La Quaresima si apre con un’immagine potente e austera: Gesù nel deserto. Non è una fuga dal mondo, ma un ingresso nel cuore più vero dell’esistenza umana. Lo Spirito stesso lo conduce lì, in quel luogo di silenzio e di vuoto, dove non ci sono maschere che tengano. E lì, proprio quando la fame si fa sentire – quando cioè è al limite delle sue forze –, arriva il tentatore.
Non dobbiamo stupirci. Le tentazioni non cadono quando siamo forti e riposati. Vengono quando siamo stanchi, feriti, delusi, soli. Vengono quando la vita ci ha messo all’angolo. Ed è proprio lì, in quel punto di debolezza, che scopriamo chi siamo davvero. La tentazione è uno specchio scomodo ma necessario: ci rivela la nostra libertà, ci dice di cosa è fatto il nostro cuore. Fermiamoci un momento e chiediamoci: quando siamo stati davvero al limite, quando tutto sembrava venire meno, dove abbiamo cercato rifugio? Cosa ha rivelato di noi quel momento di fragilità?
La prima tentazione è sottile e quotidiana: trasformare le pietre in pane. Cercare nutrimento dove non c’è vita. Quante volte anche noi facciamo così! Ci affanniamo a riempire il vuoto interiore con il lavoro, il successo, l’approvazione degli altri, coi mille comfort che il mondo ci propone. Li vogliamo trasformare in pane, ma restano pietre. Ci lasciano con una fame ancora più grande, con un’inquietudine che non si placa. Vale la pena domandarsi con onestà: di cosa ci nutriamo davvero? Quali sono le pietre che continuiamo ostinatamente a portare alla bocca, illudendoci che possano saziarci? E soprattutto: quando ci sediamo a tavola con la Parola di Dio, abbiamo davvero fame, o la trattiamo come un optional, un contorno di poco conto?
La seconda tentazione è più raffinata: buttarsi giù dal tempio, provocare Dio, costringerlo a intervenire. È la tentazione di chi vuole un Dio tascabile, sempre disponibile a benedire le nostre scelte, pronto a correre ai nostri ordini come un servitore premuroso. Ma un Dio così non è Dio: è un idolo costruito a nostra immagine e somiglianza. Gesù rifiuta questa caricatura della fede. E noi? Vale la pena chiedersi con sincerità: quando preghiamo, cerchiamo davvero la volontà del Padre, oppure cerchiamo semplicemente la sua approvazione per quello che abbiamo già deciso di fare? La nostra fede è un atto di abbandono fiducioso, o è piuttosto un tentativo sottile di mettere Dio al nostro servizio?
La terza tentazione è quella del potere e del compromesso. Il diavolo fa mercato: ti do gloria e domini su tutto, ma inginocchiati. Quanti di noi accettano quel mercato in forme diverse e quotidiane: un po’ di dignità in cambio di carriera, un po’ di verità in cambio di tranquillità, un po’ di anima in cambio di sicurezza. Gesù dice no con una chiarezza che taglia. E a noi tocca chiederci: abbiamo mai venduto qualcosa di noi stessi per ottenere qualcosa che desideravamo? Abbiamo mai sacrificato la nostra identità più vera, il meglio di noi, sull’altare del potere, del denaro, del consenso? E quella scelta, ci ha reso più libero o ci ha imprigionati?
Gesù non scende a patti. Risponde con la Parola, con la fedeltà al Padre. E il diavolo alla fine lo lascia. Arrivano gli angeli a servirlo. Anche per noi c’è questa promessa: se attraversiamo il deserto con Cristo, non saremo mai soli. La Quaresima non è una punizione – è un’opportunità preziosa. È il luogo dove, spogliati di tutto, possiamo finalmente scoprire di cosa siamo fatti, e scegliere, con la grazia di Dio, chi vogliamo essere davvero.
Mt 4,1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


