Commento al Vangelo di domenica 11 luglio

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Una missione per sempre

(Elisa Moro)

Gesù itinerante, che “andava attorno per i villaggi” (Mc. 6, 6) e che invia alla missione i Dodici Apostoli. È questa che l’icona che la pagina del Vangelo di Marco (Mc. 6, 6-13) presenta in questa domenica, permettendo alcune riflessioni.

“Chiamò i Dodici e incominciò a mandarli” (v. 6): Gesù invia gli Apostoli – termine che significa proprio “inviati, mandati” – in missione: li coinvolge, “non rifiuta ai servi e ai discepoli i suoi poteri, e, come Egli aveva curato ogni malattia, così dà loro il potere di curare ogni infermità” (Beda il Venerabile, Evang. Marc., 2, 6). L’inviato dal Padre invia a sua volta: “come il Padre ha mandato me, così io mando voi “ (Gv 20, 21); l’apostolo è chiamato a collaborare con la missione di Cristo e questo manifesta un aspetto del suo amore immenso per l’umanità: “Egli non disdegna l’aiuto degli uomini; conosce i loro limiti, le loro debolezze, ma non li disprezza, anzi, conferisce loro la dignità di essere suoi inviati” (Benedetto XVI, 15/07/2012).

Il cristiano è chiamato a cooperare nel quotidiano al disegno di Dio, alla Sua missione – l’annuncio del Vangelo e del Regno- ma questo implica un dinamismo, un essere “pellegrino, tenacemente in cammino”, per usare le parole di San Giovanni della Croce.

“Ordinò loro che non prendessero nulla” (v. 8): la forza della Verità è esigente, essenziale, richiede fedeltà, sprona all’annuncio vitale e vivificante, sull’esempio dell’Apostolo Paolo: “guai a me se non predicassi il Vangelo” (1 Cor. 9, 16); l’inviato di Dio è chiamato a confidare fiduciosamente in Cristo, ad “essere sicuro che, pur non preoccupandosi della vita presente, nulla certamente gli verrà a mancare” (Gregorio Magno, Hom. 3).

“Nihil amori Christi praeponere” (non anteporre nulla all’amore di Cristo – Regula 4, 21): proprio il Santo che la Chiesa ricorda in questa domenica, Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa e Padre del monachesimo occidentale, ricorda la preminenza assoluta del Vangelo nella vita di ogni cristiano, non solo di chi è chiamato alla vita contemplativa. La centralità di Cristo implica il “non conformarsi alla mentalità del mondo” (Rm. 12, 2), ma il vivere per Cristo, entrando “nel mistero d’amore che è totale donazione” (Canopi, 2013, p. 17).

Con tenacia e gioia, senza permettere al timore o alla complessità della cultura moderna di prevalere, “per ducatum Evangelii pergamus itinera eius”: sotto la guida del Vangelo, incamminiamoci per le sue vie (Prologo Regula, 21).

(Mc 6, 7-13) In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”. Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

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