Dopo il genocidio del 1994 in Rwanda, nel quale furono massacrate circa 800mila persone, in maggioranza tutsi, oltre un milione di ruandesi hutu fuggì nel vicino Zaire.
Nell’ottobre 1996 l’AFDL, gruppo ribelle guidato da Laurent-Desiré Kabila con l’appoggio militare di Rwanda e Uganda, diede inizio alla Prima guerra del Congo e all’avanzata verso Kinshasa che avrebbe rovesciato Mobutu nel maggio 1997.
Nel novembre 1996 oltre mezzo milione di profughi ruandesi rientrò in pochi giorni in Rwanda.
In quei drammatici giorni, una missione europea guidata da Emma Bonino, commissaria per gli Aiuti umanitari, visitò il confine tra Zaire e Rwanda e incontrò le ONG internazionali. Raggiungemmo insieme la frontiera. Emma Bonino voleva entrare nello Zaire e verificare le reali condizioni dei civili. Minuta e piccola di statura, affrontò gli imponenti militari dell’AFDL in una vivace discussione. Tememmo per la sua incolumità. Li convinse o li prese per sfinimento? Sta di fatto che Emma riuscì a superare il confine. Incontrò Kabila anche se dell’incontro non esiste traccia ufficiale: il leader dell’AFDL era ancora un ribelle e Mobutu il presidente in carica!
Quella sera ci ritrovammo tutti insieme. La commissaria si mostrò estremamente cordiale e mi colpirono la sua competenza e, soprattutto, la passione con cui si preoccupava delle donne, dei bambini e di tante famiglie in pericolo. Credeva nella sua missione! Volle conoscere meglio ciascuno di noi: chiese delle nostre famiglie e le nostre storie. Infine, con un gesto semplice e profondamente umano, ci abbracciò cordialmente, a uno a uno.
Il viaggio di ritorno verso la capitale fu indimenticabile. Il nostro fuoristrada avanzava lentamente in mezzo a un fiume umano di sfollati che occupava l’intera strada. Eravamo quasi trascinati da quel flusso continuo e sterminato di uomini, donne e bambini in cammino verso i propri villaggi. Quel giorno, nella cittadina ruandese di frontiera di Gisenyi, gli arrivi raggiunsero il ritmo impressionante di circa 12mila persone ogni ora.
Rimane in me un interrogativo profondo: come conciliare la passione autentica di Emma Bonino per la vita concreta di quelle donne e quei bambini con le sue battaglie in favore dell’aborto e della eutanasia? Una contraddizione, che non cancella la stima per il coraggio e l’umanità dimostrati in quei giorni, ma continua a provocare la mia coscienza e il mio giudizio.



