Foto: Alessandro Favero
Alessandro Favero: un intellettuale canavesano dimenticato tra antifascismo e fede
Ho conosciuto incidentalmente questa figura da una lettera, che lui, cattolico e antifascista, indirizzò all’avversario politico Flavio Razetti, ex socialista confluito nel fascismo primigenio. Una lettera, pubblicata sul foglio fascista locale Corriere Canavesano, pregna di significato sul concetto di libertà intellettuale che si può leggere in: Adolfo Camusso, Flavio Razetti, canavesano, I Quaderni de “L’Escalina” N. 4 (Editore I Luoghi e la Storia – Ivrea 2025).
Il Canavese smembrato: quando il fascismo ridisegnò i confini
Ma veniamo ai fatti; nel 1926 il Canavese a livello amministrativo venne smembrato: Ivrea con l’eporediese e il Canavese fino a Mazzè, furono inglobati nella nuova grande Provincia d’Aosta provocando le ire (poi taciute e omologate) di una certa componente fascista locale, quella più “intellettuale” (Leydi, Gotta, Anselmo). Invece Cuorgné e circondario, confluirono nella Provincia di Torino, mentre per il restante Canavese, il nuovo centro amministrativo e burocratico divenne la scomodissima Aosta.
Razetti contro lo smembramento: una voce critica sul Corriere Canavesano
Razetti, giornalista e oratore politico, scrittore appassionato del Canavese, fu tra i più arrabbiati per lo smembramento voluto proprio dal fascismo e la sua posizione critica apparve anche nelle colonne de il Corriere Canavesano che provocarono una lunga lettera di Alessandro Favero, sempre pubblicata sul medesimo foglio. Favero, dopo una precisa connotazione storico-politica del concetto di Canavese, storico civile e storico ecclesiastica, così concludeva: «So che la carità patria le farà sanguinare il cuore; ma, questo a parte, Ella è il soldato che ha perduta la battaglia per colpa dei commilitoni. Recriminare? No. Unirci quanti abbiamo da Dio un po’ di intelligenza e in eredità: e i bestioni, mandarli in stalla… e manganellarli come si fa coi muli… È il loro analfabetismo che ci ha rovinati! Un affettuoso saluto dal suo vecchio amico.»
Razzetti sul medesimo foglio rispondeva ringraziandolo ma chiosando con la finale e sostanziale ubbidienza alle superiori volontà del regime.
Chi era Alessandro Favero: filosofo, giornalista e uomo di pace
Chi era Alessandro Favero? Era nato a Vistrorio il 14 agosto 1890 e vi morì il 3 marzo 1934 neanche quarantaquattrenne. In quel paese è ricordato nella toponomastica locale da una via. Fu un filosofo, scrittore e giornalista. Esponente del mondo cattolico d’inizio secolo, si occupò prevalentemente di temi quali la pace internazionale, l’ecumenismo e, più in generale la storia del movimento cattolico, specie nella fase tardiva della polemica modernista.
Formazione, ecumenismo e il quindicinale sotto censura
Compì gli studi al Liceo Classico “Carlo Botta” a Ivrea e quelli universitari a Torino, dove si laureò nel 1914 in diritto ecclesiastico. Con Attilio Begey pubblicò un’opera su monsignor Luigi Puecher Passavalli, opera che viene posta all’indice il 13 gennaio 1913. Nel 1912 prese parte al sinodo della Chiesa Valdese a Torre Pellice dove incontrò Ugo Janni. Con Janni e con don Brizio Casciola fondò la “Lega di preghiera per l’Unione delle Chiese cristiane”. Dal 1° ottobre 1915 al 16 agosto 1917 pubblicò a Torino il quindicinale Il Savonarola, pesantemente attaccato dalla censura.
Le leggi fascistissime e la fine del mandato da sindaco
Al termine della Prima guerra mondiale, alla quale fu riformato per gravi motivi di salute, visse per alcuni anni in isolamento. Fu eletto sindaco di Vistrorio Canavese, e una delle sue prime pubbliche manifestazioni avvenne a Castellamonte il 19 settembre 1926, quando organizzò il terzo convegno dell’Associazione Universitari Canavesani (AUC), convegno noto soprattutto per l’intervento dirompente del filosofo Piero Martinetti sul tema della libertà.
La cosa gli costò la costrizione alle dimissioni da sindaco per il suo pacifismo e antifascismo in concomitanza con l’entrata in vigore delle “leggi fascistissime”, un insieme di norme, ideate principalmente da Alfredo Rocco, che trasformarono il regno d’Italia in un regime totalitario, sancendo la fine della democrazia liberale, accentrando il potere su Mussolini, soppressa la libertà di stampa e sindacale, e sostituito gli organi elettivi locali con podestà nominati dal governo.
L’esilio in Romania e gli ultimi anni di attività
Alessandro Favero scelse la via dell’esilio e dal 1927 al 1932 fu lettore di italiano presso l’antica Università di Cluj in Romania. Nel 1929, conseguì la seconda laurea in filosofia presso l’Università di Milano. Collaborò a varie riviste e giornali come La Rivista dei Giovani di don Cojazzi, il settimanale dell’Azione Cattolica torinese L’Armonia e la rivista pancristiana di Ugo Janni Fede e Vita.
Le opere e la memoria: dove ritrovare Favero oggi
Tra le sue opere si ricordano: S.E. monsignor arcivescovo L. Puecher Passavalli dell’Ordine dei Cappuccini (1911, con A. Begey), Stato e Chiesa e loro rapporto nel pensiero giuridico-politico di A. Rosmini Serbati (Ivrea 1914), Paschale praeconium (Torino 1915), Di alcune interferenze platoniche nella scolastica di Dante (Ivrea 1921), Un épisode de fraternité entre un blanc et un nègre (Ivrea 1932) e alcune conferenze.
La sua opera è sintetizzata nel Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, diretto da Francesco Traniello e Giorgio Campanini per la Marietti editore; le sue carte, che andrebbero studiate soprattutto oggi, sono conservate presso l’archivio storico della Fondazione Carlo Donat-Cattin di Torino, versate dall’importante figura canavesana Carlo Trabucco.
Il nostro Risveglio Popolare diede ampio resoconto della commemorazione di Alessandro Favero a Vistrorio nel numero del 30 maggio 1935 (foto sotto) .



