I due Poli stanno allontanando l’Italia dall’Ucraina sotto l’impulso di Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Il segretario del Carroccio, riconfermato a maggioranza dal Congresso, si è impegnato nel governo a bloccare nuovi aiuti finanziari e militari a Kiev. Lo hanno subito rintuzzato i ministri Tajani e Crosetto, affermando che la politica estera non cambia Ma nei fatti la realtà è diversa: tutto è fermo. L’ultimo pacchetto di aiuti a Kiev, approvato dal Parlamento, attende il via dal Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza), ancora non convocato; il sostegno all’Ucraina per il 2027 attende un nuovo voto parlamentare, che non è all’ordine del giorno per i timori sulla Lega.

Nel campo-largo un secco “no” agli aiuti a Kiev è stato espresso nel documento programmatico del M5S; ed ora, per non rompere con i pentastellati, la maggioranza del Pd sta avvicinandosi a Conte, dapprima con un’intervista dell’onorevole Bettini, stretto consigliere della segreteria, quindi con un dialogo tra sordi nei due diversi convegni (a Montepulciano e a Orvieto) della maggioranza dem e della minoranza riformista. Alla richiesta da Orvieto di confermare gli aiuti a Kiev, la maggioranza, con l’ex ministro Orlando, ha risposto negativamente.

È paradossale che la linea neutralista emerga mentre affiorano i primi, timidi dialoghi tra Mosca e Kiev, in particolare con la tregua a Oleshky, invocata dal Papa, per mettere in salvo duemila persone assediate da settimane. Putin, l’aggressore dell’Ucraina da quasi cinque anni, ha il pieno appoggio di Trump, anche per l’accordo sul gasolio russo. All’Ucraina resterebbe solo la via della resa senza il sostegno concreto dei 27 Paesi europei. La pace “giusta”, come chiede la Santa Sede, può avvenire soltanto con un passo indietro di entrambi i contendenti, non di uno solo. Non è quello che si chiede in Medio Oriente (due popoli, due Stati) e nel conflitto USA-Israele-Iran, con la condanna dell’attacco Trump-Netanyahu? Perché l’Ucraina, che si batte per la sua libertà contro l’invasione dello Zar, deve fare eccezione?

La stessa segretaria del Pd, Elly Schlein, aveva recentemente difeso gli aiuti a Kiev, invitando giustamente a non confondere la questione del riarmo europeo con la difesa di Kiev. Come hanno sostenuto diversi leader europei, tra cui Draghi e Prodi, al diktat di Trump sul 5% del Pil per spese militari dei Paesi Nato, si può rispondere con un piano di difesa comune europea, unificando e razionalizzando i bilanci militari dei 27 Paesi UE. Per l’Ucraina invece è un investimento di civiltà, per la difesa dello Stato di diritto, come invoca sempre Sergio Mattarella. La scelta sull’Ucraina chiama in causa anche la visione europea: il modello Salvini-Conte (promotori del governo giallo-verde del 2018) conduce ad una concezione autarchica o sovranista del Paese, lontana dal disegno europeista dei Padri fondatori. Le sfida dell’Intelligenza Artificiale, la crisi dell’economia mondiale determinata dalle guerre, la lotta alle crescenti ingiustizie: questi problemi immensi possono essere affrontati dei singoli paesi europei mentre si profila una nuova Yalta tra Xi-Putin-Trump?

Un’ultima osservazione: tira aria di elezioni anticipate a maggio, anche per evitare scelte divisive sui nodi scottanti. Prevarrebbe una campagna elettorale sui temi immediati: carovita, casa, scuola, lavoro…, con ai margini la politica estera. Ma si può essere assenti sullo scenario geo-politico mondiale, non consentendo agli elettori scelte precise? Le recenti votazioni in Brasile, Serbia, Israele hanno registrato una vasta partecipazione perché gli obiettivi delle urne erano molto chiari. In Italia si rischia che i due Poli si trasformino in ammucchiate per vincere, alla ricerca del 42% per ottenere la maggioranza assoluta. È augurabile che la Corte costituzionale, nell’attesa pronuncia sullo “stabilicum”, ripristini un corretto sistema proporzionale; altrimenti ci ritroveremo da un lato Salvini e Tajani divisi su tutto, dall’altro Rifondazione comunista, che difende Hamas, e i Moderati pro-Israele. Un bipolarismo che non entusiasma.