Foto: Massimo d’Azeglio, Il Duca di Savoia Emanuele Filiberto vince i francesi nei campi di S. Quintino.

Nel 1554 le truppe francesi del maresciallo Charles de Cossé, conte di Brissac, presero Ivrea agli imperiali. Per Ferrante I Gonzaga, governatore del Ducato di Milano e comandante delle armate di Carlo V, fu la fine della campagna nel Canavese: lo stesso anno l’imperatore lo richiamò.

Il Canavese era terreno di scontro tra l’Impero di Carlo V e il Regno di Francia di Enrico II. Gonzaga lo voleva per isolare Torino, in mano francese, e proteggere le vie di comunicazione occidentali della Lombardia spagnola. Brissac, nominato dal re governatore del Piemonte e Maresciallo di Francia, aveva meno uomini e evitò le battaglie in campo aperto. Mandò reparti leggeri di fanteria e cavalleria lungo i crinali collinari, a intercettare i convogli di rifornimento, tagliare le comunicazioni e attaccare di notte le guarnigioni isolate nei borghi.

Gonzaga rispose con la terra bruciata. Nel 1552 assediò il castello di San Martino Canavese, presidiato da una guarnigione fedele ai francesi: lo circondò, lo colpì con l’artiglieria e, una volta espugnato, lo rase al suolo perché Brissac non potesse più usarlo come base.

Brissac puntò sul malcontento. La popolazione pagava pesanti tasse di guerra e subiva le requisizioni di grano e vino dei commissari di Gonzaga, e lui si presentò come un «liberatore» più umano. Le sue spie gli riferivano che i mercenari imperiali erano esasperati dai ritardi nelle paghe da Milano. Quando le guarnigioni spagnole cominciarono ad ammutinarsi, attaccò.

Ivrea, con il ponte sulla Dora Baltea, era stata fortificata da Gonzaga come porta d’accesso alla Valle d’Aosta. I difensori erano agli ordini di Cristoforo de Morales. Brissac la prese con una manovra rapida, colta di sorpresa la guarnigione. Gonzaga, già accusato a Milano di malversazione e cattiva gestione dei fondi di guerra, non resse il colpo.

La Pace di Cateau-Cambrésis, nel 1559, riportò il ducato a Emanuele Filiberto di Savoia. Brissac, che tra il 1556 e il 1559 aveva realizzato il canale di Caluso, lungo 28 chilometri, tornò in Francia.