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Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?”. L’accorata domanda formulata da Dostoevskij oltre un secolo e mezzo fa ci interpella ancora oggi ed esige una risposta sincera.

Nella festa della Natività di Maria ho partecipato, nel monastero di Valserena, alla professione solenne di suor Annina Satta. Questa giovane donna si è consacrata pubblicamente a Dio per tutta la vita, in un legame di appartenenza reciproca con la sua comunità. Ha promesso di vivere i consigli evangelici e la stabilità monastica: rimanere per sempre in quel monastero, radicata in quella terra. Una donna bella, istruita, violinista piena di passioni e desideri grandi, dopo una vita intensa, si è prostrata sul pavimento della chiesa abbandonandosi a Dio.

Il monastero, immerso nelle colline della Val di Cecina in Toscana, è nato dalla straordinaria ricchezza di vocazioni del monastero laziale di Vitorchiano, una comunità trappista che ha avuto così tante vocazioni da dare vita a “monasteri figli” in Italia, in Argentina, in Cile, in Venezuela, in Indonesia, nelle Filippine, in Cechia, in Portogallo, nella Repubblica Democratica del Congo. Valserena a sua volta ha dato vita a due monasteri, in Siria e Angola, e collabora alla rinascita di un altro monastero in Italia.

Anna è figlia di Michele e di Lucia, che recentemente ci ha lasciati. Michele, varesino e studente di agraria a Milano, sentì il desiderio di “lavorare veramente la terra”. Iniziò così a collaborare con un amico toscano del suo saggio papà e si trasferì all’Università di Pisa per completare gli studi, mentre lavorava nell’azienda agricola. Si sposò con Lucia e acquistò, con grandi sacrifici, una vigna. Con ingegno, passione e tenacia, seppe dare vita a vini straordinari. Persino Obama brindò con il suo Costa Giulia alla cena per il 49° compleanno di Michelle!

Michele coltivò la terra toscana e la fece fruttificare. Vi costruì la sua casa e vide crescere la sua grande famiglia. Ora quella terra gli chiede sua figlia Anna, in un amoroso scambio: entrando in monastero, Anna vi mette radici nella preghiera e nel lavoro, per lodare per sempre quel Signore che ha guidato il cammino di tutta la famiglia.

Annina, Michele, la loro famiglia e i loro amici rispondono con la vita alla domanda di Dostoevskij: sì, si può credere in Cristo e affidarsi interamente a Lui.