Commento al Vangelo di domenica 27 giugno

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

(Elisa Moro)

“Chi mi ha toccato?” “Figlia, la tua fede ti ha salvata” (Mc. 5, 31. 35). Toccare la Vita vera e farsi toccare da Colui che afferma: “Io sono la Risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv. 11, 25) e che la pagina di Vangelo di Marco (Mc. 5, 21-43) colloca geograficamente “lungo il mare”, luogo evocativo della chiamata dei primi discepoli (1,16), ma anche immagine di un passaggio di liberazione, come nel caso del passaggio del Mar Rosso

(Es. 14, 15 – 15, 1), dalla condizione di schiavitù alla patria promessa da Dio.

Si possono sintetizzare due riflessioni su questa pagina del Vangelo, che intreccia due vicende di sofferenza apparentemente diverse, ma molto simili nel significato.

“Or una donna, da dodici anni era affetta da emorragia” (v. 25); “la fanciulla aveva dodici anni” (v. 42): due “donne”, una all’inizio dell’età nuziale – dodici anni – l’altra inferma da dodici anni; entrambe colpite a morte; ambedue chiamate “figlie” e “salvate”. Sono presenti due livelli di lettura; “quello puramente fisico: Gesù si china sulla sofferenza umana e guarisce; e quello spirituale: Gesù è venuto a sanare il cuore dell’uomo e chiede la fede in Lui” (Benedetto XVI, 1/07/2012). Giairo accorre a chiamare il Signore; la donna malata è attratta dalla forza della fede a Cristo. Il cuore di questa pagina è un atto di fede, che è chiesto ad ogni battezzato e che spinge “ad uno slancio nella parte più vera di noi, ad un istante di fiducia; la certezza profonda di essere ascoltati”, il cercare “lo sguardo di Gesù nel nostro sguardo” (Giussani, “L’opera del movimento”).

“Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello” (v. 28) e “presa la mano della bambina” (v. 41). Chi è davvero in grado di guarire? Il Signore della storia e della vita o idoli, antichi e attuali, creati dall’uomo, spesso per interessi economici o politici? Solo il contatto con Cristo, “ciò che le nostre mani hanno toccato” (1 Gv. 1, 1) guarisce, ma ancor prima genera salvezza, consapevolezza di ricevere un dono gratuito e immeritato, di essere fragili creature nelle mani del Signore: “non per merito tuo” ricorda San Girolamo, “ma per la mia grazia. Il fatto di essere guarita non è dipeso dalle tue virtù” (Omelie Vangelo di Marco, 3).

(Forma breve Mc 5, 21-24.35b-43) In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”.
Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: “Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. E lo deridevano.
Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico: àlzati!”. E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Esegui l'accesso per Commentare