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Che la morte faccia parte della vita e sia un evento che può accadere più o meno naturalmente è un dato di fatto. Eppure sembra che, nelle notizie di questi tempi, aleggi costantemente un alone di morte, dolore e disperazione.

Social e mezzi di comunicazione tradizionali riportano con sempre maggiore frequenza dati e notizie negative. Eppure, fortunatamente, siamo circondati anche da tanta vita, coraggio ed eventi positivi che rischiano di diventare sempre meno significativi.

Questa coltre di negatività ha un effetto sulla vita di ciascuno: rischia di orientare, se non proprio condizionare, la percezione di benessere e sicurezza, mina il senso di stabilità e di fiducia negli altri e, progressivamente, anche nelle istituzioni. Indebolisce quella speranza e quel senso di autoefficacia che ci permettono di guardare al futuro con fiducia e di affrontare un periodo difficile pensando a un domani migliore.

La disperazione e la morte, così rappresentate, possono diventare particolarmente invasive per chi è più fragile. Possono alimentare la convinzione che non si possa fare nulla per cambiare positivamente le cose, che il destino sia inevitabilmente negativo e buio. O, ancora peggio, possono farci vedere l’altro come un nemico, qualcuno da cui difendersi e dal quale proteggere ciò che abbiamo. Da qui nasce la tentazione di isolarsi, evitare il confronto, smettere di credere che una persona possa fare qualcosa di buono per un’altra.

Evitare di vedere e di sapere può sembrare una forma di protezione, ma implica fuga e chiusura. Significa rinunciare a sviluppare un pensiero critico davanti ai fatti e agli eventi e, soprattutto, alla possibilità di mantenere una mente lucida per riconoscere le ingiustizie, protestare e rivendicare diritti orientati al bene comune.

Come riuscire, dunque, a non farsi sopraffare da tanta negatività e sconforto? Forse semplicemente aprendo gli occhi e guardando chi e che cosa abbiamo intorno. Nel bilancio della nostra storia, presente e passata, ci sono stati momenti che hanno reso il cammino difficile, ma anche altrettante gioie e tante persone che ci hanno teso una mano, saputo confortare e con cui abbiamo potuto confrontarci positivamente.

Volgere lo sguardo al positivo non significa negare ciò che di spiacevole, e a volte di orrendo, accade vicino a noi. Significa non permettere che la paura, l’incertezza e l’insicurezza, alimentate anche da alcune modalità di raccontare le notizie, guidino il nostro agire. Significa non accettare di guardare l’altro come uno sconosciuto o un potenziale nemico. Significa conservare la consapevolezza che anche un periodo oscuro può terminare e, per dirla con il titolo di un romanzo, che “nessuno si salva da solo”.