaggio di ringraziamento per la vita salvata. Vi era poi il rischio di un conflitto nucleare tra il blocco occidentale e quello sovietico: il mondo assisteva ad una corsa agli armamenti. Ed infine il papa portava a Maria la preoccupazione per la sua terra natia: la Polonia. Il generale Jaruzelski aveva proclamato la legge marziale in Polonia per soffocare il sindacato indipendente Solidarność, portando ad arresti di massa e a una fortissima repressione. L’ideologia del blocco sovietico rappresentava per il Papa quella «programmata cancellazione di Dio dal mondo dell’umano pensiero» così come si espresse nell’omelia.
Anche noi qui oggi siamo in pellegrinaggio alla Madonna di Oropa, per affidare alla Vergine la nostra diocesi e i cuori di ciascuno. Sono importanti queste tradizioni, è importante ritrovarci qui all’inizio del nuovo anno pastorale per consacrare alla Vergine ogni nostra azione benefica, ogni nostro progetto, ogni nostra attività.
Ma in questo crocevia della storia in cui sentiamo assai vicino a noi l’orrore della guerra, noi siamo qui anche per implorare attraverso questo pellegrinaggio, che si spengano quei fuochi che hanno generato la guerra in diverse parti del mondo. Vogliamo viverlo come offerta, intercessione e riparazione.
Fin dal suo inizio, partendo a piedi da Andrate, abbiamo meditato su una verità dolorosa e pericolosa che Papa Leone, e prima di lui Papa Francesco, hanno posto all’attenzione di tutta la Chiesa:
L’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza[1].
Che significato ha questa espressione (che i due papi riprendono da Romano Guardini), e come può legarsi alla nostra preghiera che coralmente rivolgiamo al Cuore Immacolato di Maria? Nel rispondere a questa domanda ci facciamo aiutare dal Vangelo appena proclamato, in cui abbiamo ricordato l’episodio del ritrovamento di Gesù fra i dottori del Tempio. Gesù è seduto fra di loro, li ascolta e li interroga. Con lui si apre una nuova era, in cui la sapienza del mondo, anche quando è sapienza religiosa, viene in qualche modo guarita dalla sapienza della croce. A questa sapienza, che ci ha redenti una volta per sempre e chiede a noi di essere portata agli uomini e alle donne del nostro tempo, partecipa anche Maria quando, sia nel Vangelo odierno che in altri, “serba tutte queste cose nel suo cuore”. Gli evangelisti utilizzano questa decisione ogni volta che Maria è posta di fronte a parole o azioni di Gesù che non comprende o che provocano sofferenza al suo cuore di madre. La sapienza della croce, cui partecipa anche la Madonna, è sapienza offerta da Cristo a tutti coloro che, in virtù del battesimo, sono chiamati a partecipare all’evento pasquale. Di essa siamo partecipi ogni volta che i nostri desideri vengono ridimensionati dalla vita, e che i nostri deliri di onnipotenza vengono convertiti da esperienze di debolezza. Per chi ha potuto vivere il pellegrinaggio a piedi verso questo santuario, la partecipazione a questa debolezza si è realizzata attraverso la fatica e gli imprevisti del cammino, il dolore del corpo, la precarietà delle condizioni che ogni pellegrinaggio ci fa vivere.
Dialogando con i dottori del tempio Gesù sembra dire loro quelle parole che poi userà Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (1,20-31):
Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto:
Chi si vanta si vanti nel Signore.
Ecco come noi possiamo essere educati al retto uso della potenza. Il nostro segreto è racchiuso in queste parole. Quella potenza che ora sta generando guerre, distruzioni, disconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo, accumulo di denaro in maniera spropositata e ingiusta, è guarita dalla debolezza della croce e da ogni essere umano che ne fa esperienza. Gesù adolescente la insegna ai dottori, indicando che con lui la loro sapienza sarebbe stata superata.
Il Cuore Immacolato della Beata Vergine è così un cuore che ha via via accolto la stoltezza della croce e non vi ha resistito, è Immacolato, senza peccato, non vi è stata ribellione nella prova, e insieme all’umiltà – altro tratto mariano – ci difende da ogni uso smodato della potenza.
Chiediamo insieme che il nostro di cuore assomigli sempre più al suo e che ogni debolezza sia da noi accolta per ottenere la grazia che siamo qui venuti a chiedere.
Madonna del Sacro Monte di Oropa
Prega per noi.
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Preghiera di San Giovanni Paolo II pronunciata al Santuario di Fatima nel 1982 e recitata da Mons. Daniele Salera davanti all’effige della Vergine Nera di Oropa nella Basilica Antica prima della recita dell’Angelus al termine della processione.
Affidandoti, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, ti affidiamo anche la stessa consacrazione per il mondo, mettendola nel tuo Cuore materno.
Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli stessi uomini d’oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla nostra contemporaneità e sembra chiudere le vie verso il futuro!
Dalla fame e dalla guerra, liberaci!
Dalla guerra nucleare, da una autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci!
Dai peccati contro la vita dell’uomo sin dai suoi albori, liberaci!
Dall’odio e dall’avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci! Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci!
Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci! Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci!
Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società!
Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza dell’Amore misericordioso! Che esso fermi il male! Trasformi le coscienze! Nel tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza!
Una speciale preghiera voglio ancora rivolgerti, o Madre che conosci le ansie e le preoccupazioni dei tuoi figli.
Con invocazione accorata ti supplico di interporre la tua intercessione per la pace nel mondo, tra i popoli che, in diverse regioni, si oppongono sanguinosamente fra di loro.
[1] Leone XIV, Lett. Enc. Magnifica Humanitas (15 maggio 2026), 73.



