“Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., poichè un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, fu arrestato”.
Così ha inizio “Il processo” di Franz Kafka, potente descrizione del diritto moderno e delle crepe di un sistema giudiziario asfittico e chiuso nella burocrazia. Senza andare lontano nello spazio e nel tempo, il film di Francesco Piras racconta un episodio di “malagiustizia” di casa nostra che ha a dir poco dell’incredibile; il sottotitolo nella locandina lo definisce il più lungo errore giudiziario della Repubblica Italiana.
Cagliari, 2017. L’avvocato Mario Trogu, contattato dai familiari del condannato, riapre il caso di omicidio di cui è stato accusato il pastore sardo Beniamino Zuncheddu, che stava scontando l’ergastolo. La vicenda risale al gennaio, quando tre persone vengono uccise a colpi di fucile: Gesuino Fadda, il figlio Giuseppe (proprietari di un ovile) e il loro dipendente Ignazio Pusceddu. Inizialmente si pensa a una faida familiare, di cui esiste un unico sopravvissuto, Luigi Pinna: è proprio quest’ultimo a ricostruire l’accaduto e a indicare il colpevole.
Ma gli atti sono ingarbugliati, le testimonianze imprecise: Pinna parla di una foto che gli è stata mostrata dai carabinieri e forse da qui nascono molti equivoci. Trogu scopre diverse imprecisioni nell’iter processuale e chiede il riesame, assumendosi la causa “pro bono” (in modo completamente gratuito per l’assistito).
Zuncheddu verrà assolto con formula piena il 26 gennaio 2024 (è cronaca recente), presso la Corte di Appello di Roma. Una storia di dubbi, vulnerabilità e di una vita che arriva alla vecchiaia, ma che forse poteva essere diversa.
“Spunta la luna dal monte” cantano i Tazenda lungo la pellicola, con voce e melodie malinconiche.
Zustìssia
di Francesco Piras
paese: Italia 2026
genere: drammatico
interpreti: Fabrizio Ferracane, Michele Riondino, Geppi Cucciari, Paola Giannini, Jacopo Cullin
durata: 1 ora e 51 minuti
giudizio Cei: consigliabile, realistico, dibattiti


