(Editoriale)

E’ il momento delicato della “discesa in campo” e della formazione delle liste per le prossime elezioni del 26 maggio. Elezioni europee per tutti, le regionali in Piemonte e le amministrative in 3.800 comuni italiani, dove i sindaci hanno concluso il loro mandato. Si racconta che sono poche le persone “nuove” disponibili a entrare in politica, peggio se sotto la bandiera di quello o quell’altro partito. Sfiducia e disgusto per la politica, mancanza di tempo, altri interessi e cose da fare sono più o meno le cause evocate per dire “no” all’impegno in politica e allontanarsi sempre più da questo mondo, sostituito, magari, un giorno o l’altro da qualche piattaforma online molto meno coinvolgente ed impegnativa.

E i cattolici in tutto ciò? Finita la Democrazia Cristiana che li riuniva tutti dietro lo stesso scudo crociato, non senza significative correnti interne diverse tra loro, i cattolici si sono dispersi un po’ a destra e un po’ a sinistra. Senza di fatto, trovarsi a loro agio né a destra né a sinistra; questo fin dall’inizio e ancor più ultimamente quando ha prevalso la destra-centro e la sinistra-centro piuttosto che l’inverso. Il peso della loro presenza è diventato via via insignificante, per non dire inesistente, quasi sempre e soprattutto in certi passaggi della vita pubblica del Paese. C’è qualcosa da fare per rimediare e ricollocare i cattolici nell’agone politico in cui la loro presenza e il loro peso permetteranno di farsi ascoltare?

Innanzitutto c’è da capire, per poi poter rispondere alla domanda principale: un partito dei cattolici o i cattolici sparpagliati nei partiti? Una democrazia cristiana vestita a nuovo dovrebbe fare i conti non solo con i numeri molto più esigui di cattolici oggi, rispetto a quei tempi, ma anche con la forte frammentazione attuale dei cattolici stessi e del loro pensiero. Il partito dei cattolici – stando ai numeri di coloro che tali si proclamano – è comunque ampiamente dimezzato e non raggiungerebbe certo il 40% dei consensi dei tempi della “balena bianca”. Sparpagliati in altri partiti i cattolici sarebbero sempre minoritari. Perché i cattolici sono ormai minoritari nella società e lo sono, evidentemente, anche in politica. Il problema è che manco più si vedono e si sentono, sono offuscati, indeboliti, con tanto da dire e poca forza e spazio per dirlo.

Possiamo affermare che i cattolici in ambito politico (non solo, ma questo è un altro discorso persino più complesso) ci paiono disorientati, privi di punti di riferimento unitari, sballottati qua e là anche sui principi e sui valori che sono alla base dell’essere cattolici? Del tipo: più carità o più verità, più giustizia o più perdono, più accoglienza o più sicurezza e tanto altro.

Non tanto tempo fa il sociologo Giorgio Campanini, che giudica prematuro il partito dei cattolici, ha avanzato l’idea – come prima tappa – di individuare, di creare un “luogo”, una specie di “rassemblement”, per dirlo alla francese che fa fine – dove associazioni, enti, movimenti ecclesiali impegnati nel sociale, (che hanno tantissime difficoltà a parlarsi e a interagire tra loro nel quotidiano), vengano preparati a un nuovo modo di rapportarsi con la politica e aiutati per un futuro impegno unitario in politica. Ricordo le scuole di formazione politica in voga anni fa, per esempio.

Ciò che propone Campanini, forse, non è nulla di completamente nuovo; l’Azione Cattolica su input dei vescovi guidò a partire dalla metà del secolo scorso, l’Icas, l’Istituto cattolico di attività sociali che aveva questa funzione di supporto e formazione. Campanini suggerisce poi “un’assemblea dalla quale dovrebbe scaturire l’idea di un Forum permanente per una franca e schietta discussione sul che fare?”.

Ecco, appunto, che fare? La domanda non sembra avere una risposta immediata – nonostante l’urgenza del momento – il che dimostra quanto il tema sia ingarbugliato per tutti, dalla gerarchia della Chiesa ai singoli, passando attraverso le organizzazioni ecclesiali in balia di venti burrascosi (non foss’altro per il ricambio generazionale che non c’è e che fa da specchio all’impegno giovanile cattolico in politica che tarda a venire). Tuttavia sarebbe forse bene darsi una mossa prima che il cattolico si estingua del tutto, nella società come in politica.