Sugli scontri e i saccheggi di Milano, Torino, Bologna… il Colle ha espresso una linea molto ferma e rigorosa: ogni violenza è inaccettabile, alle forze dell’ordine va la piena solidarietà della comunità nazionale contestualmente occorre un’analisi intelligente e approfondita dei fatti, anche per la novità di soggetti inediti, i ragazzini, una presenza che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili; infine Mattarella chiede collaborazione tra le istituzioni ed invita le forze politiche a non chiudersi nelle contrapposte posizioni.

Ma nel clima di perenne campagna elettorale le coalizioni non hanno riscoperto quel clima di solidarietà repubblicana che caratterizzò negli anni settanta la lotta contro il terrorismo o nel 2008 la difesa dalla crisi finanziaria mondiale.

Nella domenica “di fuoco” la Meloni accusò l’opposizione di reticenza (parlava come premier di tutti gli italiani, non come leader di FdI); a sua volta la Schlein, all’Assemblea del Pd, annunciò la sua candidatura a Palazzo Chigi, scelta legittima ma stridente rispetto al bollettino di guerriglia trasmesso dai media.

Il Governo a sua volta ha varato l’ottavo decreto-sicurezza in quattro anni, con misure restrittive verso i minori ed i cortei; come ha osservato Romano Prodi, manca una riflessione sul contesto sociale e culturale del Paese.

La crescente diseguaglianza tra ricchi e poveri accresce il disagio sociale, mentre la crisi energetica scatenata da Trump e Netanyahu con la guerra contro l’Iran paralizza nuove categorie di lavoratori, dagli autotrasportatori agli agricoltori…

C’è inoltre, non ultima, la questione europea: dopo le intese Trump-Putin contro l’Ucraina, è sempre più chiaro il disegno degli Autocrati di affossare l’Unione Europea, facendo esplodere le nazionalità. In questo contesto il ministro della Difesa Crosetto (voce isolata nel governo) ha ipotizzato nei “fattacci” italiani e francesi un segno della “guerra ibrida” scatenata da Mosca. Subito i Russi sono stati difesi dal vice-premier Salvini, instancabile anche nella polemica anti-immigrati, che fa sentire “i maranza” ospiti sgraditi, non cittadini a pieno titolo. Al Congresso di domenica della Lega “i nordisti” contrappongono al segretario, definito di estrema destra, l’ex ministro Massimo Garavaglia, federalista e antifascista. Ma il nodo dell’Europa tocca in primo luogo la premier: la scelta sovranista è quella gradita a Trump, il “sogno europeo” di Adenauer, De Gasperi, Schumann svanisce senza una cessione di sovranità dei 27 Paesi.

Di fronte alla nuova Yalta USA-Cina-Russia cosa possono fare, da soli, Italia, Grecia, Spagna…? Quali prospettive per i giovani?
Nel “campo largo” la scelta europeista è acquisita, ma è stata “alleggerita” per la posizione neutralista sull’Ucraina del M5S. La Repubblica, con l’autorevole Stefano Folli, ha segnalato l’intesa Pd-Pentastellati su posizioni radicali. Il Corriere, con lo storico Paolo Mieli, ha ricordato al “campo largo” che senza il centro riformista non prevale. Di qui una nuova proposta: affidare a Paolo Gentiloni, ex premier e ex commissario UE, la guida del centro del centro-sinistra, con Italia viva, i civici dell’assessore Onorato, “Uno più” del giurista Ruffini e dell’ex capo della polizia Gabrielli. Ma Renzi accetterà una “seconda posizione” o romperà come l’intesa con Calenda? Soprattutto Gentiloni, per anni leader in UE, accetterà un profilo annacquato sull’Ucraina? Per questo, prima di allestire i gazebo per le primarie, il “campo largo” dovrebbe definire un accordo tra radicali e riformisti.

Per i due Poli, in una fase sociale così difficile, permane urgente l’appello di Mattarella per un rapporto non bellicoso, con un messaggio di moderazione per tutto il Paese.
Secondo la Costituzione i partiti, strumenti essenziali per la democrazia, sono al servizio del Paese, non possono rinchiudersi in sé stessi. La nuova inattesa sfida dei ragazzini ai cortei non lo consente: l’esempio deve venire dall’alto.