Dal tripartito Fratelli d’Italia-Forza Italia-Lega al monocolore Meloni: la svolta è avvenuta a Bari, per “la festa” del Governo più longevo (quattro anni), tutta incentrata sulla Presidente del Consiglio. La “donna sola al comando” pensa di competere meglio con le opposizioni di sinistra (campo largo) e di destra (gen. Vannacci) o forse, temendo il “pareggio” alle politiche, punta ad essere comunque il primo partito della prossima legislatura.

Anche il governo risente di questa scelta: dal vincolo di solidarietà siamo passati al “liberi tutti”; emblematici i ritardi nella politica energetica, con i prezzi alle stelle per lo scontro Salvini-Tajani; clamorosa la svolta sul fine-vita.

Nella Regione Veneto, su iniziativa del leghista Zaia, è passata la legge sull’eutanasia proposta dall’associazione radicale Coscioni, con il sì del Carroccio e di Forza Italia ed il “no” di Fratelli d’Italia; il Governo, diversamente da quanto avvenuto in Sardegna e in Toscana, non farà ricorso alla Corte costituzionale; un cambio di rotta di 360 gradi, su un tema delicatissimo che tocca valori essenziali, dal diritto alla vita ai limiti del potere legislativo in materia sanitaria, anche in rapporto con i compiti specifici dei medici.

La legge Zaia-Coscioni ha avuto l’appoggio compatto e determinante del centro-sinistra, secondo la linea etica radical-libertaria della segretaria del Pd, Schlein, come “un dogma” di partito; per la verità sulle delicate leggi sul divorzio e sull’aborto si erano verificati “voti di coscienza”; va inoltre rilevato che il dibattito, tutto politico, non ha adeguatamente affrontato l’alternativa delle cure palliative, rilanciata anche di recente dal presidente della Pontificia Accademia per la vita, mons. Pegoraro.

Uniti sul “fine-vita” i partiti del centro-sinistra continuano a dilaniarsi sulle “primarie”. Il Presidente del Pd Bonaccini ha invocato la leadership per il partito “più forte”, Conte ha risposto che senza “primarie” salta tutto.

I Pentastellati hanno dei sondaggi che danno l’ex premier davanti alla Schlein e alla sindaca di Genova, Silvia Salis, riformista. Per questo non intendono “cedere”.
L’ex premier è in piena campagna elettorale, alla ricerca di un voto trasversale ai gazebo; anche sulla preoccupante ascesa dell’ultradestra filonazista in Germania si è differenziato nel “campo largo”, attribuendone la responsabilità politica al Governo europeo di Bruxelles.

Ma sul voto tedesco il vero scandalo nasce dallo scontro Tajani-Salvini che, utilizzando il “liberi tutti” della Meloni, hanno sostenuto tesi opposte: costernato il forzista per l’avanzata “nera”, soddisfatto il leghista. Ma un vice-presidente del Consiglio può esultare per un partito schierato con Putin, invasore dell’Ucraina, impegnato nella “remigrazione” di milioni di immigrati, orientato a nuove discriminazioni delle persone disabili…?

La Meloni, per ora silenziosa, ha proposto con Fratelli d’Italia il voto anticipato in primavera, insieme alle amministrative: significa che la premier teme il logoramento del Governo e la corsa all’ultradestra di Salvini e Vannacci.

Molta la carne al fuoco, compresa la legge elettorale che, entro la prossima settimana, attende il varo. Sembra tramontata l’ipotesi del ballottaggio per il rischio di paralisi nei voti per Camera e Senato. Secondo alcuni media Fratelli d’Italia avrebbe pronto un emendamento dell’ultima ora per abbassare al 40 o al 41 per cento la soglia per conquistare il premio di maggioranza. Un adeguamento ai sondaggi che registrano un calo del destra-centro. Ma la parola finale sulla legge elettorale spetta alla Corte costituzionale e al Quirinale, che difficilmente ratificheranno il passaggio dei pieni poteri ad una minoranza.

Restano quindi aperti due fronti caldi nei Poli: europeismo o sovranismo a destra, partito o gazebo a sinistra, mentre i problemi, dalla crisi dell’Ilva all’inflazione al 3%, sono più che mai dimenticati.