Confrontarsi, comunicare e “prendere posizione” in una società in velocissima trasformazione

(Susanna Porrino)

Il dibattito continuo ma spesso inconcludente sulle grandi questioni del nostro tempo – dai temi etici (limiti e confini della scienza e delle nuove tecnologie, biogenetica, aborto, eutanasia, fecondazione artificiale…) a quelli politico/sociali – mostra come il problema di gran parte della riflessione sociale, politica e filosofica moderna sia la sua fatica a trovare autentiche e concrete forme di discussione e confronto con la realtà intesa come entità animata e non statica. Ciò vale soprattutto nel dialogo con quelle fasce più giovani e più coinvolte nei processi di cambiamento ed evoluzione, animate da linguaggi e dinamiche completamente distanti da quelle delle generazioni precedenti.

Ciò che a volte sembra essere ignorato o dimenticato è il fatto che, anche di fronte a valori che continuano o possono continuare a rimanere solidi e inattaccabili, si muove una civiltà che si evolve in maniera molto più complessa e sfaccettata di ciò che si dipinge.

L’incapacità di definirsi, il bisogno di trasgressione e di eliminazione di ogni vincolo e limite, la crisi di valori tradizionali e di modelli precostituiti non hanno quasi nulla a che vedere con singole idee, ma nascono come risposta estremamente concreta a sofferenze, problemi e difficoltà che nel passato non hanno trovato altra risposta se non la liberazione da determinati vincoli: confrontarsi con essi non significa confrontarsi con concetti astratti, ma con l’ampissima sfera dei sentimenti e dei bisogni umani e del modo in cui essi tutt’ora stanno attivamente modificando la società e la cultura (così come ignorarli significherebbe semplicemente rimandare un confronto con questioni che continueranno ad evolversi nella stessa direzione).

Sarebbe indubbiamente sbagliato approvare indistintamente tutte le tendenze che emergono una dopo l’altra, senza porsi dubbi e domande sulla loro effettiva legittimità, sui danni che potrebbero provocare, sui motivi per cui si sono diffuse, o perlomeno sul modo in cui collocarli e classificarli all’interno delle nostre definizioni di ciò che è tollerabile, legittimo, rispettoso della natura e della dignità umana. Bisogna tuttavia riuscire a farlo in un continuo confronto con la realtà esistente, che spesso pone da sé problemi a cui è necessario offrire risposte adeguate.

Anche nell’apparente confusione e totale assenza della realtà contemporanea, le società moderne, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni, non hanno semplicemente rifiutato alcune delle antiche idee o degli antichi valori, ma li hanno sostituiti con altri nuovi; i giovani hanno nella maggior parte dei casi ben chiare le idee e i principi a cui ispirarsi, e con queste idee e principi occorre trovare modi per comunicare e confrontarsi.

Lo Stato, così come la scuola, le organizzazioni religiose, e tutte quelle realtà in grado di influenzare in maniera più o meno rilevante la vita e le idee degli individui, non parlano a generazioni che si muovono in un contesto statico e vuoto, ma ad una società in cui la fluidità delle idee, dei modi di essere, delle espressioni non è più solo un concetto astratto e filosofico, ma una realtà concreta ormai così sviluppata da poter essere difficilmente arginabile solo a parole.

L’intervento della propaganda e di meccanismi di tipo commerciale nella discussione dei grandi temi del nostro tempo ha certamente aggiunto una difficoltà non da poco alla discussione collettiva, ammantandone la trattazione con un velo di censura o di superficiale leggerezza che rende difficilissimo il confronto con idee o posizioni differenti e finisce per favorire una chiusura radicale di ogni fronte ideologico.

Da tale radicalizzazione, in qualunque settore, dovremo però imparare a liberarci: l’atto del “prendere posizione” dovrebbe smettere di essere vissuto sia come sentenza giudiziosa sia come allineamento retorico e passivo con le idee dominanti della cultura a cui si rivolge, e divenire invece il frutto di una riflessione collettiva indirizzata al riconoscimento di ciò che rispetta e valorizza la dignità dell’uomo e di ciò che lo circonda e di un tentativo reale di comprensione dei meccanismi che guidano la società in cui si muove.

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