A fronte dei tanti punti interrogativi nell’articolo della settimana scorsa sull’intenzionalità dei giovani, appare utile, attraverso lo studio delle neuroscienze, comprendere come si sviluppa il cervello e verso quali stimoli si orienta, per prendere decisioni che successivamente diventano azioni e comportamento.

Nell’adolescenza il cervello di un individuo subisce importanti trasformazioni ed è sicuramente ancora in una fase di sviluppo che si completerà intorno ai 25 anni, con il consolidamento della corteccia prefrontale, zona in cui risiedono le funzioni cognitive superiori che consentono la piena attivazione di abilità di pianificazione, di autoregolazione emotiva etc.

Nell’adolescenza dobbiamo però tener conto che il cervello è estremamente sensibile a quel sistema che gestisce la “ricompensa”, cioè che ricerca una gratificazione dai rinforzi positivi che possono esser materiali o sociali. I giovani, inoltre, raggiungono una gratificazione maggiore se ricevono l’approvazione attraverso il consenso del gruppo dei pari, dei coetanei.

Il gruppo, infatti, è talmente importante che la ricerca di connessione emotiva con gli altri potrebbe indurre i soggetti maggiormente isolati o fragili socialmente a mettere in atto comportamenti anche pericolosi, ma tali da ricevere approvazione. Se la ricerca di approvazione può generare comportamenti discutibili può, di contro, essere il volano di comportamenti altruistici e prosociali, ancora una volta se condivisi con il gruppo di coetanei.

Occorre comprendere come solo attraverso l’incoraggiamento, l’approvazione, il coinvolgimento in attività positive e offrendo opportunità in cui il giovane può sviluppare responsabilità sempre maggiori, sia possibile modificare un destino, orientare un percorso di sviluppo, creare un futuro gruppo di adulti socialmente ed emotivamente competenti.

Di contro, l’esposizione a modelli e contenuti non adeguati, la mancanza di dialogo come ponte per poter analizzare le proprie ed altrui emozioni, sono elementi che vanno ad incidere su quello sviluppo cerebrale che nel giovane si va completando.

Forse l’età dell’innocenza dovrebbe terminare con l’età della consapevolezza, con la capacità di sviluppare ipotesi, comprendere le conseguenze di un’azione, collegare situazioni allo stato emotivo provato da chi è direttamente coinvolto dai comportamenti messi in atto e quali sono i pensieri che a queste emozioni si associano. Lasciando dunque ai giuristi la possibilità di valutare quando si perde o si acquista la capacità di intendere e di volere, come comunità educante dobbiamo far tesoro di alcune conoscenze per affiancare i giovani verso un cammino di crescita verso l’autodeterminazione e la responsabilità.